A PLATÌ LA 'NDRANGHETA VINCE SULLO STATO

0

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

MAGORNO: “A PLATÌ MI CANDIDO IO”. MA LO DICE QUANDO SONO GIÀ SCADUTI I TERMINI

Una cittadina dimenticata da Dio, dal mondo e dal Pd. È questo quello che è successo a Platì (RC), cittadina che conta qualche migliaio di abitanti, molti dei quali residenti ma espatriati perché impossibilitati a viverci.

Una veduta di Platì (fonte foto: internet)

Platì da troppo tempo fa rima con ‘ndrangheta, poiché qui  lo Stato, caserma a parte, ha lasciato un vuoto incolmabile: i suoi elettori non potranno andare alle urne il prossimo 31 maggio perché in questo scorcio di entroterra nella Locride nessuno ha avuto il coraggio di candidarsi.

Soltanto negli ultimi 12 anni la Procura ha sciolto il Comune per mafia ben tre volte. Ogni diciotto mesi di commissariamento le ‘ndrine che gestiscono il territorio sono tornate a muovere le fila burattinaie della politica locale. E stavolta nessuno ci ha provato per non finire nelle grinfie della malavita organizzata. Neppure Francesco Mittiga, anch’egli arrestato per mafia e poi assolto, già due volte sindaco, candidatosi anche alle elezioni di un anno senza riuscire a raggiungere il quorum: un terzo degli abitanti non vive più qui e non ci torna nemmeno in tempo di elezioni.

Un fatto increscioso, che la dice lunga su quanto sia radicata in Calabria la criminalità organizzata e su come riesca a disarmare ogni tentativo di liberazione. Anche se, come ricorda il Procuratore di Reggio, Cafiero De Raho, sperare solo negli sforzi dello Stato e la politica è impensabile, non fosse per coloro i quali la ‘ndrangheta la fortificano ogni giorno. Sono le persone comuni, a volte insospettabili, avvocati in giacca in cravatta, medici, ma anche operai, studenti e disoccupati, che consumano, ad esempio, grosse quantità di droga e contribuiscono ad arricchire la malavita di soldi e potere. E poi c’è l’omertà, maledetta omertà, l’alleata più forte.

La politica, dal canto suo, grossi sforzi non fa, come succede da almeno da 15 anni a questa parte in questa regione, in cui troppo, contrariamente, spesso i confini tra Stato e malavita si confondono.

Alle scorse elezioni regionali, il 77% dei platiesi ha votato a sinistra, il Pd, da solo, ha superato la soglia del 22%. Numeri che avrebbero dovuto indurre Mario Oliverio e compagni a prendere in mano la situazione e spingere per una candidatura del partito. E invece si è assistito al solito teatrino tragicomico politichese. Ernesto Magorno, segretario regionale del partito di Renzi, corso nella cittadina pochi giorni fa, dopo che la stampa aveva sollevato il polverone, annunciava: «Mi candido io», seguito da Enza Bruno Bossio e da altri nomi di spicco del Pd. Peccato che il coraggio piddino si sia palesato due giorni dopo la scadenza del termine massimo per la presentazione delle liste. Ovvero, troppo tardi.

Nella foto, Maria Grazia Messineo

Magari non lo sapevano, ha ipotizzato qualcuno. E invece a smentirli ci ha pensato una stessa iscritta al partito di cui è anche dirigente, Maria Grazia Messineo, che alle telecamere del Fatto ha svelato di aver segnalato il caso da mesi sia a Magorno, nelle vesti di parlamentare Pd e componente della commissione antimafia, sia al segretario provinciale Pd e consigliere regionale Sebi Romeo.

Una vergogna indicibile, soprattutto perché i piddini nella regione bruzia si stanno dando un gran da fare, a dispetto di ciò che si possa pensare: le nomine e le leggi ad personam piovono a dirotto. Invece, a quanto pare, la lotta alla mafia può aspettare.