GIOVANI E LAVORO / La storia di Luca, quando sono gli italiani a cercare la speranza all'estero

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GIOVANI E LAVORO / La storia di Luca, quando sono gli italiani a cercare la speranza all'estero

Il giovane è emigrato in Germania perché l’Italia gli aveva tolto ogni speranza

Luca Petrantuono è un giovane non ancora trentenne, calabrese, nato e cresciuto fino a due anni fa a Verbicaro (Cs), cittadina dell’entroterra alto tirrenico. Dice di averle provate tutte, di aver cercato nella sua regione e in tutta Italia un impiego che lo rendesse economicamente indipendente dalla famiglia e di non esserci riuscito, salvo qualche proposta di lavoro sotto pagato e ai limiti dello sfruttamento. Chiaramente senza nessun contratto. Esattamente quello che succede a centinaia di migliaia di giovani nell’era del rivoluzionario Jobs Act e le riforme renziane che sembrano, sin ora, aver accontentato solo il suo ego.

E così Luca, poco più che 25enne, appena ne ha la possibilità, mette in valigia le sue cose, lascia i suoi affetti e, senza nessun punto di riferimento, piomba nella lontana e fredda Germania, quando non parlava ancora neppure una parola di tedesco.

«All’inizio è stata molto dura – ricorda il giovane -, non capivo la lingua e i tedeschi non erano troppo comprensivi». Ma non ha mollato. E’ stato solo allora che ha compreso quanto difficile sarebbe stata quella permanenza, ma piuttosto che ritornare nella sua terra, prigioniera di ‘ndrangheta e malapolitica, ha usato tutte le sue energie per integrarsi il prima possibile. E ce l’ha fatta.

«Trovare un impiego non è stato poi così difficile, oggi lavoro in un ristorante e riesco persino a prendere le ordinazioni nella loro lingua. Il mio stipendio mi permette di riavere la dignità che in Italia avevo perduto. Non si possono chiedere i soldi a mamma e papà a trent’anni per uscire a bere un drink con gli amici. E’ denigrante. Qui invece ho tutti i diritti che mi spettano». Poi continua, con un velo di malinconia: «Non è affatto bello vivere lontano dai propri affetti, per fortuna posso tornarci per le vacanze».

A parte il coraggio, questo ragazzo ha anche le idee chiare, sulla sua terra natìa e pare anche su quella che lo accolto, seppur non proprio amorevolmente, all’inizio: «La Germania non potrebbe fare a meno dell’Italia, i tedeschi ne sono perdutamente innamorati, ma purtroppo i pregiudizi sono duri a morire. All’estero siamo solo mafia, pizza e mandolino. Per cui, appeno sono arrivato, ho faticato a far capire a quelle persone che non siamo tutti uguali, e che, proprio per questo, molti di noi dall’Italia scappano».

Ma quando gli chiediamo se sia vero che la patria di Angela Merkel rappresenti un po’ un sogno per europei ed europeisti, risponde «Niente affatto. La Germania non è l’America degli anni 80′ e non è quella che si vuol far credere. Anche lì c’è la crisi, ci sono i disoccupati e un sacco di problemi. La differenza è che l’economia è più florida perché gli imprenditori sono messi in condizioni di assumere. Sicuramente lo Stato è molto più vicino ai lavoratori di quanto non succeda da noi».

E su un possibile rientro in Italia, afferma senza esitazione: «Non ci penso nemmeno».

 

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