CASO CROCETTA / Indagati i giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi

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CASO CROCETTA / Indagati i giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi

L’accusa è di pubblicazione di notizie false. Per Messima contestata anche la calunnia

Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”. E cioè andrebbe fatta saltare in aria dalla forza esplosiva del tritolo, come avvenne maledettamente per il giudice antimafia nell’afoso pomeriggio del 19 luglio 1992 in via D’amelio a Palermo. Parole che fanno più male di un gancio destro nello stomaco e che sarebbero il misero fallimento di un popolo senza dignità e senza memoria. Ammesso che qualcuno le abbia mai realmente pronunciate. Già, perché nell’Italia piegata delle guerre di faida tra ‘drine, l’arroganza mafiosa talvolta pare soppiantata da drammi di carattere sociale ed etico ben peggiori.

Piero Messina e Maurizio Zoppi, i giornalisti de L’Espresso autori dell’articolo sulla presunta intercettazione tra Rosario Crocetta e il chirurgo plastico Matteo Tutino da ieri risultano nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo. L’accusa, per loro, è pubblicazione di notizie false, a cui si aggiuange la calunnia per Messina, l’investigatore indicato come fonte avrebbe fortemente negato ogni sorta di contatto col cronista. E i due davanti ai Pm hanno fatto scena muta.

Eppure il settimanale L’Espresso difende i suoi giornalisti e giura che quelle parole  le avrebbe pronunciate il medico Matteo Tutino in una conversazione telefonica con il Presidente della Sicilia, contenuta il alcuni atti secretati. La Procura di Palermo, però, nega con veemenza, il Procuratore Lo Voi lo ha ribadito sin dal primo momento: quella intercettazione non esiste. Conemporaneamente qualcuno azzarda un’ipotesi ancora più grave: se c’era, è stata fatta sparire. Quel che è certo è che il Governatore si autosospende, ma non si dimette, dichiara di non saper gestire un dolore così grande e tramite il suo avvocato chiede un risarcimento da dieci milioni di euro al giornale. Il settimanale di inchiesta si difende a spada tratta ma non ha uno stralcio di prova in mano, al contrario del diretto interessato, Matteo Tutino, che invece non se ne preoccupa affatto e non rilascia una sola dichiarazione. Un silenzio piuttosto inqiuetante, che dovrebbe indurre ad una riflessione più profonda di quella che ha suscitato il presunto silenzio di Crocetta seguito alla presunta frase incrminata.

L’Italia, dunque, è di nuovo nel caos. Sempre avvolta nel mistero e in suspance,depredata, ancora una volta, della verità. E, come nella più italica delle tradizioni, vittime e carnefici si avvicendano di minuto in minuto. Da eroi a buffoni, e viceversa, il passo, in Italia, è breve. Anche se stavolta fare chiarezza è davvero complicato e i fatti che precedono la data della pubblicazione non aiutano di certo.

Matteo Tutino, primario presso Villa Sofia di Palermo, viene arrestato lo scorso 29 giugno per accuse gravissime. Tre giorni dopo Lucia Borsellino, assessore alla Sanità, rassegna le dimissioni che già in altre occasioni si erano paventate all’orizzonte. Lo stesso Crocetta viene coinvolto in una polemica che suscita indignazione e imbarazzo: la stampa riporta che si sarebbe sottoposto a un intervento di sbiancamento anale pagato con soldi pubblici.

Il 14 luglio L’Espresso pubblica quella che propina come la trascrizione di un’intercettazione che sarebbe stata captata tra l’autunno del 2013 e i primi mesi del 2014. Secondo il direttore del settimanale, Luigi Vicinanza, i suoi cronisti l’avrebbero ascoltata già nel maggio dello stesso anno, ma allora le indagini erano ancora in corso e i due, nel rispetto delle regole, non ne fanno parola. Sempre secondo la sua versione dei fatti, negli ambienti la notizia di una intercettazione di tale portata comincia  a circolare con insistenza. Ne parlerebbero anche “La Sicilia” di Catania e il presidente della Commissione Sanità del parlamento siciliano Pippo Digiacomo, secondo il quale i diretti interessati sarebbero stati tutti informati, prima della pubblicazione. Così come afferma L’Espresso, secondo il quale avrebbe chiesto un incontro con Crocetta il giorno prima della pubblicazione della notizia, per concedergli la replica, e che il suo staff in un primo momento si sarebbe mostrato disponibile. Il tentativo sarebbe andato a vuoto quando, successivamente, le numerose telefonate da parte della testata giornalistica al momento di definire i dettagli sarebbero rimaste senza risposta.

Intanto, per il momento, non ci resta che attendere nuovi eclatanti colpi di scena che, senza dubbio, arriveranno prepotenti durante l’evolversi di questa già squallida vicenda.