A PROPOSITO DI DIEGO ESPOSITO E LA PEDOFILIA CLERICALE

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A PROPOSITO DI DIEGO ESPOSITO E LA PEDOFILIA CLERICALE

In questi giorni più che mai ho avuto modo di constatare cosa significhino i danni di un abuso sessuale ai danni di un minore. Tanto più se questo è perpetrato da un prete, ancora considerate entità intoccabili tanto dalla Chiesa quanto dall’opinione pubblica. Non basta ascoltare la confessione per telefono, con la vittima devi viverci, devi guardarla negli occhi, devi osservare le sue mani, i suoi gesti, devi vivere le sue ansie e le sue paure. Devi ingoiare la sua rabbia ad ognuna delle 15 pillole che butta giù per mettere a tacere i fantasmi del passato. Stare con Diego Esposito in questi giorni mi ha profondamente segnata ma al tempo stesso riempita di orgoglio e coraggio, talmente tanto da riuscire a varcare soglie ad allarme rosso e a sfidare le ire vaticane. Che pare siano ancora peggio di quelle mafiose.

E alla fine qualcosa siamo riusciti a fare. Anzi, siamo riusciti a fare la cosa più importante: sfondare il muro di omertà e paura che si è innalzato negli anni nelle redazioni giornalistiche italiane. Le stesse che ci avevano censurato e rifiutato alcuni mesi fa, oggi fanno a gara per raccontare la notizia. Anche se tutte, o gran parte, la conoscevano già e questo dovrebbe indignarmi, invece mi inorgoglisce perché posso dire di aver avuto il mio minuscolo merito in questa vittoria.

Ma c’è una persona alla quale va tutta la mia stima, il Presidente Francesco Zanardi, scaltro, testardo, impavido, sfacciatamente impavido, vera anima di questa macchina da guerra che è diventata Rete L’Abuso Onlus, la prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale, di cui io, grazie al Cielo, faccio parte. Senza di lui oggi non saremmo qui a parlare di don Francesco Rutigliano, don Gaetano Incardona, don Nello Giraudo, don Silverio Mura e tutta l’allegra brigata dei preti accusati di abusi sessuali. Su minori e non, maschi e femmine. Senza distinzioni.

Francesco Zanardi è una delle persone migliori che abbia mai conosciuto nella mia vita e non glielo dico mai. E benché sia omosessuale e felicemente sposato con un compagno meraviglioso (il benché, sia chiaro, è ironico), gli va pubblicamente riconosciuto di aver salvato più bambini di tanti genitori delle famiglie tradizionali. Sì, io affiderei dei bambini da crescere a quest’uomo. Gli affiderei tante altre cose, per il momento gli ho affidato il mio coraggio e gli ho chiesto di usarlo come crede per stanare più balordi possibile.

Un altro grazie va all’avvocato Sergio Cavaliere, uomo perbene e professionista indiscusso, nonché autore della lettera al Papa, alla famiglia di Diego che mi ha letteralmente adottato e coccolato a forza di pizza napoletana e sfogliatelle calde, al giornalista Antonio Crispino de Il Corriere della Sera, primo a condurre un’inchiesta, al giornalista Ferruccio Sansa de Il Fatto Quotidiano, primo a darne notizia su una testata nazionale, ai poliziotti che invece che piantoni (come voleva la curia di Napoli) mi hanno fatto da spalla, alle fonti, alle persone che ci hanno aiutato, a coloro che hanno chiuso un occhio, a quelli che li hanno chiusi entrambi, e alle nostre famiglie che sopportano e soffrono in silenzio.

Grazie perché dopo il caso Diego Esposito oggi tutti sanno che il Vaticano non è un valico insormontabile e che tutti, TUTTI, sono pronti a denunciare la pedofilia clericale. Ora è la Curia che ha paura delle redazioni giornalistiche e non il contrario. Come avveniva fino a una settimana esatta. Grazie perché lo staff di Rete L’Abuso Onlus ha contribuito a scrivere un pezzettino di storia. Stanca, da morire, ma felice.