ERGA OMNES, QUELLI CHE DOVEVANO SALVARE PLATÌ E LA CALABRIA

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ERGA OMNES, QUELLI CHE DOVEVANO SALVARE PLATÌ E LA CALABRIA

Arrestato De Gaetano, l’assessore che ha sfilato per la legalità a Platì lo scorso 2 giugno

Finisce così, nel peggiore dei modi, l’idillio tra Mario Oliverio e la Calabria. In modo definitivo, dopo le ripetute fratture insanabili dei mesi scorsi (leggi: OLIVERIO CALA IL POKER ED È SUBITO POLEMICA SU NINO DE GAETANO e MARIA CARMELA LANZETTA RIFIUTA L’INCARICO DI ASSESSORE REGIONALE). Tutta la sua giunta è stata coinvolta nell’inchiesta Erga Omnes, nata dal filone di “rimborsopoli” che ha riguardato la Regione Calabria. Al di là dei titoli ad effetto apparsi stamattina, molti sapevano ciò che sarebbe successo e probabilmente lo avevano immaginato anche i diretti interessati. I faldoni dell’inchiesta sui rimborsi regionali della Procura di Reggio Calabria stavano tenendo in ansia più di un esponente politico e i loro capi ormai da mesi.

Così, stamane, la Guardia di Finanza, su mandato del procuratore Cafiero De Raho e del sostituto Matteo Centini, ha arrestato, disponendone i domiciliari, l’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Antonino De Gaetano, Pd, l’uomo della discordia della (mezza) giunta di Oliverio, già coinvolto in altre inchieste,  e gli ex consiglieri di Peppe Scopelliti, Lugi Fedele, ex FI, e Giovanni Bilardi, Ncd. Per quest’ultimo, nonostante il sequestro di beni tra i più alti, stimato in oltre 350mila euro, i magistrati dovranno attendere l’autorizzazione del Parlamento poiché riveste attualmente la carica di senatore.

Disposto il divieto di dimora per altre cinque persone: Nicola Adamo, marito della deputata Pd Enza Bruno Bossio e papabile candidato a sindaco per la città di Cosenza, Carmelo Trapani (ex autista del senatore Bilardi), e i consiglieri regionali Giovanni Nucera (Udc), Pasquale Tripodi (Centro democratico) e Alfonso Dattolo (Udc).

È seguito, inoltre, il sequestro dei beni per il vicepresidente della Regione Calabria Enzo Ciconte, per il Presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo, e per l’assessore al Lavoro Carlo Guccione, tutti e tre esponenti del Pd. I nomi finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura sono 31, indagati a vario titolo di peculato, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, mentre il valore dei beni posti sotto sequestro ammonta complessivamente a oltre 2 milioni e mezzo di euro.

Da quanto emerge dagli atti, si sarebbero fatti rimborsare di tutto: caffè, cene, spesa per la famiglia, gratta&vinci, cellulari, computer, ricariche telefoniche, valigie, fiori, gioielli, carburante, viaggi, alberghi, taxi, affitti, collaborazioni, consulenze, tasse e finanche un biglietto per uno spettacolo di lap dance.

Secondo quanto scrivono gli inquirenti negli atti in possesso della Procura, il metodo “libertario” di politici e capigruppo, che avrebbero dovuto controllarne le spese, “era deliberatamente ispirato a una logica di compiacente e colpevole condivisione di certi metodi di sfruttamento parassitario di cospicue disponibilità finanziarie di natura pubblica che, senza alcun pudore, ma semmai con spregiudicato disprezzo delle regole, sono state utilizzate per finanziare spese personalissime con una scandalosa tracotanza”.

Chissà cosa penserà oggi, quel 61% di elettori che ha dato sfacciatamente la fiducia a un carro di indagati e che ha creduto alle promesse di cambiamento di Mario Oliverio nonostante, già sette mesi fa, sembrava tutto troppo chiaro per cantare vittoria. E, soprattutto, chissà cosa penseranno gli abitanti di Platì, a cui questa classe dirigente aveva promesso la rinascita sfilando per la legalità nel giorno della Repubblica. Quel giorno c’era anche Nino De Gaetano, che ora ha annunciato le dimissioni e si è autosospeso dal partito pur continuando a dichiararsi innocente, c’erano Enza Bruno Bossio, consorte di Nicola Adamo, e altri indagati che in rappresentanza di questo PD, hanno piantato bandiera aprendo un circolo nella chiesetta del paese e dichiarando che la liberazione di Platì sarebbe cominciata da loro (leggi: A PLATÌ IL PD PIANTA LA BANDIERA E SE NE VA). Ci sarebbe da vergognarsi ma, come al solito, anziché fare il mea culpa, si griderà al complotto politico o, come nel caso del segretario Ernesto Magorno, si chiederà di insistere: «Voglio ribadire il pieno sostegno del Pd calabrese al presidente Oliverio – si legge in un comunicato stampa -, chiedendogli di mettere in campo una nuova squadra di governo e il coinvolgimento nel governo stesso della Regione anche di forze che vadano oltre gli schemi usuali dei partiti politici e fuori dai recinti delle aree e delle correnti presenti all’interno di ciascuno di essi».

Di diversa opinione è sicuramente il centrodestra che, prendendo la palla al balzo nonostante ci sia dentro fino al collo, pare stia organizzando la richiesta di dimissioni per il Governatore e la sua disastrosa amministrazione.

Ma cambierebbe poco anche in questo caso. I calabresi hanno un criterio di votazione che non rientra nelle logiche e rispetta solo quelle del tornaconto personale. Lo hanno ampiamente dimostrato cinque anni fa l’esclusione di Pippo Callipo, imprenditore antimafia, e lo hanno riconfermato lo scorso 23 novembre, rifilando un risicato 5% ad una lista immacolata dal punto di vista processuale. Diciamo pure che Scopelliti, Oliverio e i relativi scandali politici legati ai loro nomi, i calabresi li hanno ampiamente meritati.