CALABRIA, NELLA SANITÀ ‘RIVOLUZIONE’ A SCOPPIO RITARDATO

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CALABRIA, NELLA SANITÀ ‘RIVOLUZIONE’ A SCOPPIO RITARDATO

Pubblicato su Alganews il 26 ottobre 2013, di Francesca Lagatta

Mario Magno presenta il rivoluzionario progetto delle “Case della Salute”

In Calabria anche quando si tratta di «rivoluzione culturale», specialmente quando l’ambito è quello della sanità, c’è qualcosa di controverso. Ieri mattina si è tenuta a Catanzaro una conferenza stampa nella quale Giuseppe Scopelliti, Presidente della Regione e Commissario ad Acta per la sanità, ha presentato il progetto della formulazione della Case della Salute. Cosa sono le Case della Salute? Sono strutture sanitarie già esistenti, le quali, prima dell’attuazione del piano di rientro sanitario regionale, erano presidi ospedalieri.

Queste strutture, costeranno dieci volte meno di un anno e mezzo fa e accoglieranno i pazienti in regime di codice bianco e verde, con traumi e malattie inferiori o croniche. Saranno munite di PPI, Punto di Primo Intervento (che non è il Pronto Soccorso), reparti di lunga degenza (che non sono il reparto di Medicina), e strumenti per le diagnosi di ultima generazione. In tutto, gli ex nosocomi coinvolti nel progetto saranno otto, tra cui gli ex ospedali di confine di Praia a Mare e Trebisacce, le cui sottoscrizioni con le Asp cominceranno a partire dalla prossima settimana. Ma facciamo un passo indietro.

Il decreto che impone l’attuazione dei piani di rientro è il n° 18 del 22/10/10. Il decreto in questione impone che ogni presidio ospedaliero destinato alla chiusura deva essere riconvertito in Casa della salute. Tant’è che il 15 marzo 2012, il Presidente Scopelliti, quindici giorni prima dall’attuazione, fa circolare un video, visibile su youtube, dove inneggia all’efficienza di questa nuova formula di struttura sanitaria e spiega pure che grazie ai tagli e a questo nuovo modo di intendere la sanità, la Regione Calabria può usufruire di oltre 60milioni di euro per le riconversioni e di oltre 400 per la realizzazione di quattro imponenti ospedali, i quali dovevano contenere qualsiasi reparto e macchinario atti a garantire una sanità all’avanguardia. Sarebbero dovuti diventare addirittura un esempio per l’Europa. E nel video, si dice pure che la loro realizzazione è imminente, ma ad oggi, non si vede neanche l’ombra delle fondamenta. Peccato pure per gli ex ospedali citati nel progetto “rivoluzionario”, così lo ha definito il consigliere regionale Mario Magno, perché sulle carte Case della Salute lo sono già dal 1° di aprile 2012. O almeno avrebbero dovuto esserlo. In realtà non lo sono affatto, perché mancano gli strumenti necessari, a volte mal funzionanti, a volte mai pervenuti, mancano i medici, il personale, le ambulanze.

A conti fatti, dunque, riorganizzazione zero. Eppure le Regioni avrebbero dovuto, con fondi e tempi sufficienti (18/10/10 – 31/03/2012), riconvertire gli ex nosocomi non solo sulle carte e non così in ritardo. Cos’erano, dunque, fin ora, le strutture sopra citate se non erano né ospedali né Case della Salute? Così è successo che questo strano e indecifrabile modo di fare servizio pubblico abbia fatto qualche vittima. Chi è morto d’infarto aspettando che arrivasse un’ambulanza, chi è spirato per un defibrillatore che non funzionava, qualcun altro è morto alla ricerca di un posto letto, un altro ancora è deceduto perché le porte della sala operatoria si sono aperte quand’era già troppo tardi, alcuni non ce l’hanno fatta ad aspettare l’arrivo dell’anestetista e qualcun altro non ha retto la spedizione punitiva da una struttura all’altra.

La lista è lunga, accidenti quanto è lunga. E adesso si parla di rivoluzione, come se nulla fosse successo, come se fosse una geniale idea di chi si è sforzato a cercare una soluzione straordinaria per questa sanità allo sfascio. Invece l’idea era già lì, sulle carte, da anni, pronta nei modi e nei tempi ad essere messa in pratica. Ma nessuno se n’era curato.