FUNERALI CASAMONICA / Questione morale, questa sconosciuta

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FUNERALI CASAMONICA / Questione morale, questa sconosciuta

Tutti sapevano, il silenzio dello Stato complice del clan Casamonica

In questi giorni sul funerale del capostipite dei Casamonica si è detto di tutto. Si è persino ipotizzato un errore di valutazione, una sorta di difesa degli stessi, giacché su nessuno protagonisti della vicenda gravano, ad oggi, condanne per mafia.

Il funerale di Vittorio Casamonica, però, vi assicuro, avrebbe fatto rabbrividire i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fautori della cosiddetta “questione morale“, idea di onestà assoluta al di là di ogni aspetto processuale, del quale, comunque, in Italia non se ne può certamente tenere conto. Perché in quello show disgustoso e riprovevole c’era tutto il fallimento dello Stato e del suo popolo, evidenziato da indissolubile legame tra Stato e mafia, la cui linea di divisione è oramai impercettibile.

I cittadini si indignano ma poi fanno spallucce, lasciando che tutto rimanga uguale anche dinanzi alle bugie, le menzogne e le prese in giro lesive all’intelligenza e alla dignità umana.

Sono decine i motivi per i quali l’Italia, Roma e il Vaticano, la parte buona (se ne è rimasta), avrebbero dovuto dissociarsi e bloccare il Paese davanti a un simile scempio. Invece sappiamo tutti che dopo il polverone mediatico i Casamonica hanno più probabilità di sfondare nel mondo della politica che di essere processati per la loro presunta attività criminale, denunciata dalle pagine de “La Repubblica” da almeno due anni.

Ed ecco le bugie e i motivi che dimostrano quanto la politica, ad ogni livello, sia prona ed ossequiosa nei confronti della famiglia Casamonica e di come si sia resa complice dell’intero, riprovevole, spettacolo:

– l’intero clan dei Casamonica conta più di cento arresti per i motivi più disparati. L’ultimo è del 27 agosto per presunte estorsioni e minacce ai danni di un commerciante;
– il figlio di Vittorio Casamonica, detenuto al momento del decesso, ha ricevuto il nullaosta per partecipare alle esequie del padre. Falso, dunque, che le autorità giudiziarie non sapessero della morte del presunto boss;
– il sottofondo della musica del film cult “Il Padrino” e lo striscione con la scritta “Hai conquistati Roma, conquisterai il Paradiso” sembrano una chiara ammissione delle attività illecite del clan;
– l’elicottero che ha sorvolato la chiesa e lanciato petali di rose ha percorso 200 km, da Terzigno (Na) a Roma, senza autorizzazione. Ma appare impossibile che nessuno sapesse. Se fosse così facile alzarsi in volo senza essere intercettati attentatori e kamikaze avrebbero già raso al suolo la Capitale;
– gli uomini della Polizia Municipale di Roma hanno deviato il traffico durante la marcia funebre. Anche in Comune, quindi, sapevano;
– il prete poteva rifiutare di officiare il funerale. Il diritto canonico prevede che laddove ci sia un caso che possa suscitare scandalo, il sacerdote ha tutto il diritto di opporsi alle esequie, anche in mancanza di una condanna penale;
– il carro funebre che ha trasportato la bara di Vittorio Casamonica non è affatto quello che trasportò le spoglie di Totò. Ai più è parso come un tentativo di distogliere l’attenzione dalle falle governative;
-tutti hanno raccontato frottole, dal Sindaco, al Prefetto, al Questore, ma pur avendo gravi responsabilità nessuna testa è saltata. Ancora tutti abbarbicati alla propria poltrona;
– l’unico provvedimento adottato è stato il ritiro della patente al pilota dell’elicottero;
– appena tre giorni dopo lo scandalo, ai Casamonica viene concesso la messa di rito per commemorare il defunto. Non solo Stato e Chiesa glielo lasciano fare, ma vengono mandati agenti in borghese per il controllo della pubblica sicurezza;
– il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fa scena muta sull’accaduto;
– il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, fa anche peggio: difende il sindaco Marino e invita il partito del Pd a proteggerlo.

Ma Marino, dal canto suo, non pare poi tanto turbato. Nel bel mezzo dello scandalo si trova in vacanza a migliaia di chilometri dall’Italia e ci rimane. Dimostrando di fregarsene del suo ruolo e della sue responsabilità.