MAFIA SCONFITTA / Il testimone Ignazio Cutrò vince la sua battaglia con lo Stato

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MAFIA SCONFITTA / Il testimone Ignazio Cutrò vince la sua battaglia con lo Stato

L’uomo aveva presentato il disegno di legge nel 2012

Quella che sto per raccontare è una bella storia, la storia intricata (leggi: L’inferno dei testimoni di giustizia, parla Ignazio Cutròdel testimone di giustizia Ignazio Cutrò. Lui è uno di quelli che i mafiosi li ha sfidati pur avendoli a poco più di cento passi da casa sua, 500 metri appena. Quando lo Stato voleva proteggerlo mandandolo a mille miglia da quel posto, Bivona (Ag) lui s’è fatto una risata e ha risposto: «Sono loro che se ne devono andare». Gli uomini dell’Arma storcevano il muso e continuavano a ripetergli che avrebbe dovuto seriamente valutare l’ipotesi di andare via.

Lui invece, noncurante del pericolo, è rimasto, se n’è andato nell’ufficio del Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e uno a fianco all’altro si sono messi a scrivere un disegno di legge. Il disegno dice che i testimoni di giustizia, di cui l’ex imprenditore è presidente, dovranno essere assunti nella Pubblica Amministrazione. Perché lo Stato deve aiutare chi ha perso tutto per amore della giustizia e dell’onestà.

Passano i mesi, il governo latita e lui viene colpito da un rialzo di pressione nel giardino di casa sua. Pur essendo monitorato 24h al giorno, rimane a terra 16 minuti, esanime, ma dal momento in cui “i suoi ragazzi”, se ne accorgono e gli salvano la vita di minuti ne passano solo tre. Dalla sua bocca non esce una sola parola di rabbia: «Lavorano in condizioni poco favorevoli, era buio e non hanno visto. Ci vorrebbero dei macchinari più moderni ma lo Stato non ha soldi”. Non li ha i soldi lo Stato, non ne ha mai quando si tratta di difendere i deboli.

Ma i deboli, mica Ignazio, che nonostante sia costretto a chiudere la sua azienda per via dei debiti e dell’abbandono istituzionale, non perde le forze e la speranza. Raduna tutti i 138 testimoni della sua associazione e dà vita a una esemplare protesta davanti a Palazzo d’Orleans. Il disegno di legge è diventato legge a tutti gli effetti nell’autunno del 2014, ma le assunzioni non arrivano. La stampa riprende la notizia da Palermo a Trento e le istituzioni sono costrette ad intervenire.

Due mesi dopo si ufficializzano le prime assunzioni, ma Ignazio, ironia delle sorti, è ancora fuori. E non sa più come tirare avanti. Anche la vita dei suoi familiari è compromessa, sono vittime due volte, da parte della mafia e dalla parte dello Stato. Ma il solito Ignazio non si arrende e dal suo profilo facebook continua imperterrito a dire che alla fine la spunterà. E l’ha spuntata davvero. La mafia, invece, ha perso. Mestamente.

Oggi è arrivato il provvedimento con il quale le istituzioni gli hanno comunicato la sua assunzione, a Bivona, a casa sua, dove la mafia aveva provato ad imporgli la sua prepotenza. Lo stesso posto che secondo la magistratura avrebbe dovuto lasciare in fretta e furia.

Invece Ignazio è rimasto, non ha mollato, ha lottato con tutte le sue forze e ce l’ha fatta. Ha vinto lui, ha vinto la giustizia, hanno vinto quelli che non l’hanno mai abbandonato. Finalmente si è ripreso la dignità perduta e una bella rivincita con quelli che chi ha paura di combattere chiama invincibili.

In culo alla mafia, Ignazio, oggi più che mai.