Disabilità e barriere, Giuseppe Cesena racconta come si vive senza l’uso della vista

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Disabilità e barriere, Giuseppe Cesena racconta come si vive senza l’uso della vista

Pubblicato su La Spia Press

Giuseppe Cesena nasce 54anni fa a San Lorenzo Bellizzi (Cs), in una Calabria talmente arretrata che, il glaucoma palesatosi dopo appena sei mesi di vita, si prova a curarlo con formule magiche e riti propiziatori. Quando è ormai troppo tardi, i medici della città di Cosenza finiscono con il deteriorare definitivamente i nervi ottici. La malasanità in Calabria è una vecchia storia.

Il piccolo Giuseppe comincia a fare i conti con la cecità già a 7 anni e, giocando di anticipo sulla malattia, si iscrive negli istituti scolastici per ciechi, impara a leggere e ascrivere in Braille e a suonare il pianoforte. A 11 anni piomba nel buio totale, tutto ciò di cui ha memoria sono i colori che, anche adesso, di tanto in tanto continua a sognare.

Ma Giuseppe sogna anche altro, sogna soprattutto una vita normale che, a un certo punto, sembra essersi guadagnato. Si sposa, diventa padre e fonda la storica Radio Jonica. Poi divorzia, trova una nuova compagna ma torna nuovamente single. Racconta tutto, sempre, con il sorriso. Forse è per questo che trova la forza di lottare per sé e per glia altri.

Oggi la vita di Giuseppe è completamente dedicata all’impegno sociale. Di mattina, ben presto, si mette alla ricerca di nuove applicazioni che aiutino a migliorare la qualità della vita dei non vedenti, poi se ne va in giro negli istituti a reclutare bisognosi a cui insegnare l’uso delle nuove e vecchie diavolerie tecnologiche e, per finire, in alcuni giorni del mese insegna nelle scuole. Già da tempo offre la sua esperienza nell’istituto paritario “L.Pavarotti” di Praia a Mare (Cs), un Liceo musicale all’avanguardia che annovera tra i suoi studenti una ragazzina speciale, cieca dalla nascita.

L’indole combattiva di Giuseppe, comunque, continua a vederci benissimo, per cui, spesso, è in prima linea nelle battaglie per la difesa dei diritti dei non vedenti. «Basterebbe che lo Stato applicasse la legge -dice -, e che, come vorrebbe l’articolo 40 della Legge n° 289 del 2002, gli obiettori di coscienza e i volontari del servizio civile nazionale venissero impiegati per lo svolgimento del servizio di accompagnamento ai ciechi civili che ne fanno richiesta». E invece i non vedenti sono spesso soli, impossibilitati a fare le cose più semplici e a fronteggiare le barriere architettoniche e mentali che sembrano ancora insormontabili. Nonostante i bei proclami.

Poi lancia un appello: qualche anima pia si faccia avanti, ci sono i bambini ciechi del terzo mondo da aiutare. Vista a parte, quei piccoli sono carenti anche di cibo.

Il resto, l’uragano Giuseppe Cesena lo racconta nell’intervista.