La libertà è inganno, siamo tutti "Assoggettati". Di Antonio Sergi

0

«Capisco bene che Assoggettati è esposto a fraintendimento, specie da quelli che si reputano grandi pensatori». Comincia così, con queste emblematiche parole, l’ottavo capitolo della quarta opera letteraria di un giovanissimo Antonio Sergi, giornalista, scrittore, conduttore tv e ricercatore sociale, reggino di nascita e cosentino di adozione, saldamente tra i primi posti nella classifica di quei calabresi di cui andar fieri.

Assoggettati è uno specchio della realtà sociale che riesce a spiegare perfettamente come siamo tutti condizionati da qualcuno o qualcosa e di come, molto spesso, pensiamo di essere il contrario di ciò che siamo. Una libertà a volte pretesa, a volte ostentata, che pare invece non esistere affatto.

Assoggettati è, come ricorda lo stesso Franco Laratta nel finale, ciò che Pirandello definirebbe Uno, nessuno, centomila. Tutto e niente, tutto e il contrario di tutto, pensieri in ordine sparso e idee disposte in un caos in perfetto, è un libro senza pregiudizi, senza retorica, nel quale è proibito dare adito ai falsi miti e congetture forzate, un’opera così diretta da sembrare a tratti cinica e spietata.

Assoggettati è una raccolta di pensieri sussurrati quasi per caso a se stesso, sottovoce, ci vuol far credere l’autore, che invece denotano un’enorme conoscenza e una lucidità spiccata nel ragionamento. Si va da Pasolini a Gramsci, dalla globalizzazione al welfare, si scomodano l’individualismo, il capitalismo, le tendenze no global, la Costituzione e il precariato, pur di dimostrare che il neoliberismo ha fatto intorno a sé terra bruciata.

Mai scontato, a costo di risultare impopolare, il libro appare anche, per certi versi, un’introspezione dell’autore, così bravo nel trascinare il lettore nella sua psiche, da sentirsi travolti e, in un certo senso, devastati dalle sue parole.

Particolare attenzione meritano le sfumature sull’amore, idealizzato e vissuto con inquietudine, e il capitolo 17, quello sulle donne, in cui Sergi mostra il lato più debole di sé con un pensiero solo apparentemente in contrapposizione, prima dichiarando un amore incondizionato per il genere femminile, «la donna è il senso della vita», poi sottolineando il passaggio di queste dalla libertà al libertinaggio che, secondo l’autore,  allontanerebbe i principi azzurri lasciando spazio solo al «peggiore dei rospi».

Assoggettati è un libro che emoziona e di cui si sente il bisogno di leggerlo ancora, una, due, tre volte, per essere guardato da più angolazioni e per rivivere le sensazioni di cui è capace, tra stati d’animi profondi e poesia.

Inquieto, riflessivo, lungimirante, diretto, il giovane scrittore compie, con la stesura di questa pubblicazione, un’impresa in maniera incosciente e inconsapevole: regalare una piccola dose di gioia al suo lettore. Che può lamentare un unico difetto: il volume è troppo breve.