Sanremo 2016 sezione Giovani, i produttori denunciano controversie nelle selezioni

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Sanremo 2016 sezione Giovani, i produttori denunciano controversie nelle selezioni

Pubblicato su La Spia Press

Anche quest’anno torna puntuale il Festival di Sanremo e con esso le controversie che lo accompagnano praticamente da sempre. L’edizione del 2016 riparte dallo strascico delle polemiche di un processo cominciato a Cosenza solo pochi giorni fa, in cui è stato chiamato a testimoniare anche Gianni Morandi, direttore artistico della kermesse canora nel 2011, per una presunta truffa relativa all’edizione di quell’anno.

Leonardo Vitola, detto Dino, è sotto inchiesta per una presunta truffa ai danni di una ragazza, a cui, secondo la versione accusatoria, il produttore musicale avrebbe chiesto, intascandoli, 60mila euro per la promessa di una partecipazione in coppia con la cantante Katia Ricciarelli. E non è certo la prima volta che sul Festival di Sanremo calano ombre e sospetti. Basti pensare alle parole del noto conduttore televisivo Enzo Iacchietti, che, solo qualche tempo fa, aveva alzato un polverone mediatico avanzando pubblicamente l’ipotesi che le selezioni della manifestazione fossero completamente truccate. Probabilmente non è neanche l’ultima.

Oggi una folta schiera di artisti e produttori ha segnalato ciò che è accaduto nelle scorse settimane in merito alle selezioni dell’area Sanremo Giovani e ha chiesto delucidazioni affidando dubbi e controversie niente meno che al calcolo matematico.

Nella pagina ufficiale del sito si riporta che tra singoli artisti e gruppi sono giunte in totale 648 richieste di partecipazione al concorso. Nel medesimo portale, un’altra pagina, in data 14 ottobre 2015, alle ore 10:59, e cioè due giorni dopo il limite per l’invio delle proposte, viene resa pubblica la lista dei nomi della Commissione che avrà il compito di scegliere i 60 brani con cui si accederà alle finali del 27 novembre, e che risultano on line già nella serata del 31 ottobre. Ragion per cui i 648 brani sarebbero stati ascoltati in un arco di tempo di 18 giorni, dando per scontato che la giuria abbia lavorato anche i giorni 14 e 31, i sabati e le domeniche. Ininterrottamente. E, calcolato che la media giornaliera dei brani è 36, anche impiegando 20 minuti di tempo per l’ascolto di musiche, testi e interpretazioni di ognuno di esso, risulterebbero 12 ore di lavoro.

Una situazione limite, e per molti aspetti difficile da immaginare, che ha insospettito molti produttori del panorama musicali: «Due sono le cose, o i brani non li hanno ascoltati affatto oppure l’hanno fatto male – dichiara uno di questi -. Io faccio questo mestiere da una vita e so bene che l’ascolto di un brano richiede attenzione e tempo. E ritengo che quello messo a disposizione per questa Commissione fosse veramente esiguo». Perché in ballo non c’è solo la mera soddisfazione di calcare il palco più importante d’Italia, ma anche l’equilibrio psicologico dei tanti ragazzi che credono fortemente nei loro sogni. «Ci sono giovani che per inseguirli rinunciano a tutto, finanche a una vita sociale e affettiva, danno tutto loro stessi. Fanno sacrifici, soffrono, devono fare i conti con diverse difficoltà e le scarse risorse economiche. Alcuni di loro hanno talento da vendere e non è giusto che qualcuno li inganni. Noi non stiamo accusando nessuno, chiediamo solo che qualcuno intervenga per far luce sulla questione affinché si possa scongiurare il sospetto di irregolarità o, ahimè, raccomandazioni».

Un secondo produttore musicale non solo ripete e sottoscrive le parole del collega, ma rincara la dose spostando l’attenzione anche sui componenti della Commissione. «Al di là del fatto che io sono fermamente convinto che in 18 giorni non si possano ascoltare 648 brani decidendo quale possa avere accesso a una manifestazione canora di tale spessore, ritengo oltretutto che la validità di un testo debba essere giudicata da un esperto di musica, e non dai conduttori Carlo Conti, Piero Chiambretti,  Federico Russo e Andrea Delogu, o da Giovanni Allevi che suona tutt’altra musica, dalla Vj Carolina Di Domenico o da Rosita Celentano. Perché in una gara canora i musicisti emergenti non vengono molto più semplicemente selezionati dagli esperti del settore?»

Questo, purtroppo, al momento, non è dato saperlo. Non è dato sapere neppure se produttori e artisti stiano sottovalutando le capacità d’ascolto dei prestigiosi giurati. Il dato certo è che il Festival di Sanremo rappresenta per l’azienda di Stato un business da diversi milioni di euro. E laddove ci sono tanti soldi, si sa, il diavolo mette sempre la coda.