BELVEDERE / Rischio chiusura di Pronto Soccorso e Cardiologia, protesta strumentale dei Tricarico?

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BELVEDERE / Rischio chiusura di Pronto Soccorso e Cardiologia, protesta strumentale dei Tricarico?

Pubblicato su La Spia Press

La casa di Cura Tricarico Rosano S.r.l. di Belvedere (Cs) è la più grande macchina di soldi dell’alto Tirreno cosentino in ambito sanitario. Con tutta probabilità, la riconversione dell’ospedale di Praia a Mare è stata attuata proprio per deviare lì il flusso d’utenza, grazie anche soprattutto allo stra potere della famiglia Tricarico.

Un centro d’eccellenza di medicina e cardiologia che, però, ha alle spalle molte ombre, di ogni genere. Pertanto, quando la sera del 3 marzo, di fretta e furia è stata convocata la conferenza stampa per l’annuncio di una possibile e immediata chiusura del reparto di rianimazione cardiologica e del Pronto Soccorso, la puzza di bruciato si sentiva da lontano.

In realtà l’operazione mediatica messa in piedi dallo staff della clinica privata sarebbe un ricatto bello e buono per “estorcere” altri fondi alla Regione, non contenti del fiume di danaro di cui è già destinataria.

Succede questo. Con la nuova riorganizzazione sanitaria, da Roma vengono imposti nuovi tagli sui fondi che coinvolgono anche la clinica belvederese. Al tempo stesso il Commissario alla sanità, Massimo Scura, come avviene da 4 anni a questa parte, continua a garantire pieno potere alla casa di cura, riconfermando l’inserimento della rete emergenza-urgenza, ovvero il funzionamento del Pronto Soccorso, la Chirurgia e la Medicina, riconoscendole funzioni di SPOKE con UTIC (Unità di Terapia Intensiva Coronarica) ed emodinamica. Si toglie alla sanità pubblica e si dà, il doppio, il triplo, alla sanità privata facendo credere il contrario. Nel documento ufficiale le si riconosce inoltre “il ruolo operativo a copertura dei bacini di utenza dell’alta costa tirrenica dell’Area Nord. Tale struttura sarà inserita nei protocolli operativi regionali e di Area in un’ottica di supporto ed integrazione alla rete pubblica”.

Così, i Tricarico, ben sapendo che la chiusura del Pronto Soccorso e l’unità coronarica rappresenterebbero una vera e propria tragedia per l’utenza alto tirrenica, hanno indetto la conferenza stampa paventandone l’immediata chiusura per coinvolgere la popolazione e le istituzioni a sostenere la propria causa. Detto fatto. Al grido di “oggi siamo tutti la casa di cura Tricarico”, ignari comitati, associazioni e rappresentanti istituzionali hanno dichiarato di essere pronti a scendere in campo con una battaglia ad oltranza per la sua difesa.

Ma le cose, forse, non sono proprio come appaiono e dietro il presunto disastro sanitario che si paventa all’orizzonte, potrebbe nascondersi l’occasione per il risanamento dei debiti dell’azienda.

L’ “Istituto Ninetta Rosano S.r.l.” di proprietà della famiglia Rosano-Tricarico nasce il 12 dicembre del 1973 con un 177 addetti e un capitale sociale di oltre 670mila euro. Tutto procede bene, si fa per dire, fino 28 gennaio del 2011, quando la società, a causa di una forte condizione debitoria da svariati milioni di euro, cede l’attività alla nuova società costuituitasi, la “Casa di cura Tricarico Rosano S.r.l.”, a cui le nuove leggi consentono una costituzione di una Società a Responsabilità Limitata con soli 20mila euro di capitale sociale. Così, tanto per mettersi al riparo da un eventuale fallimento. L’11 febbraio del 2014 la cessione si rinnova. Evidentemente i conti in regola, o forse no. Se la proprietà riesce ad accumulare fortune, gli oltre 200 dipendenti, come spesso è successo negli anni, continuano invece a lamentare ritardi e disagi nei pagamenti. Il tutto mentre dalla Regione continuano a piovere soldi per gli accrediti, e anche per rimborsi sulla cui natura (che avremo modo di spiegare nelle prossime settimane) bisognerà aprire un capitolo a parte.

Ma nel gennaio 2015, la Guardia di Finanza della tenenza di Cetraro infligge un duro colpo all’amministratore unico pro tempore. Un sequestro preventivo pone i sigilli su 137 beni tra mobili e immobili da un valore complessivo pari a 4.994.370, 80. L’accusa è una presunta maxi evasione fiscale relativa agli anni di attività compresa tra il 2008 e il 2010.

Nonostante gli imprevisti, la casa di cura continua a macinare numeri, veri o presunti, facendola diventare il punto sanitario d’avanguardia dell’alto Tirreno cosentino. La professionalità indiscussa di chi vi opera fa tutto il resto. Chiudere il Pronto Soccorso e il reparto di rianimazione cardiologica sarebbe in quel punto geografico strategico significherebbe lasciare ancor di più scoperto un bacino di utenza di 62mila persone: sarebbe il disastro. I Tricarico lo sanno e azzardano la “minaccia”: o ci date i soldi o chiudiamo. Sperando, mai come ora, in una rivolta popolare che sostenga la causa. Sebbene una “causa” molto importante i Tricarico l’hanno affrontata qualche settimana fa, perdendola.

Ad ogni modo, qualcuno si dice pronto a giurare che, come avvenne nel giugno del 2011, la politica sarà pronta a salvare nuovamente la struttura, è il caso di dire, prestandole soccorso, mentre per l’ospedale di Praia a Mare, che era l’unica struttura sanitaria del meridione con i conti in attivo, 3 milioni di euro al dicembre 2011, la politica non riesce neppure a far eseguire una sentenza del Consiglio di Stato. Misteri calabresi.