MALASANITÀ/ Reggio Calabria, non arrivano i ricettari, pazienti senza cure

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Pubblicato su La Spia Press

La sanità calabrese è allo sbando e non certo per colpa dei debiti, come si vuol far credere, ma per colpa di alcuni soggetti  che gestiscono, quasi forse cosa loro, l’enorme flusso di denaro. Un giro di soldi da far venire il mal di testa, per restare in tema, che ammonta a qualche miliardo di euro. L’ultima segnalazione, che se fosse vera, sarebbe materia di competenza della Procura, ci arriva direttamente dalle affollatissime  sale d’attesa degli studi di medicina di base di Reggio Calabria e provincia.

“Si comunica che per mancanza dei ricettari non è possibile prescrivere alcunché”.

Benché paradossale e surreale, l’avviso è però incredibilmente vero. E a rimetterci, come sempre, sono le persone indigenti, quelle che fanno fatica ad arrivare a fine mese, quelle a cui la vita mette a dura prova anche per procurarsi un farmaco. 

Dallo scorso mese di gennaio numerosi pazienti hanno dovuto rinunciare alle cure perché le “ricette rosse” non sono state consegnate con regolarità, costringendo i medici all’impossibilità di prescrivere i farmaci. Senza che nessuno sapesse neppure spiegare loro il motivo. Chi doveva prenotare una visita, un esame, o comprare un medicinale con le esenzioni previste, si è visto rifilare il due di picche, con rinvio a data da destinarsi. Compresi i pazienti con sospette malattie gravi o in corso. La responsabilità sarebbe da attribuire all’Asp di Reggio Calabria, già nota alle cronache per gli scandali delle nomine illegittime e dei manager alla Santo Gioffré, quelli da 600 euro al giorno. Iva esclusa. 

Una situazione grottesca e lesiva dell’Articolo 32 della Costituzione Italiana, che, fervide proteste a parte, ha confermato, una volta di più, i sospetti sull’esistenza di un vero e proprio business della sanità fondato sulla speculazione. In sintesi: chi ha i soldi aggira l’ostacolo e si rivolge alle strutture private, chi non ne ha mette a repentaglio la propria salute rinunciando alle cure. E considerate le segnalazioni dell’alto numero dei medici reggini della sanità pubblica e privata che effettua salatissime visite a pagamento, eludendo tasse e leggi, l’ipotesi va via via avvalorandosi.

La solita, triste storia di sanità bruzia, niente di nuovo, una di quelle che negli ultimi anni ha riempito le pagine dei giornali e che poco dopo è finita nel dimenticatoio, o sulla scrivania sbagliata, mentre il silenzio e il mancato intervento istituzionale le fanno da cornice.

Già, le istituzioni, le stesse che cercano disperatamente lo staff giornalistico dei sogni ma che fanno scena muta innanzi a una palese violazione dei diritti umani. Ma perché?

Le malelingue insistono nell’avallare l’ipotesi secondo la quale la Regione Calabria avrebbe avuto, in questo modo, un netto risparmio sulla spesa sanitaria, incrementando, contemporaneamente, gli introiti dei professionisti in camice bianco grazie alle visite private a pagamento.

Un circolo vizioso, quello della sanità calabrese, che finisce con l’ingigantire le distanze tra ceti sociali e distruggere il sistema della sanità pubblica, tra l’indifferenza generale e le nomine di dirigenti e manager che vanno avanti senza tregua.