TRAGEDIA DI SASSANO / Un anno dopo, ecco cosa hanno lasciato quelle morti

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TRAGEDIA DI SASSANO / Un anno dopo, ecco cosa hanno lasciato quelle morti

Sassano (Sa) – Una saracinesca abbassata, fiori, lettere, qualche lumino, poco distante i manifesti di20150927_015421 morte a ricordare che da quel giorno è già trascorso un anno, un silenzio incessante. E’ questo quello che rimane di quella tragedia assurda da cui la cittadina dell’entroterra cilentano pare non si sia mai ripresa del tutto.

«Si poteva evitare», continua ancora oggi a ripetere qualcuno. Invece le cose sono andate diversamente e le vite spezzate oggi non si contano più. Quel bar non ha più aperto e i genitori e parenti dei ragazzi coinvolti si sono visti di rado. Di lui, invece, del 21enne che causò l’incidente, non se ne sa addirittura più nulla: «Non sappiamo se sia in carcere o in un’altra struttura adeguata. Sappiamo solo che non è qui, perché rischierebbe il linciaggio».

E il pensiero corre immediatamente a quei genitori che nell’episodio hanno vissuto una tragedia nella tragedia: un figlio morto e l’altro che, improvvisamente, è diventato un mostro. Anche se, dicono i testimoni, era sempre stato un ragazzo irrequieto. «Qualche anno prima aveva avuto un altro incidente in cui perse la vita l’amico, il quale risultò guidare l’auto quella notte. Anche se in paese si diceva che a guidare, in realtà, fosse lui, perché era solito correre in auto come un forsennato, anche quando beveva». Ed era forse l’alta velocità il motivo per il quale al giovane era stata ritirata la patente per un anno.

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Il rettilineo dal quale proveniva l’auto e la rotonda in cui è avvenuto l’incidente

L’aveva riavuta poco prima di quel giorno di un anno fa, quando a bordo un’auto nera di grossa cilindrata, si immette su un rettilineo di una via cittadina raggiungendo la velocità di 137 km/h. Troppi, soprattutto se si è in stato d’ebbrezza, come hanno rivelato successivamente i controlli. Così l’auto diventa un missile impazzito quando urta la rotonda all’incrocio e finisce la sua folle corsa contro la vetrata di un bar annientando tutto ciò che trova lungo la sua traiettoria: suo fratello, i due figli dei gestori del bar e un altro coetaneo. Morti, tutti e quattro. Un disastro. Illeso il colpevole, per lui solo un ricovero nel vicin20150927_015342o ospedale di Polla per varie contusioni guaribili in pochi giorni. Sulla porta lo piantonano gli uomini dell’Arma che, durante la prima notte di ricovero, pare siano stati costretti a trasferirlo in un altro nosocomio per sottrarlo alla furia dei parenti delle vittime.

Ed oggi, 365 giorni dopo, Sassano non ha dimenticato. Nessuno se l’è più sentita di riaprire quel bar che è stato teatro di una simile tragedia, anche se gli amici continuano a presidiarlo senza sosta lasciando fiori, orsacchiotti e messaggi strazianti. E giurano che nei loro cuori quei quattro angeli sono più vivi che mai.