L'ARRESTO DI PADRE DINO SCONVOLGE PRAIA A MARE

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L'ARRESTO DI PADRE DINO SCONVOLGE PRAIA A MARE

L’UOMO, TROVATO IN POSSESSO DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO, È COINVOLTO IN UN GIRO DI PROSTITUZIONE MINORILE

“Una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”, cantava Fabrizio De Andrè nella sua intramontabile Bocca di Rosa. E così è successo tre giorni fa, a Praia a Mare, incantevole cittadina dell’alto Tirreno cosentino, la cui quiete è stata turbata dalla notizia dell’arresto di padre Dino, all’anagrafe Placido Greco, che ora si faceva chiamare nelle sue due parrocchie viterbesi don Dino. O Gabriele Doni, hanno fatto sapere gli inquirenti, quando firmava i suoi numerosi romanzi pornografici, come Santo Gabriele, protettore dei bambini. Due personalità, le sue, impossibilitate a coesistere per sempre in un solo corpo senza che nessuno se ne accorgesse.

E d’altronde pare che la sua casa ne fosse la tragica dimostrazione. Da un lato la Bibbia, i libri sacri, i Gesù Cristo sparsi in ogni dove per dare una parvenza di spiritualità che forse non gli appartiene, dall’altra lo scrittoio per i suoi racconti a luci rosse e un computer contenente circa 1700 immagini pedopornografiche per le quali, a sentir parlare la Polizia, non potrà essere assolto nemmeno davanti alla misericordia di Dio. Ragazzini rigorosamente di età compresa tra i 13 e i 17 anni, ritratti in atteggiamenti inequivocabili proprio in compagnia dello sciagurato uomo di chiesa.

A questo gli inquirenti sono arrivati dopo aver avviato un’indagine per un grosso giro di prostituzione minorile messo in piedi da numerosi clienti di ogni ceto sociale e di ogni età. C’erano pure gli arzilli ottantenni a sfruttare sessualmente dei ragazzini,  forse indifesi, forse bisognosi di quei 10 euro che i loro aguzzini elargivano per le prestazioni consumate negli scantinati della stazione Termini o nei bagni dei treni fermi in stazione. Ma si arrivava anche a 50 e pare proprio che a pagare di più fosse proprio don Dino. Lui sì che potrebbe permetterselo: le perpetue che si lavano la coscienza a suon di offerte domenicali sono un vero toccasana per chi nasconde un’anima sporca sotto un abito talare.

Molti, tre giorni fa, sembravano cascare dalle nuvole. In quasi vent’anni di attività ecclesiastica esercitata nella città dell’isola di Dino, pare che nessuno si sia mai accorto dell’anima nera di quell’uomo. In realtà le cose non stanno così, c’è chi sapeva allora e chi sa ancora adesso ma non lo dice. Preferisce far finta di meravigliarsi. Nei piccoli paesi succede sempre così.

La permanenza di Padre Dino a Praia a Mare non è mai stata calma e tranquilla. Tutt’altro. Aveva occhi azzurri e capelli biondi, un’inflessione romana anche se era originario della Sicilia. Era alto e imponente, era un uomo molto bello, e tante di quelle che ora si scandalizzano sono le stesse che sedevano in prima fila la domenica mattina con le mani giunte al petto e pronunciavano i Padre Nostro estasiate. Nella casa canonica arrivavano mazzi di rose e lettere, e qualcuna, si sussurra, aveva anche messo in discussione la propria famiglia per la passione per il Padre Ralph di casa nostra.

Aveva radunato tanti ragazzi nella parrocchia togliendoli dalle strade, ma ricordo ancora i racconti di allora, 15 anni fa, quando i ragazzini parlavano con entusiasmo di quel prete che, anziché le Sacre Scritture, faceva conoscere loro il mondo dell’hard con i video proiettati nelle sere noiose degli inverni praiesi. Un prete troppo ‘avanti’, si diceva, tutti gli volevano bene, tutti meno quelli a cui ha rovinato l’infanzia e l’adolescenza con la sua arroganza. Rimproveri urlati dal pulpito ai ritardatari, a chi rimaneva in fondo alla chiesa, insulti e bugie ai genitori dei suoi alunni della scuola media statale nella quale insegnava, che spesso faceva sentire una nullità. Molti di questi ragazzi, oggi adulti e realizzati, hanno festeggiato e ringraziato la Madonna della Grotta per l’epilogo toccato a quell’uomo che ha fatto odiare loro preghiere e santi.

Poi improvvisamente andò via. L’hanno trasferito, si disse in paese, come succede normalmente alla maggior parte dei preti. Niente di più falso. Pare che andò via per le stesse accuse di oggi, o, almeno tutti, quasi tutti, sapevano questo. Io lo ricordo perfettamente, e ricordo che speravo fortemente non fosse vero. Si fecero anche i nomi di alcuni ragazzini che si erano accorti di certe attenzioni, anche se non si parlò mai di abusi. Il paese è troppo piccolo per vivere con un macigno del genere addosso e si cercò in ogni modo di smorzare le polemiche e far dimenticare in fretta ogni illazione. Ci riuscirono, chi l’aveva conosciuto pensò che fosse arrogante sì, ma non un pedofilo. Non poteva essere. Invece lo era, stando a quanto riferisce la Procura di Viterbo, ed ora, insieme allo sgomento, rimane un’unica e angosciosa domanda: anche 15 anni fa l’orco (presunto, come ci obbliga a dire il garantismo) usò violenza su qualcuno dei tanti ragazzini che l’adoravano e lo seguivano passo passo mentre lui faceva finta di volere bene a loro e alle loro mamme?

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Di Francesca Lagatta