CRETINO DI UN GIORNALISTA

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Cretino di un giornalista

Pubblicato su Alganews

GIORNALISTA IN AMERICA. Se una persona decide di fare il giornalista, farà il giornalista, se è bravo camperà del suo lavoro, rischierà di finire al New York Times e potrà vincere il Pulitzer anche se è uno sconosciuto.

GIORNALISTA IN ITALIA. Se vuoi fare il giornalista pubblicista, ma sappi che poi i professionisti ti guarderanno come gli appestati, devi trovare un editore che, senza mai darti un centesimo, ti conceda di pagare (da solo) le ritenute d’acconto che dichiarerà di averti pagato lui, così nel frattempo tu sei costretto a svolgere altri lavori, mentre i fatti accadono e tu non ci sei.

Se invece decidi di diventare giornalista professionista devi pagarti da solo i contributi, perché tanto le redazioni non lo fanno, a meno che non sia figlio di papà e ti iscrivi a una di quelle scuole da diecimila euro l’anno che ti consentono l’accesso all’esame di Stato saltando il noiosissimo protocollo. Oppure nasci Beatrice Borromeo.

Una volta diventato giornalista si pagano le tasse, cioè le devi pagare pure prima, ma se non le paghi dopo ti radiano dall’Albo, ma tu i soldi non ce li hai perché gli editori non ti pagano. Però non conviene mai denunciarli, perché sono capaci di cambiare indirizzo senza avvisarti e sparire nel nulla, salvo poi ricomparire quando le grandi menti pensano bene di assegnargli i premi di giornalismo.

Quando poi trovi un buco di redazione che ti paga, comunque devi fare i conti con la censura: non puoi parlare di sanità perché la metà degli editori è proprietaria di cliniche private e non puoi parlare di certi politici che sono quelli che finanziano la testata, se no poi va a finire che si inceppano le rotative della stampante e i cinghiali cacciano fumo dal naso. Ma non devi parlare male nemmeno di sindaci perché se no i parenti ti accusano che gli hai fatto fare brutta figura e non ti rivolgono più parola.

Non puoi parlare dei santi perché offendi la comunità religiosa e se si arrabbiano i vescovi sono cazzi, non puoi parlare di gay, ebrei o immigrati in termini di criminalità perché la gente ti dà del razzista e ti dipinge come un mostro. Quindi conviene parlare di mafia, che almeno i mafiosi si fanno i fatti loro e ti ringraziano pure quando vedono il proprio nome sul giornale. Rafforza la loro supremazia, dicono.

Niente, ti convinci che è meglio parlare del culo di Belen, ma ti si scagliano contro le modelle curvy e ti accusano di incitare all’anoressia e di creare il falso mito della bellezza legata alla magrezza.

Quindi, povero cretino di un giornalista, provi a cercare un megafono più ampio e provi nella tua ingenuità a chiedere voce su un giornale nazionale, ma se non hai avuto un fratello massacrato dalla polizia, Scanzi come fidanzato, il direttore nella camera d’albergo, una finta intimidazione o una censura mai perpetrata nella realtà, te lo puoi scordare.

Un giorno ti rompi i coglioni e decidi di fare a modo tuo e andarci giù pesante, così, pensi, qualche redazione si accorgerà di te. Bene, con le prove in mano ti becchi comunque otto querele e una richiesta di risarcimento danni che, se perdi la causa, ti conviene allearti con un boss e fare il broker della tratta Colombia – porto di Gioia Tauro.

Allora amici e parenti ti dicono di smettere, di cercarti un lavoro serio, provano pure a chiamare don Mazzi e a mandarti in comunità, ma tu niente, continui a gridare “Je suis Charlie, Je suis Charlie” come una donna isterica al primo giorno di ciclo. Intanto Charlie e Travaglio si sono fatti i soldi sulla storia della libertà di stampa e tu invece aspetti ancora i 5 euro ad articolo che l’editore ti dovrebbe dare e che non ti darà.

Poco male, la rabbia cresce e tu sputi veleno fino a che ti prendi l’ennesima querela e il soggetto lo devi pagare come fosse un’auto nuova fiammante. Ma non importa. Proprio pensi di aver capito come si fa il giornalista, capisci che hai sbagliato tutto: scopri che Selvaggia Lucarelli, dopo l’Isola dei Famosi e Un due tre stalla, è diventata giornalista del Fatto Quotidiano e che l’antimafioso Roberto Saviano scopiazza inchieste senza citare le fonti e non si è mai iscritto all’Ordine dei Giornalisti.

Allora ti siedi a tavola e lo racconti sgomento a tuo padre, che non ha mai voluto che facessi questo mestiere, che ti ha sempre consigliato di cambiare lavoro, che ti ha sempre detto che il tempo passa e i sogni si sgretolano. E così lui, dopo aver assistito in silenzio allo sfogo, ti guarda con aria soddisfatta, e dice: «Futtiti».