Francesco Zindato, il mafioso dal 'cuore d'oro'

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Francesco Zindato, il mafioso dal 'cuore d'oro'

Pubblicato su Alganews il 6 novembre 2013

di Francesca Lagatta

Assurdo e paradossale. Ma vero. Il presunto boss Francesco Zindato, dell’omonima cosca di Reggio Calabria, dava direttive ai suoi uomini passandosi, per così dire, una mano sulla coscienza.

Dalle indagini, infatti, è emerso che Zindato non fosse per nulla indifferente agli effetti che la crisi aveva potuto avere sui clienti o presunti tali.

«Non bisogna andare da chi non può pagare neanche le bollette», sarebbe scritto in uno dei tanti pizzini, che tramite la moglie faceva recapitare dal carcere dov’era detenuto. «Le estorsioni devono essere ragionevoli»diceva ancora Zindato, mostrando un lato quasi umano.

Ma non è tutto. Si evince dalle relazioni della Questura di Reggio Calabria che, ultimamente, la cosca aveva riposto armi e metodi bruschi per lasciare spazio ad un trattamento riservato degno dei migliori consulenti bancari. Pare, infatti, che un pagamento di un pizzo di ottomila euro sia stato dilazionato in sedici rate da cinquecento euro per non gravare troppo alle tasche dell’imprenditore.

La crisi, evidentemente, sta indebolendo anche la forza economica delle organizzazioni criminali, il che è tutto dire.

Intanto lo smantellamento delle cosche calabresi, prosegue a gonfie vele e a noi non resta che sperare che prima o poi la Calabria si liberi da quell’ignobile scempio che è la mafia.