ALLUVIONE, I CALABRESI SI SCOPRONO FIGLI DI UN DIO MINORE

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Pubblicato su Alganews il 2 dicembre 2013

di Francesca Lagatta

Mi chiedo da giorni perché i media non parlino del nubifragio sulla Calabria. Eppure, così come in Sardegna, la nostra terra è inondata. Ci  sono paesi letteralmente travolti dall’acqua, ci sono feriti, disagiati, sfollati, madri e padri in preda alla disperazione. Avremmo bisogno  anche noi di vestiti, di aiuti, di volontari. Ma se non fosse per le foto amatoriali che circolano sui social network, non ne sapremmo niente.

Alla fine, la violenta bufera che era stata prevista in nottata è arrivata, ma qui sono dieci giorni che non smettere di piovere, il che in termini di pericolo, significa alto rischio di frane e smottamenti in una terra ad alto dissesto idrogeologico. Nei tg, però, si continua a parlare semplicemente di forti piogge, del mare un po’ agitato come se fosse una normale manifestazione dell’inverno verso cui ci stiamo inoltrando. E ci si lava la coscienza.

Perché un calabrese disagiato, che notizia è? Lo sarebbe, semmai, il contrario. Eppure le immagini che vedete da una settimana sul tg5, nei servizi che parlano dei disagi provocati dal maltempo al nord, altro non sono che le immagini della tremenda mareggiata che ha colpito nei giorni scorsi la cittadina di Tortora (Cs). Sono quelle immagini in cui la strada è stata letteralmente inghiottita dalla furia del mare, quelle immagini dove si vede bene sullo sfondo, inconfondibilmente, l’Isola di Dino. Fatevelo dire da me, che è la prima cosa che vedo ogni mattina, da ventotto anni.

Le città più colpite, però, sono quelle situate sulla costa Ionica, da Reggio a Cosenza. A Schiavonea, proprio in queste ore, il Sindaco ha emanato un’ordinanza che ha messo al sicuro alcuni cittadini, le cui abitazioni sono minacciate da una possibile e violenta mareggiata; la settimana scorsa, Catanzaro (dove tutt’ora sono allestiti alcuni presidi  fissi per possibili evacuazioni)  è rimasta senza acqua per ben cinque giorni, dopo che le tempeste avevano rotto le tubature dell’impianto idrico che attraversano la città. Le autobotti non bastavano neppure per le esigenze di un quarto della popolazione, mentre i prezzi delle casse d’acqua volavano alle stelle, tanto da necessitare l’intervento della Guardia di Finanza. I Catanzaresi, rimasti soli ai loro guai, hanno dovuto pagarsi  anche l’acqua, a caro prezzo, per cuocersi un piatto caldo. E come sempre le nostre istituzioni si solo celate dietro a quell’ignobile silenzio a cui sono soliti ricorrere in casi come questi.

Ci dobbiamo arrangiare quando succede a noi. Non viene nessun grande nome a mettere la faccia per sensibilizzare gli aiuti, non si attiva nessun conto corrente per raccogliere fondi e materiali. Forse pure il Papa, durante l’Angelus, si scorda di pregare per i calabresi martoriati.

E intanto la Calabria continua a sbriciolarsi tra smottamenti e frane, sotto gli occhi di tutti, mentre il danno più grande lo ha già l’indifferenza generale.