Trecchina | Caso Zia Fifina, la popolazione si mobilita per un sit-in

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(Nella foto, zia Fifina)

Pubblicato su Laspiapress

Per fortuna, a volte, il senso civico dei cittadini si sostituisce al senso dovere delle istituzioni. E’ di queste ore la notizia che una folta schiera di sostenitori dell’anziana donna stia organizzando un pacifico sit-in proprio nei pressi della sua vecchia abitazione, per chiedere che la politica si occupi dell’incresciosa situazione. Oppure ci si rivolgerà direttamente alle Procure.

La storia di zia Fifina, al secolo Serafina Ferraro, è la solita storia di burocrazia all’italiana, di presunti intrecci e un’infinità di impunite controversie (leggi anche Trecchina, dove i disagi del terremoto durano da un ventennio: zia Fifina ancora senza casaInenarrabile odissea per zia Fifina, la 92enne non riesce a tornare a casa sua). L’italia magistralmente raccontata da Checco Zalone non è poi tanto diversa dalla realtà con cui ci si scontra anche nella cittadina di Trecchina, piccolo centro lucano in provincia di Potenza.

Tutto comincia diciotto anni fa, quando l’ex insegnate oggi 93enne, viene catapultata fuori casa sua da una tremenda scossa di terremoto. Lei è fortunatamente illesa, ma la sua casa non è più agibile. Per sette lunghi anni non succede nulla, chi si è visto distruggere la casa dal sisma si è dovuto arrangiare da solo. Poi, finalmente, dopo varie e complicate trafile burocratiche, cominciano i lavori di ristrutturazione. Ma se in Giappone occorrono 6 giorni per costruire un’autostrada, in Basilicata, evidentemente, non bastano dieci anni per mettere in sicurezza una palazzina. Nemmeno con tutti i conti in regola. C’è sempre una carta, un documento, un cavillo, una scusa, con cui la consegna delle chiavi e, ancor prima, l’accesso in casa ai legittimi proprietari, continuano ad essere rinviati. Eppure c’era una data, l’11 luglio 2015, che era stata fissata dal tribunale di Lagonegro (Pz) per l’ultimazione dei lavori, che la ditta aveva confermato inoltrando una comunicazione risalente al giorno prima.

Intanto il tempo passa e zia Fifina diventa ogni giorno più fragile, cagionevole, e le speranze di poter tornare a casa sua si spengono con il passare delle ore. Eppure il suo grido di aiuto è arrivato ovunque, giungendo persino alla Iena Giulio Golia, che nell’ottobre scorso le promise di riportarla a casa entro venti giorni. Senza riuscirci.

Dal Comune di Trecchina dicono di non avere responsabilità e che non possono intervenire, ma si scopre che in realtà è proprio l’ufficio tecnico dell’ente che deve da mesi rimanda l’approvazione della “variante di assestamento finale” per la chiusura contabile dei lavori, mentre la ditta appaltatrice continua indisturbata a non rilasciare spiegazioni.

E, allora, cosa si cela dietro l’ostinato rifiuto di fissare una data per la consegna delle chiavi? E come è possibile che una società edilizia possa intascare soldi pubblici senza subire nessun controllo?

Intanto Serafina ha da poco annunciata la pubblicazione del suo libro dal titolo “Diciotto”, come gli anni che l’hanno tenuta lontano da casa, in cui racconta, ripercorrendo una vita di rinunce, dolori e sacrifici, il suo ennesimo dramma personale e i risvolti di questa storia che assume sempre di più le tinte di un giallo.