CALABRIA / Le strade della morte

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CALABRIA / Le strade della morte

Pubblicato su Alganews

Quando si parla di morte in Calabria molto spesso la si associa alla ‘ndrangheta. In realtà c’è un male silenzioso che uccide ancora di più, che di decessi ne provoca molti di più de “la Santa”. Ogni giorno decine di persone perdono la vita sulle strade impraticabili della regione bruzia, che, anche in questo settore, detiene il record negativo.

E’ notizia di ieri, infatti, che la strada più pericolosa d’Italia sia proprio il raccordo autostradale di Reggio Calabria, nel tratto compreso tra il km 1 e il 5, dove l’indice degli incidenti mortali ha raggiunto una media di 14,8 al km, circa volte più della media nazionale, stimata sullo 0,68.

Non va meglio nel resto della regione, dove il tratto della Statale ionica 106 si è guadagnato il macabro appellativo di “strada della morte”, mentre la SS18, che costeggia l’alto Tirreno cosentino, sembra un cimitero a cielo aperto per via dei fiori e delle lapidi commemorative che si trovano lungo la carreggiata.

Un problema che, nonostante le denunce e il grido d’allarme della popolazione, pare non trovare una soluzione, né al governo centrale né a quello di Palazzo Alemanni, in quel di Catanzaro, dove continuano comunque a piovere milioni e promesse mai mantenute.

Numeri impressionanti, secondo le stime, che non convincono però gli amministratori a prendere provvedimenti per cercare di emarginare il triste fenomeno, nemmeno quando perdono la vita in sei in un solo, disastroso sinistro, neppure quando dieci giorni dopo, sullo stesso tratto stradale, tra le lamiere accartocciate di due auto senza più forma si spegne la serenità di altre tre famiglie.

Non ci sono soldi, dicono. Come sempre, quando devono cercare una scusa. E a quanto pare non ci sono neanche le idee, le proposte. Perché forse principalmente quella che manca è la volontà di cambiare il corso delle cose.