PRAIA A MARE / Il turismo che non decolla, le lamentele e lo scaricabarile

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PRAIA A MARE / Il turismo che non decolla e il rituale delle lamentele

Pubblicato su Diogene Moderno del bimestre agosto – settembre 2015

Mancano servizi e figure professionali, mentalità turistica non pervenuta

È tempo di tirare le somme, l’ennesima stagione estiva è andata e con essa tutti i buoni propositi di inizio estate. Come ogni volta. E proprio come ogni anno, anche quello passato porta via con sé amarezze e delusioni che saranno le stesse degli anni a venire.

A settembre a Praia a Mare lamentarsi è diventato un irrinunciabile rituale. Col senno di poi tutti sanno cosa è mancato per il buon turismo, di cosa si avrebbe avuto bisogno, ma poi, nei fatti, nessuno è stato in grado di realizzare alcunché, nonostante gli annosi piagnistei.  Così si finisce per dare la colpa agli altri in un continuo scaricabarile che non risolve i problemi, ma li aumenta.

Quando negli anni 80’/90′ l’economia era florida in ogni angolo dello Stivale, a Praia a Mare si viveva di turismo lavorando quattro, cinque mesi all’anno e tutti pensavano di essere dei grandi imprenditori. Oggi che le cose sono cambiate, questa cittadina dimostra di non saper reagire, di non saper reinventarsi, di non essere in grado di offrire una qualità dei servizi che superi crisi e titubanze dei consumatori.

Hanno fatto molto discutere alcune ordinanze del sindaco Antonio Praticò, con le quali si vietava l’ingresso in spiaggia libera ai cani o la vendita di bevande in vetro dopo le 22. Ma al tempo stesso su 64 strutture balneari soltanto una si era adeguata per l’accoglienza degli animali a quattro zampe, mentre nei locali campeggiavano cartelli con le scritte “bicchiere d’acqua 50 cent”. Sui social, poi, gli scontrini con i conti quadruplicati si sprecavano, così come le lamentele degli stessi commercianti: «Non possiamo lamentarci – scrive uno dei tanti dalla propria bacheca facebook -, non sappiamo fare neanche un sorriso ai nostri clienti».

E in tanti, poi, tra coloro che affittano le case, hanno ignorato l’ordinanza che obbligava alla presentazione dei documenti presso il comando della Polizia Municipale. Risultato: qualità del turismo di bassissimo livello ed episodi degni di certi personaggi che affollano indisturbati ormai da anni le cittadina dell’isola di Dino.

Anche il programma estivo redatto dall’amministrazione comunale è giunto in ritardo e, dopo i proclami dell’anno scorso che lasciavano intendere un coinvolgimento del potente manager Lucio Presta, ha lasciato sicuramente un po’ d’amaro in bocca. Peccato però che quando poi le manifestazioni hanno preso il via, siano arrivate, immancabili, le denunce dei cittadini che protestavano contro il baccano e la musica ad alto volume. Sempre così. Per gli stessi motivi il Pala Conad, struttura privata degli imprenditori Stefano e Giorgio De Rosa, chiuse a pochi mesi dall’inaugurazione nonostante gli spettacoli che, in poco tempo, lo avevano reso un punto di riferimento per il divertimento sulla costa altotirrenica.

Praia a Mare è una strana realtà, è una comunità di sapienti che dà lezioni a destra e a manca e non sa guardare in casa sua. È una cittadina dalla bellezza straordinaria che conta però troppi commercianti per cui la professionalità è quasi sempre una sconosciuta. Disorganizzazione, collaboratori pagati una miseria e troppe convinzioni dure a morire. Come quella di sapere già tutto e non aver bisogno di imparare niente più. Per questo, per loro, la colpa è sempre e solo degli altri, dei clienti che non spendono, del sindaco “dispettoso”, della malasorte, del destino beffardo e delle congiunture astrali.

Chissà perché, poi, a pochi chilometri da noi l’estate comincia prima e finisce dopo, chissà perché gli altri sanno inventarsi idee a poco prezzo e triplicare, di anno in anno, il numero dei turisti. Misteri.