SANSONETTI, IL GARANTISTA: "IL FATTO FA GIORNALISMO DA VOMITO"

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SANSONETTI, IL GARANTISTA:

Pubblicato su Alganews il 24 ottobre 2014, di Francesca Lagatta

Ecco chi è il direttore de Il Garantista

“Era la pupa di un boss, ora B. la candida”. È questo il titolo apparso ieri su Il Fatto Quotidiano destinato a generare un ‘terremoto’. L’articolo, a firma di Enrico Fierro, uno dei due giornalisti che avevano intervistato il latitante di rione Traiano, per intenderci, si riferisce alla candidata di Forza Italia per la presidenza della Regione Calabria, Wanda Ferro. La storia risale al ’93, quando la donna, ancora studentessa, intreccia una relazione con Gino Sparacio, a cui la magistratura ha imputato il primo omicidio a soli 17 anni. Rintracciata al telefono dallo stesso giornalista, la Ferro dichiara, così come aveva detto ai giudici che l’avevano sentita anni fa come testimone, che durante la relazione era completamente all’oscuro della doppia vita del fidanzato (poi divenuto un pentito), lasciato appena scoperta la verità. Niente di strano se così fosse, soprattutto per un fatto accaduto vent’anni fa, in un’età in cui gli errori di valutazione sono frequenti. Lo specifica lo stesso Fierro, in cui nel pezzo a lei dedicato trova spazio anche per la sua difesa: «E’ una storia vecchia, ero una ragazza, non sapevo chi fosse Sparacio». Nessuna accusa, nessuna illazione, solo la massima trasparenza sulle vite dei candidati per onestà nei confronti degli elettori. Una trasparenza da cui Wanda Ferro non si sente affatto offesa: «Non mi crea alcun imbarazzo». Tanto che si rende disponibile a raccontare la storia nei minimi dettagli.

Ma a qualcuno, invece, non va giù. Nella rubrica “Fatti e Misfatti” curata da Paolo Liguori, il direttore de “Il GarantistaPiero Sansonetti chiede di poter parlare di quell’articolo: «Questo non è neppure giornalismo spazzatura, una roba così schifosa non l’avevo mai letta. E’ una mignottata del Fatto». Perché, dice, Wanda Fierro è donna in gamba, e non ha senso andare a ripescare certe cose.

Ma chi è Piero Sansonetti ? Comincia la sua carriera da giornalista nel ’75 a L’Unità, del quale diverrà successivamente vicedirettore e condirettore. Poi passa a Liberazione. Dalle pagine del quotidiano del Partito di Rifondazione Comunista, difende spesso Silvio Berlusconi. Nel settembre del 2010, poco dopo essere divenuto direttore di Calabria Ora, licenzia il giornalista Lucio Musolino, reo di aver pubblicato un’informativa del Ros nella quale si evince che Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio  all’epoca dei fatti, aveva partecipato ad un pranzo dove, tra indagati e futuri condannati, era presente anche Cosimo Alvaro, successivamente divenuto tra i latitanti più pericolosi d’Italia, fino al luglio del 2011. Sansonetti scrive un editoriale dal titolo “Antimafia sì, forcaioli no”, nel quale bacchetta il giornalista, semplicemente per aver diffuso una notizia, confermata dal diretto interessato e dalla quale non emerge nessuna accusa nei suoi confronti. Quel licenziamento, però, è illegittimo, Il Tribunale del Lavoro dà ragione tre volte all’ex redattore di Calabria Ora.

Tra un’ospitata  tv e l’altra, Sansonetti fonda un giornale tutto suo, “L’Altro”: «Abbasso Santoro, viva le veline», appare in un titolo del suo giornale. L’occasione è il «linciaggio pubblico» di Anno Zero ai danni del cavaliere quando scoppia il caso Noemi Letizia, diciottenne napoletana che il gossip indicava allora come sua presunta fiamma.

Ma i lettori evidentemente non gradiscono la linea garantista di Sansonetti e la crisi non tarda ad arrivare. L’Altro cambia nome e diventa Gli Altri, da quotidiano diventa settimanale, ma in termini di vendite non cambia nulla, chiude due mesi dopo. In questo breve lasso di tempo, dice la sua sulla questione  intercettazioni,  la legge bavaglio, e dice che i ministri non hanno fatto una cattiva legge: «Il ddl intercettazioni combatte l’invadenza dei giudici e dei giornali sulla vita privata».

Più recentemente le sue dichiarazioni vengono criticate per aver attaccato dalle pagine del suo giornale i giudici Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho, capisaldi della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. Il motivo? Il primo aveva osato far riferimento alla redazione de Il Garantista quando aveva detto in un incontro pubblico che alcuni giornali attaccano i magistrati, mentre il secondo aveva dichiarato, riguardo ai noti fatti legati alla processione di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare. I giornalisti legati alla vicenda sono Michele Albanese, per aver raccontato per primo dell’inchino della Madonna sotto casa del boss, Giuseppe Baldessarro, per averlo riportato sulla stampa nazionale, e Lucio Musolino, lo stesso giornalista licenziato quattro anni prima, che invece ad Oppido era stato aggredito e minacciato quando era andato alla ricerca di informazioni.

Ieri infine,  il  programma di TgCom24, durante il quale Sansonetti, chiamato a parlare di giustizia, accusava il Fatto Quotidiano e il suo giornalista di fare “giornalismo da vomito”.