A Platì (RC) ancora una sparatoria in pieno giorno, lo Stato e la stampa salvino i platiesi

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A Platì (RC) ancora una sparatoria in pieno giorno, lo Stato e la stampa salvino i platiesi

Pubblicato su La Spia Press

La notizia, in un primo momento, è stata accolta con un leggero distacco. Come un gesto scontato, qualcosa che sarebbe potuta accadere, un episodio a cui si era già preparati. Questa è stata l’impressione. A Platì (RC) si torna a sparare e i platiesi rispondono con fare sommesso, ci hanno fatto quasi l’abitudine agli episodi come quello accaduto oggi, e a ancor di più a quello che si leggerà.

La leggenda vuole che qui siano tutti mafiosi, senza distinzioni, finanche i bambini lo sarebbero, diceva un articolo del 2011. E invece no. Qui la gente perbene c’è, com’è facile immaginare, ed è sopraffatta dal pregiudizio, odia il malaffare e piange ad ogni morte, ad ogni ferita mai sanata, su cui la stampa sparge sempre un po’ di sale. Perché se è vero che a Platì come in nessun alto posto della calabria c’è la maggiore concentrazione di cosche, 9 su 3800 abitanti, è altrettanto vero che i 100 passi tra Peppino Impastato e il boss Tano Badalamenti qui sembrano una distanza enorme. Ad averceli 100 passi di respiro, qui devi stare fianco a fianco a certa gente fingendo indifferenza indossando la maschera della normalità, perché dove la ‘ndrangheta, prepotente e sanguinaria, ha un volto nitido, un nome e cognome, gli eroismi di chi ha una penna in mano e detta legge sulla moralità vanno a farsi fottere.

Qui, a Platì, nessuna persona civile è complice di niente. E’ soltanto vittima di un sistema marcio radicato che non si riesce a sgominare, forse perché i complici, quelli veri, stanno in ben altri posti.

Così, quando di tanto in tanto qualcuno torna a sparare, come se per alcuni le pistole fossero giocattoli reperibili nei supermercati, i platiesi, tutti, vengono sbattuti in prima pagina con titoli faziosi e fuorvianti. Nessuno tiene conto della paura che attanaglia le vite di quelle persone che una pistola non l’hanno neanche mai vista. Anche a Platì c’è chi in casa tiene fiori, non armi. E di morti e ‘ndrangheta non ne vuole sentire nemmeno parlare. Tanto che, a volte, cerca goffamente di negarle l’esistenza.

Non è ancora chiara la dinamica dell’episodio avvenuto ieri mattina, si sa soltanto che è successo ancora, in pieno giorno, intorno alle 10 del mattino, nei pressi del cimitero della cittadina commissariata da ormai 13 anni in seguito a tre scioglimenti comunali, di cui due per mafia. Forse. Perché qui le notizie, talvolta vere, talvolta presunte, l’hanno fatta balzare sulle prime pagine dei giornali anche per operazioni come “Marine”, 125 arresti in una notte e oltre 200 denunce a piede libero, che tra i destinatari di misure cautelari ha visto finanche persone affette da gravi ritardi mentali. Come dire, la ‘ndrangheta c’è, ma anche quando non c’è la si inventa.

Stavolta è toccato al 62enne Pasquale Grillo rimettere in moto il circo mediatico, bracciante agricolo già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da tre colpi di pistola mentre si aggirava per strada, anche se qualcuno insiste nel dire che stesse effettuando dei lavori per conto del Comune, ad appena due mesi dalla malasorte che investito Francesco Sergi, giovane incensurato freddato da un colpo di pistola alla testa nei presi di un casolare di campagna per una tragica fatalità. Così hanno riferito gli uomini dell’Arma. Grillo sarebbe anche il cognato di Giuseppe Perre, capo dell’omonima cosca platiese strettamente legata alla più potente e pericolosa ‘ndrina dei Barbaro.

Ma, anche questa volta, la ‘ndrangheta non c’entrerebbe. Piuttosto, dicono sempre gli inquirenti, si tratterebbe di un gesto dettato da motivi personali, più verosimilmente di un’intimidazione, poiché Grillo, trasportato in ospedale di Locri dal figlio poco dopo l’accaduto, è stato colpito all’addome e alle gambe, e non agli organi vitali.

Le indagini, per il momento, non hanno rivelato null’altro. Il ferito, ha detto di non conoscere il suo aguzzino, che avrebbe agito con il volto coperto, né il presunto movente della spedizione punitiva.

E mentre alcuni giornali ricostruiscono l’accaduto con un uso smodato della fantasia, ci sono almeno duemila platiesi che attendono il ritorno dello Stato e il giorno in cui esso ridarà loro una dignità gravemente compromessa.