LA CALABRIA TORNA AL VOTO, O FORSE NO

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LA CALABRIA TORNERÀ AL VOTO, O FORSE NO

Pubblicato su Alganews, di Francesca Lagatta

SE LA CONSULTA DICHIARA INCOSTITUZIONALE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, LA CALABRIA TORNA AL VOTO

La Calabria torna al voto. Almeno è questo quello che pare di leggere tra le righe di una sentenza abruzzese sulle “norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica” emessa dalla Corte costituzionale. Il verdetto, il n° 81 del 15 maggio 2015, dice in sostanza che tutte le leggi approvate da un Consiglio regionale in regime di “prorogatio”, ordinaria amministrazione a parte, violerebbero l’articolo 23 della Costituzione e pertanto sarebbero da considerarsi nulle.

In Calabria la nuova legge elettorale regionale fu approvata nell’estate scorsa, proprio quando i poteri legislativi sarebbero dovuti essere attenuati, poiché il Presidente Giuseppe Scopelliti si era dimesso qualche tempo prima in seguito alla sentenza di primo grado per abuso d’ufficio, che lo ha condannato a sei anni di reclusione.

A ritenere che la legge elettorale fosse irregolare, è stata per prima la ex candidata governatore di Forza Italia, Wanda Ferro, presentando il ricorso al Tar per chiedere la cancellazione automatica del seggio di consigliere regionale al candidato presidente ‘miglior perdente’.

La Ferro arrivò seconda dopo Oliverio, ma fu costretta a rimanere a casa e a lasciare il posto all’altro candidato forzista, Ennio Morrone, che di voti ne aveva presi molto meno. Una legge che, se non è illegale, di sicuro viola i principi della democrazia.

Ma leggi, si sa, sono fatte per poter essere interpretate e così, sulla medesima questione, ci sono già due diverse teorie. Secondo la deputata grillina Dalila Nesci, la sentenza è chiara, la Calabria dovrà tornare al voto perché le elezioni sono nulle. Ernesto Magorno, invece, deputato e segretario regionale del Pd, prova a placare gli animi spiegando che è tutto regolare e che la questione su cui si è espressa la Consulta in Abruzzo non presenta alcuna analogia con gli eventi calabresi.

Intanto, per il momento, i soli dati certi sono due: che la Corte costituzionale non si è ancora pronunciata sul caso Ferro e che per il ricorso presentato dalla forzista è stato il Tar a chiederne il pronunciamento e non il governo nazionale come avvenuto per la sentenza abruzzese.

Pertanto, è altamente probabile che anche questa volta la politica regionale vedrà l’appoggio di una giustizia diversamente interpretata, concludendosi con un nulla di fatto.