BANCARI IN SCIOPERO, LA CRISI COLPISCE ANCHE I RICCHI

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Pubblicato su Alganews il 2 novembre 2013

Di Francesca Lagatta

31 ottobre 2013. Le porte con le fotocellule non si aprono, sono chiuse e lo resteranno per tutta la giornata. È quello che è accaduto al 92% delle banche italiane giovedì scorso.

Non succedeva da tredici anni che il settore dei bancari, composto 329.000 unità, incrociasse le braccia per protesta, pertanto è da considerarsi un evento piuttosto raro e di grande spessore.

Ma alle redazioni dei tg la notizia del match “banchieri contro bancari” non deve essere arrivata, perchè nessuna delle maggiori testate giornalistiche ne ha parlato. Meglio non diffondere e non informare, altrimenti si corre il rischio di invogliare alla protesta altri settori e altre aziende. E a lungo andare finirebbe che qualcuno prima o poi riconosca loro i propri diritti.

 Dal 2007 al 2011 le banche italiane tagliano 15.000 unità lavorative, e i più anziani vengono mandati in prepensionamento.

A gennaio 2012, l’Abi sigla un accordo con i lavoratori, che vede tra le varie garanzie un aumento di 170 euro in busta paga. Ma a metà settembre l’Abi rescinde il contratto, le banche non riescono più a sostenere i costi di un lavoratore.

 Effettivamente i costi sono del tutto fuori controllo: se la media europea si attesta a 55.000 euro, in Italia è di 77.000 euro. Ma è anche vero che lo stipendio di un dipendente bancario è il 30-40% in meno di quello tedesco, che l’aumento dei capitali degli ultimi tempi è stato vertiginoso e che i tassi di interesse delle banche sono facilmente confondibili con quelli degli usurai.

Nonostante ciò, l’Abi procede con la decurtazione dell’aumento, che costa ai lavoratori anche qualche euro in più sulla busta paga; inoltre annuncia che le percentuali di interesse per i risparmiatori si atterranno sotto al 2%, che le assunzioni sono bloccate e che, al contrario, proveranno ad investire sui lavoratori più longevi (e quindi esperti del settore) a discapito dei neo assunti. Una precisazione che sa tanto di ulteriori licenziamenti.

Sono stati i mancati rendimenti, dicono, che non hanno permesso di tener fede all’accordo sottoscritto. L’Abi , ad ogni modo, si dice disponibile al colloquio con i sindacati. Il che non significa necessariamente fare un passo indietro.

I lavoratori questo lo sanno e non abbassano la guardia. Minacciano di portare la protesta ad oltranza, creando non pochi disagi per i clienti. Sarebbe il caos. La rivolta, dunque, è solo all’inizio.