Ecco perché non sarà il Ministro Lorenzin a riaprire l'ospedale di Praia a Mare

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“Il Presidente della Regione Calabria Oliverio ha ottenuto dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, l’attivazione di un tavolo specifico per la rimodulazione del piano di rientro dal debito sanitario in Calabria.”. Comincia così il comunicato inviato dall’Ufficio Stampa della Regione Calabria che, subito dopo l’incontro romano di ieri tra i vertici dell’ente calabrese e il Ministro della Salute, ha nuovamente riacceso le speranze per la riapertura dell’ospedale di Praia a Mare.

In realtà la nuova ondata di ottimismo ha poca ragione di esistere. Ma per comprenderne le ragioni occorre fare un passo indietro. E’ il 2009 e il Ministero della Salute scopre che la sanità ha debiti insormontabili. In Calabria tocca all’allora Presidente Agazio Loiero redigere una prima bozza del Piano di Rientro regionale, nella quale per l’ex ospedale civile di Praia a Mare non viene ipotizzata nessuna riconversione. Toccherebbe invece all’ospedale di Paola, fotocopia dell’ospedale di Cetraro e dal 1999 ritenuto tra i 7 edifici pubblici più pericolosi (Rapporto Barberi) perché sorto su un terreno classificato in R4, massimo rischio di dissesto idrogeologico. E infatti anche adesso la zona è interessata da una frana che ha raggiunto i parcheggi della struttura.

Nel marzo del 2010, però, avviene il miracolo. Quando alla guida della Regione arriva Giuseppe Scopelliti, sostenuto da Forza Italia, si decide per la riconversione dell’ospedale di confine e il mantenimento del presidio sanitario di Paola, che, solo due mesi più tardi, eleggerà sindaco il suo compagno di partito Basilio Ferrari. Nel mese di ottobre dello stesso anno con il decreto 106 si ufficializza la riconversione del nosocomio praiese, che avverrà poi il 1° aprile del 2012. Ma a dicembre 2011, i dati dell’Asp parlano di un utile di 3 milioni di euro, rendendo inspiegabile la decisione di chiudere un presidio che con i debiti ha che poco a che fare, e che, contrariamente, la chiusura ha fatto impennare i dati dell’emigrazione sanitaria fuori regione fino al 250%. Che per la Regione Calabria si traduce in un esborso che va dai 170 ai 240 milioni annui.

Sulla costa altotirrenica è il caos. Mentre i giornalisti non fanno in tempo a pubblicare le storie di casi di malasanità legati ai tagli imposti dal Governo, i cittadini intraprendono una serrata battaglia per il diritto alla salute che li vede protagonisti di numerosi iniziative e, senza mai mostrare segni di stanchezza, dialogare con le più disparate cariche istituzionali, ad ogni livello. Tutto inutile.

Per fortuna le amministrazioni di Praia a Mare e Tortora nel febbraio 2012 intentano l’unica battaglia che sembra portare risultati, quella legale, facendo ricorso contro la decisione della riconversione. Il Tar lo respinge, ma il Consiglio di Stato lo accoglie e ordina l’annullamento della riconversione in Casa della Salute con una sentenza esecutiva ed inoppugnabile. E’ il 20 maggio 2014.

Il dimissionario Scopelliti da un mese ha lasciato vacante la poltrona di Commissario straordinario alla Sanità e, con il solito scaricabarile, nessuno sa chi deve eseguire la sentenza e come. E a nessuno viene in mente di nominare un nuovo Commissario, che arriverà soltanto un anno più tardi. Ma, nei mesi precedenti, a rincuorare i cittadini altotirrenici ci pensa il futuro Governatore della Calabria, Mario Oliverio, il quale in campagna elettorale sostiene che in caso di vittoria l’esecuzione della sentenza per la riapertura dell’ospedale di Praia a Mare rappresenterà una priorità.  Il 23 novembre 2014 la Calabria lo incorona Presidente, ma a quel punto dice invece che bisognerà attendere ancora la nomina di Commissario ad Acta. Che, dopo una lunga diatriba, va invece a Massimo Scura, il quale non ne vuole sapere di rispettare la sentenza e oltretutto viene affiancato dal sub commissario Andrea Urbani, già visto durante il disastroso commissariamento a guida di Scopelliti e uomo di fiducia del Ministro Lorenzin, compagna di partito di Scopelliti, nel frattempo passato al Ncd, e a sua volta ritenuta vicina ai fratelli Gentile, anche loro, manco a dirlo, iscritti al partito di Angelino Alfano. Tonino e Pino Gentile, secondo i soliti ben informati, avrebbero il pieno potere su gran parte di ciò che accade nella sanità cosentina e quasi sempre accade che si avvantaggi, in un modo o nell’altro, la sanità privata. Sarebbero dunque gli stessi che avrebbero fatto il bello e il cattivo tempo “dettando” la riorganizzazione sanitaria messa a punto dall’Asp cosentina.

Di certo c’è che qualcuno non vuole che l’ospedale di Praia a Mare riapra, e infatti l’avvocato Giovanni Spataro, incaricato dai sindaci Pasquale Lamboglia e Carlo Lomonaco prima, e Antonio Praticò poi, è costretto a ricorrere alla richiesta di giudizio di ottemperanza, nel febbraio 2015, affinché qualcuno prenda dei provvedimenti, dal momento che tutti sanno e nessuno interviene. Un silenzio istituzionale che di fronte a un evento di tale portata desta non pochi interrogativi. Per la seconda volta, il giudice del Consiglio di Stato, poche settimane più tardi, dice che l’ospedale va riaperto e concede al Commissario in carica 120 giorni di tempo per eseguire la sentenza. Ma Massimo Scura snobba leggi, giudici e sentenze, grazie anche al mancato intervento, ancora una volta, del Presidente Mario Oliverio e del Ministro della Salute Lorenzin. Proprio coloro che nelle ultime ore sono stati indicati come i paladini della sanità che verrà. Così, allo scadere dei 4 mesi, il giudice nomina due Commissari straordinari alla Sanità, che, si scusi il gioco di parole, dovranno commissariare il Commissario addetto al commissariamento, ovvero, dovranno sostituire Massimo Scura nell’avviare la procedura di ripristino dell’ex ospedale civile. Sembra fatta, nella lingua di terra bagnata dal Mar Tirreno, laddove si erge imponente l’isola Dino, c’è già aria di festa. Ma l’entusiasmo dura poco: il tempo che i due incaricati rassegnino inspiegabilmente le dimissioni. Le fonti ufficiali parlano di impossibilità al dialogo con i vertici, ma sotto sotto tutti hanno il sospetto che qualcuno abbia fatto “pressioni”.

Il sospetto aumenta quando il primo cittadino di Praia a Mare, Antonio Praticò, si rivolge alle telecamere di Rete3 Digiesse minacciando di rivolgersi alla DDA di Catanzaro. Ovvero, la Direzione Distrettuale Antimafia. Per la prima volta, seppur velatamente, un’istituzione parla della chiusura dell’ospedale di Praia a Mare accostandola a un qualsivoglia coinvolgimento della malavita organizzata, accreditando indirettamente le ipotesi avallate negli anni dalla stampa, che più volte aveva parlato del presunto connubio tra sanità privata e ‘ndrangheta.

Ma i sindaci dell’alto Tirreno cosentino non si arrendono e, continuando ad ignorare le reali motivazioni che hanno decretato la chiusura dell’ex nosocomio civile, chiedono un nuovo incontro con il Presidente Oliverio, il quale prima li riceve a Catanzaro e poi vola a Roma per un incontro con la Lorenzin.

In attesa del responso, però, accade che i due sindaci Antonio Praticò e Pasquale Lamboglia, che in questi anni non hanno arretrato di un passo sulla questione, propongono al Ministro della Salute un piano di riorganizzazione che prevede sì la riattivazione della rete emergenza/urgenza, e quindi la riattivazione del Pronto Soccorso e di una sala operatoria con annesso un piccolo reparto di Medicina, ma non prevede il ripristino totale del presidio ospedaliero. Significa che molte prestazioni e molti esami non potrebbero essere comunque effettuati. L’impressione è che si cerchi un compromesso per scongiurare un altro rifiuto. Nel frattempo, la Regione Calabria si prodiga di inviare il comunicato in cui si evince che la Lorenzin procederà con “l’attivazione di un tavolo specifico per la rimodulazione del piano di rientro dal debito sanitario in Calabria“. Che può voler dire tutto e nulla, che non parla di riaperture, men che meno dell’ospedale di Praia a Mare. Ma tanto è bastato perché la popolazione interessata tornasse ad esultare. Dimostrando scarsa memoria e ancor di più scarsa conoscenza degli eventi.

Per fortuna pare che le Procure siano al lavoro da tempo per sbrogliare la matassa di intrecci politici e interessi economici che stanno uccidendo la sanità cosentina. E, così, sembrerebbe anche che in tanti, messi di spalle al muro, stiano per cedere il passo alla giustizia, alcuni dei quali pagando forse il prezzo dell’uscita di scena. A quel punto, che si farebbe coincidere con la seconda assegnazione dell’incarico di Commissario ad Acta da parte del giudice del Consiglio di Stato, il presidio ospedaliero potrebbe essere riattivato. A meno che non si trovi prima un compromesso che metta d’accordo tutti, cittadini, giudici e sanità privata: riattivazione della rete emergenza/urgenza a Praia a Mare e tutte le altre prestazioni mediche altrove. Proprio come suggerisce il piano dei due primi cittadini Praticò e Lamboglia.