CARO MATTEO RENZI, I CALABRESI SONO STANCHI

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CARO MATTEO RENZI, I CALABRESI SONO STANCHI

Caro Matteo Renzi,

tutta la Calabria si è indignata per le sue parole: «Se la Calabria fosse come il Veneto, non ci sarebbero problemi». E invece devo darle ragione, non c’è niente di più vero. Se la Calabria fosse il Veneto, non avreste problemi voi al Governo e noi qui, che in Calabria dobbiamo viverci e convivere con la ‘ndrangheta.

Però deve darmi atto che se questa terra è quella che è, la colpa è di quelli come lei, come Mario Oliverio, come Giuseppe Scopelliti e tutti quelli che, come voi, la usano come bacino elettorale e poi tornano a pensare ai fatti propri.

Ero a Scalea anche io quando lei venne dopo lo scioglimento per mafia del comune alto tirrenico, quando venne a dire che avreste fatto di tutto per combattere e sradicare la ‘ndrangheta da questa terra. C’ero anche quando lei venne al Teatro Rendano di Cosenza, tre giorni prima del voto per le regionali del novembre scorso, quando, dopo la solita tiritera di belle parole e false promesse, la sua unica priorità, accanto a Oliverio e Magorno, fu quella di dire alla platea: «Andate casa per casa a cercare i voti», pur sapendo che le liste che sostenevano il Pd erano un carro di indagati. Un attimo prima aveva parlato dell’importanza della legalità nei nostri territori.

Effettivamente poi Oliverio ha vinto, ma la ‘ndrangheta è rimasta al suo posto, in ogni angolo di questa regione, a fare da Stato alla gente disperata che non sa come sfamare la propria bocca e quella dei propri figli. Perché a Roma siete capaci solo di riformarvi la legge elettorale come fa comodo a voi, di riformare la scuola come fa comodo a voi, di finanziare l’Expo pur sapendo che sotto sotto, e neanche tanto, si sta finanziando la più grande opera di corruzione del dopoguerra. I 107 tra arrestati e indagati, 70 cantieri allontanati dalla Procura e le numerose indagini in corso dovrebbero metterle la pulce nell’orecchio. E invece no. Lei pensa a salvare le banche, a difendere i parenti della Boschi, a dire che il Pd è il partito più forte e bello che c’è e che governerà fino al 2018.

Intanto il suo graziosissimo Pd, quello che doveva ridare lustro a questa regione dopo la disastrosa amministrazione scopellitiana, non riesce nemmeno a formare una giunta e quella che ha è composta da tre indagati, così come il Presidente e il vicepresidente del Consiglio regionale. Innocenti fino al terzo grado di giudizio, ci mancherebbe, ma che ne è rimasto delle liste pulite, dell’esempio di onestà e della tanto agognata questione morale sbandierati innanzi alle platee?

Vede, signor Renzi, settimane addietro è morto un giovane di 25 anni che lavorava per costruire una strada che il Governo non è riuscito a realizzare in vent’anni. Al di là del dispiacere per la morte che si poteva e si doveva evitare, dispiace pure che il governatore non riesca ad uscire da una situazione di stallo che sta provocando una miriade di disagi al traffico per residenti e turisti, in realtà pochi. Inoltre, il suo candidato, quello per cui è venuto fin qui affinché i calabresi lo votassero, è lo stesso che non dice una sola parola su una neonata morta durante il trasporto al più vicino ospedale. Beh, ‘vicino’ è una parola grossa, perché qui, lei saprà, non ci possiamo permettere nemmeno il lusso di stare male. La sanità è un business, chissà di quale natura, e lei dovrebbe saperlo, tutti al Governo dovreste saperlo, qui lo sanno anche le pietre, ma nessuno prende provvedimenti. E magari i genitori di quella bambina l’avevano pure votato Oliverio, consentendogli di guadagnare quasi 12mila euro al mese, rimborsi a non finire e di scegliersi pure il fotocinereporter personale. Eh, sì, in Calabria non ci sono i soldi per comprare un’ambulanza, ma quando si tratta di stampa e fotografi, tre contratti valgono 150mila euro. Sia ben chiaro, esiste una legge, voluta dal suo predecessore, con la quale Oliverio ha pieno diritto al fotocinereporter, ma nella sostanza non cambia nulla. Se solo avesse voluto, avrebbe potuto potuto rifiutare o magari cambiare le regole. Macché, questa è evidentemente una delle cose di Scopelliti che gli piace.

In sei mesi di amministrazione Oliverio, folta di esponenti del suo amato Pd, non si è trovato un accordo su treni, sanità, turismo, lavoratori in mobilità, disoccupati, niente. Però ci si è affrettati a bloccare il bando sui giornalisti indetto da Scopelliti, a cacciare fuori dalle società in house i dirigenti nominati da Scopelliti, a nominare assessore Nino De Gaetano, già due volte consigliere regionale e, secondo un’informativa della Polizia, supportato dal clan Tegano durante la campagna elettorale del 2010. In più Oliverio ha litigato con la Lanzetta, paladina antimafia, poi ha avuto qualche discussione con voi al Governo, poi si è arrabbiato per la mancata nomina da Commissario ad Acta alla sanità, insomma, povero cristo, non ha avuto il tempo per nient’altro. Eppure in campagna elettorale le cose non stavano così. Lei c’era, Renzi, e c’ero anch’io. Erano addirittura arrivati i fondi per i lavoratori in mobilità, gli ospedali di confine potevano già essere considerati riaperti e tante altre cose belle di cui finora non abbiamo visto l’ombra.

Sa che le dico, Presidente? Che contrariamente di ciò che pensa dei calabresi, in realtà noi siamo stanchi. Siamo già reduci di 15 anni di gestione Chiaravalloti, Loiero e Scopelliti. Siamo stanchi di essere considerati solo delle schede bianche da lei e dai suoi colleghi, siamo stanchi di essere lo zimbello d’Italia, siamo stanchi degli scandali e degli arresti per mafia in politica. Siamo stanchi di morire per un morso di un’ape o perché manca un fibrillatore, siamo stanchi di morire perché un’ambulanza non arriva e poi scoprire che ai proprietari delle cliniche private vengono sequestrati 5 milioni di euro. Siamo stanchi di politici milionari e di gente che muore di fame, siamo stanchi di ‘ndrangheta e malaffare, siamo stanchi di uno Stato che non ci considera uomini ma voti. Non se ne può più di una stampa asservita al potere, di editori amici degli amici e di giornalisti onesti martoriati, non ce la facciamo più a subire l’attacco dei magistrati antimafia e la difesa dei mafiosi in giacca e cravatta.

E non possiamo mandare giù neppure il suo affronto, Presidente, perché se quasi due milioni di calabresi onesti  sono costretti a subire le angherie e i soprusi di questa regione, la colpa è di chi, oggi come ieri, usa il potere per gli affari personali o di chi non fa il suo dovere in fondo, di chi come lei, e tanti altri prima di lei, considera questa regione l’ultima ruota di un carro, un peso, un macigno da sopportare anziché una terra straordinaria da trascinare fuori dal baratro.

Sarebbe bello se potessimo diventare come il Veneto, Presidente, se potessimo diventare come l’innocua Val D’aosta o la laboriosa Lombardia. Ma per il momento non è possibile perché la ‘ndrangheta sa che se questa regione diventa il Veneto deve cercarsi un altro lavoro, un’altra identità. E per il momento fa quel può, nel posto lasciato vuoto dallo Stato.

Per cui, mi faccia il piacere, la prossima volta che parla dei calabresi, rifletta su queste parole e continui a rimanere sereno. Magari le verrà in mente una soluzione, visto che governa questo Paese.

Una calabrese, come tanti, che odia la ‘ndrangheta.