OPPIDO MAMERTINA: "BASTA GOGNA MEDIATICA"

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OPPIDO MAMERTINA:

Lo sfogo di un giovane oppidese: «Non siamo mafiosi»

«Oppido Mamertina non è una città mafiosa». Questa è la prima cosa che dice un oppidese, chiamato a testimoniare su quella cittadina ai piedi dell’Aspromonte che dalla scorso luglio sembra non avere più pace. Prima per le polemiche legate al presunto inchino mafioso avvenuto durante la processione della Madonna delle Grazie (leggi la storia: A OPPIDO LA MADONNA SI INCHINA A GIUSEPPE MAZZAGATTI), poi per le parole, che hanno fatto il giro del mondo, pronunciate da don Benedetto Rustico, il quale intimava dal pulpito della chiesa l’aggressione a un giornalista (leggi la storia: OPPIDO MAMERTINA, AGGREDITO LUCIO MUSOLINO), infine, poche settimane più tardi, per le presunte apparizioni della Madonna alla mistica Teresa Scopelliti (leggi la storia: OPPIDO MAMERTINA, DALL’INCHINO ALLA STRANA APPARIZIONE DI MARIA).

I ruderi del castello

La Oppido Mamertina (RC) che vedi in un giorno qualunque è ben distante da quella che abbiamo immaginato in questi mesi. Dimenticate processioni, boss e inchini reverenziali, donne che alzano il dito medio alle telecamere e uomini che minacciano di buttarti sotto una macchina, è un concentrato di arte e cultura che sorge tra immensi boschi di ulivo e castagno. Poco distante si trova un vasto sito archeologico che racconta la sua storia millenaria, ci sono una cattedrale e un castello, chiese, mulini, frantoi, un ospedale, il “Maria Pia Savoia”, 16 scuole tra pubbliche e private, palestre, campi sportivi, piscine, teatri e musei. E non tutti sanno che c’è anche un carcere, ultimato nel 1994, con una capienza di 130 posti, moderno e funzionale, fornito di bagni autonomi, che però non è mai stato messo in funzione, nonostante un esubero di circa 1000 detenuti a fronte dei circa 2000 posti disponibili nelle case circondariali calabresi. È un posto bellissimo.

«Quelle cose che hanno raccontato i giornali appartengono al Medioevo – continua il giovane oppidese nel suo racconto -. Noi non ci inchiniamo a nessun boss e non abbiamo nessuna intenzione di farlo». Però la sosta ci fu, proprio sotto casa dell’ergastolano Peppe Mazzagatti e il maresciallo Andrea Marino e due dei suoi uomini, che avevano già avvisato gli organizzatori, si allontanarono immediatamente esternando il loro disappunto.  «Negare l’inchino è sbagliato, c’è stato e probabilmente non fu solo quella volta. Ma pensare che tutta la gente in coda alla processione fosse collusa o ossequiosa al boss è impensabile. Anche perché non è detto che la sosta fu veramente un atto di riverenza all’uomo, ce ne sono diverse durante il tragitto e non abbiamo tutti questi boss».

Un momento della sosta “incriminata”

Magari i portatori di vara erano stanchi e volevano riposare, magari fu solo un caso che la sosta fosse stata concessa proprio lì, però, ancora il caso, volle che tra i portatori di vara ci fossero parecchi pregiudicati, alcuni dei quei quali coinvolti in reati piuttosto gravi e aggravati dalla modalità mafiosa.  Il parroco che guidava la processione, don Benedetto Rustico, pare sia proprio un parente all’ergastolano 83enne, allora detenuto in regime di domiciliari per motivi di salute, qualche mese dopo riportato in cella da nuove ordinanze, ma sempre difeso dalla famiglia che continua a gridare la sua innocenza.

«Don Benedetto all’inizio era restio a rilasciare dichiarazioni, poi qualche tempo dopo provò a spiegare come andarono i fatti, ma una nota emittente televisiva tagliò alcuni passaggi dell’intervista e l’assemblò in maniera tale che il senso delle parole venne distorto». E sul perché il sindaco non prese mai le distanze da eventuali responsabilità su inchini e minacce, risponde: « È stata l’inesperienza, il sindaco è una persona perbene, se si fosse accorto di qualcosa di strano sarebbe stato il primo a denunciare». Forse sarebbe bastato chiedere scusa e affidarsi nelle sapienti mani della magistratura, al di là del fatto che ciò che è successo coincida o meno con quanto raccontato dalla stampa. «Su questo sono d’accordo, ma a volte le situazioni diventano più grandi di se stessi».

La mistica Teresa Scopelliti

È d’accordo anche su un’altra questione, quella sull’aspetto inusuale della mistica che dice di parlare con la Madonna. «Se penso alle apparizioni mi vengono in mente Bernadette o Natuzza. Teresa Scopelliti ha sempre i capelli a posto, mette il rossetto e le sue unghie sono sempre ben laccate. Non so, mi sembra tutto molto poco trascendentale, ecco”. Ad alimentare i sospetti di una presunta manovra di sciacallaggio, ci si mettono anche i divieti non rispettati che erano stati imposti dal Vescovo Francesco Milito. Niente interviste, aveva tuonato la Curia, ma la mistica salta dalle pagine dei quotidiani nazionali alle reti della tv di Stato con estrema disinvoltura. «Non solo – chiosa il giovane, non ancora trentenne -, in un primo momento era stato rispettato anche il divieto di esporre bancarelle ogni 13 del mese (durante le presunte apparizioni mariane, ndr). Ora, da due mesi a questa parte, sembra essere diventata una sagra di paese: pullman che arrivano per l’occasione e commercianti in fila che attendono fedeli e curiosi. Dà più l’impressione di un’operazione di marketing ben studiata». Un’operazione di marketing che ha il sapore della ripicca, quale potrebbe essere una risposta al presunto inchino mafioso, una notizia che dall’America all’Australia ha fatto balzare Oppido Mamertina agli onori di cronaca, suo malgrado, in prima pagina. «Potrebbe anche darsi. La processione “incriminata” risale al 2 luglio scorso, mentre la prima presunta apparizione al mese successivo».

Ma gli oppidesi cosa ne pensano, soprattutto, come vivono questa nuova ondata di popolarità? «Come per ogni questione, la gente è divisa in due: c’è chi è già devotissimo alla Madonna e chi parla di truffa. Io personalmente non credo molto in queste cose e oltretutto avrei persino una spiegazione scientifica sul fenomeno del sole che diventa rosso durante la preghiera. Ad Oppido ci sono alcune cave che sprigionano delle sostanze minerali particolari, le quali, con il riflesso del sole, contribuiscono a creare una sorta di aurea rossa tutto intorno e a maggior ragione intorno nubi. Per il momento è tutto quel che so». Il photoshop e i poveri cristi in preda alla disperazione, a questo punto, potrebbero essere la cornice di questa storia. «Poi – conclude il giovane di Oppido Mamerina -, ognuno faccia i conti con la propria coscienza. Quando si parla di Madonne e quando si parla di boss».

E allora, forse, quel sole a qualcuno sembra più rosso, scompare e riappare anche quando con molta probabilità è fermo e immobile, e se ne sta per i fatti suoi al centro della galassia infinita. Come la fantasia dell’uomo. Come la voglia di questa città di liberarsi di ogni polemica e di ogni pregiudizio.

“Ciao a Tutti, sono Daniele Musolino e sono un account manager del Gruppo Aura, un Excellent Partner di Vodafone. Il mio compito è aiutare le imprese e i liberi professionisti nella scelta dei prodotti e dei servizi telefonici più adatti alla loro attività, cercando di fare ottenere loro il maggior profitto dalla telefonia aziendale. Per saperne di più clicca qui”.