SCANDALO ANTIMAFIA / Reggio Calabria, Osservatorio della 'Ndrangheta nella bufera

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SCANDALO ANTIMAFIA / Reggio Calabria, Osservatorio della 'Ndrangheta nella bufera

La magistratura indaga su spese folli e commistione con la politica

Il quadro giudiziario delineato dalla Procura di Reggio Calabria è raccapricciante. La gestione della villa confiscata alla criminalità organizzata sarebbe diventata una vera e propria truffa da diverse centinaia di migliaia di euro, molti dei quali, secondo la Guardia di Finanza, erogati indebitamente. Quasi 800mila, secondo le accuse, degli 856mila passati al setaccio, con cui Claudio La Camera, ex presidente dell’associazione “Antigone – Museo della ‘Ndrangheta“, avrebbe acquistato, come emerge dalle indagini, ogni sorta di bene per sé (viaggi, cene, taxi, pinze per il bucato, riparazione auto, i-pad, articoli per modellismo, ecc) e il suo cane. Compreso un pollo di gomma per allietare i momenti ludici del suo fedele compagno a quattro zampe. E non solo.

I fondi sarebbero serviti anche per il rimborso spese e i gettoni di presenza per personaggi più o meno noti accorsi per dare il loro contributo pedagogico alla lotta alla criminalità. Tra questi risultano anche la “Iena” Luigi Pelazza, che pare essere stato retribuito con 3mila euro per una lezione di giornalismo investigativo, e la professoressa Mirella Schino, che per un seminario teatrale avrebbe percepito 4800 euro. E non poteva mancare, tra progetti e sistemi di video sorveglianza pagati a peso d’oro, neanche il contributo alla compagna di La Camera, Maria Ficara, indagata pure lei, il cui compito di sbobinare relazioni e convegni, ovvero trascriverne i contenuti, le avrebbe fruttato diverse migliaia di euro. Anche se di ritenute d’acconto, al momento, non v’è traccia.

Pertanto, l’attuale consulente dell’Unodc, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e e la prevenzione del crimine, risulta iscritto al registro degli indagati per falsità ideologica, appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato. Anche se gli apparati dello Stato, dalle istituzioni locali fino al Governo centrale di Roma, sembrano aver sborsato (a volte sotto forma di progetti) tutta quella montagna di soldi senza batter ciglio. Forse anche due volte, come quando lo stesso convegno, seppur con un nome diverso, era patrocinato prima dalla Provincia di Reggio a poi dalla Regione.

Per questo i magistrati stanno vagliando anche la posizione dell’ex Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, e tutti i componenti dell’ex giunta per la delibera con cui sono stati concessi i fondi atti a finanziare il museo, oggi Osservatorio della ‘ndrangheta. Per loro potrebbe scattare l’accusa di abuso d’ufficio, reato per il quale Scopelliti è già stato condannato in primo grado, quasi un anno e mezzo fa, a sei anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta “Fallara“. 

Ma se le accuse venissero confermate, ci sarebbe poco da stupirsi. Sono anni che circolano voci insistenti sull’inutilità e la mala fede di una certa antimafia in Calabria, su cui però continuano indisturbati a piovere milioni di euro e sospetti atroci.