MALASANITÀ / Gabriele Montera scrive a Oliverio: "Presidente aiuti mia figlia"

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Pubblicato su L’Ora

Gabriele Montera è un coriglianese trapiantato a forza a Palermo, perché papà della piccola Giulia, una bimba di 6 anni ridotta in stato vegetativo mentre veniva alla luce con quattro settimane di anticipo e con un citomegalovirus mai diagnosticato, costretta a continui martiri per colpa di una sanità che ormai cura solo i ricchi e che ottiene il favore dell’indifferenza istituzionale. 

Così, papà Gabriele ha impugnato carta e penna e ha scritto un’accorata lettera indirizzandola alle più disparate cariche istituzionali, rivolgendosi in particolar modo al Presidente della Regione Mario Oliverio. La famiglia Montera, infatti, viveva a Corgliano Calabro ma, dopo il dramma e la sofferenza per le patologie di Giulia, ha dovuto anche subire il trauma del trasferimento e l’allontanamento dalla propria terra e dagli affetti perché la Calabria non era assolutamente in grado di prendersi cura della piccola ammalata e garantirle il diritto alla vita. Un’assurdità che rende la regione di Oliverio simile all’Africa del terzo mondo, che lascia le famiglie in uno stato di indigenza e senza più forze. Soprattutto, come succede per Giulia, se l’unico sostentamento è una pensione di invalidità e qualche sporadica donazione di qualche anima pia che viene a conoscenza della sua storia grazie ai social network. 

«L’indifferenza delle istituzioni e la sordità della politica si muovono ed agiscono a tutela delle grosse lobby di potere ed a garanzia del potente di turno – dice l’uomo -. Ed è brutto sentirsi solo, figlio di uno Stato che non ti garantisce, padre di una bambina abbandonata al proprio destino, umile essere umano che cerca aiuto ed ottiene solo sberle in faccia»

Ma nonostante tutto, Gabriele non perde la speranza di poter realizzare un giorno il suo sogno, quello di sentirsi chiamare Papà dalla sua bimba, che, nonostante le delicate condizioni, lotta come un leone e macina chilometri in ambulanza per raggiungere dalla Sicilia il Bambin Gesù di Roma, il Carlo Besta di Milano e il Gaslini di Genova, a seconda della patologia di riferimento.

Ecco il testo integrale della lettera:

“Presidente Oliverio,

chi Le scrive è un “emigrato” dalla Calabria perché nella nostra Regione non abbiamo strutture idonee a determinate patologie e da Lei dimenticato e privo di ogni sostegno ed ausilio. Chi Le scrive è un Padre che ha una figlia e la ama ed ancora aspetta da quello scricciolo di essere chiamato Papà a causa di taluni medici ed infermieri che le hanno negato una vita normale poco dopo la sua nascita.

Caro Ministro Beatrice Lorenzin, cari Presidenti Matteo Renzi e Sergio Mattarella, chi Vi scrive è il Presidente di una “Unalottaxlavita ONLUS” che, a differenza di quanto si possa pensare, non naviga nell’oro ma vive di una misera pensione di invalidità e di viaggi della speranza necessari per salvare sempre in “extremis” la vita di sua Figlia, viaggi che non sono né retribuiti e tanto meno rimborsati. Da sempre pacifista ma che di fronte al silenzio assordante e alla palese assenza così come, ahimè, succede per tante altre famiglie italiane come la mia, ci state costringendo di non poter più curare i nostri figli e questo perché non siamo benestanti. Ci state umiliando sia come esseri umani che come cittadini. Io voglio solo continuare a sperare. Io voglio solo continuare a far visitare mia figlia nei centri migliori d’Italia. Io voglio solo rincorrere il sogno di essere chiamato Papà.

Abbiamo tutti noi le nostre macchine del tempo, alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi, altre ci portano avanti e si chiamano sogni. I miei ricordi sono quelli di una Sanità malata, fatta di camici bianchi che hanno negato il diritto alla la vita a mia figlia, che aveva solo la colpa di essere nata nel posto sbagliato, al momento sbagliato. I miei ricordi sono le tante corse in ospedale da una regione all’altra, nel mentre mi chiedevo se mia figlia sarebbe giunta ancora viva in ospedale. I miei ricordi sono porte chiuse in faccia ad ogni mia richiesta di aiuto rivolta alle istituzioni. I miei ricordi negli ultimi sei anni sono sofferenza ed umiliazione. Ma ancora voglio sperare in un futuro ed in una vita migliore e voglio illudermi che, dopo questa mia missiva, forse qualcosa cambierà e magari insieme a Voi potremo tutti utilizzare la macchina del tempo che guarda solo al futuro per continuare a sognare un’Italia dove il diritto alla salute ed alle cure venga garantito anche al Centro-Sud del nostro Belpaese. Dove anche chi non ha un euro in tasca, come me, potrà curarsi e curare i propri cari e dove la ricerca possa essere il fiore all’occhiello, e dare vita, chissà, a un progetto serio di tecnologia staminale per fare delle tante vite spezzate tante vite salvate, e magari realizzare un centro neurologico pediatrico ad alta specializzazione, un centro riabilitativo a carattere scientifico che ridia speranza e possa diventare un’attrattiva dei tanti scienziati italiani emigrati all’estero per causa di forza maggiore. E magari intestarlo alla mia Giulia.

Vi chiedo di raccogliere questo mio ultimo grido disperato e di cogliere nel mio inginocchiarmi con umiltà chinando il capo con dignità, un aiuto concreto per mia figlia Giulia e per le tante Giulia. Spero che questo possa rappresentare il tramonto dell’abbandono e l’alba di un nuovo sogno. Non voglio più pensare pensare che la morte di un altro bimbo sarà causta dell’assenza di Stato.

Certo di una Vostra cortese risposta, colgo l’occasione per salutare distintamente.

Gabriele Montera, Papà di Giulia e Presidente di “UNALOTTAXLAVITA ONLUS”