ROB KUNZIA, VINCE PULITZER MA NON FA PIÙ IL GIORNALISTA

0
ROB KUNZIA, VINCE PULITZER MA NON FA PIÙ IL GIORNALISTA

Pubblicato su Alganews il 23 aprile 2015, di Francesca Lagatta

Oggi si guadagna da vivere come portavoce di una fondazione privata

Il giornalismo è in crisi. La crisi è talmente grave da far pensare che la carta stampata sia destinata ad estinguersi per lasciar posto a portali e blog on line, i quali, benché qualcuno ritenga che garantiscano una maggiore forma di libertà e velocità di divulgazione, non possono essere considerati dei veri e propri lavori per via dei bassi compensi o addirittura inesistenti.

Un circolo vizioso che, a quanto pare, sta portando alla perdita di penne brillanti, costrette a impiegare le loro energie in attività che quanto meno consentano di pagare l’affitto di casa. E la regola non fa eccezione nemmeno se la penna in questione è quella di Rob Kunzia, 39 anni, premiato due giorni fa con il Pulitzer 2015.

Il giornalista, con alle spalle 15 anni di professione, era stato costretto già mesi fa ad abbandonare il Daily Breeze, piccola redazione californiana da 65mila copie giornaliere e appena sette redattori, perché con lo stipendio percepito non riusciva più a vivere nella costosissima Los Angeles, dove vive stabilmente.

Kunzia aveva conquistato la giuria presentando, insieme ad altri due colleghi, un’inchiesta sulla correzione nelle scuole e, sebbene i suoi editori gli avessero riconosciuto anche un piccolo aumento, il temerario cronista si era messo in cerca di un nuovo lavoro. Oggi, infatti, è il portavoce di una fondazione privata, la USC Shoah.

L’America, dunque, pare seguire lo stesso tragico trend dell’Italia. Gli staff delle redazioni sono calati dell’oltre 6% sia nel 2013 che nel 2014, nonostante una serie di investimenti e ristrutturazione di redazioni del calibro del New York Times e la Cnn.

In Italia le percentuali sono molto più alte e i numeri dei quotidiani cartacei che dichiarano fallimento raggiungono numeri vertiginosi. Ma qui, come sempre, al di là della crisi dovuta ad un incremento del giornalismo on line e alle ridotte possibilità economiche, bisogna tener conto anche di diversi altri fattori, come gli interessi degli editori, che molto spesso aprono i giornali per un mero tornaconto personale. E nessuno pare interessarsene.