SANITÀ MALATA/ Bianchi Melacrino Morelli di Reggio, si indaga sui bandi per la fornitura di apparecchiature mediche

0
SANITÀ MALATA/ Bianchi Melacrino Morelli di Reggio, si indaga sui bandi per la fornitura di apparecchiature mediche

(Fonte foto:dal web)

Pubblicato su La spia Press

La sanità è un grosso giro d’affari milionario, una macchina sputa soldi che ha corrotto gran parte dei professionisti che gravitano attorno le strutture sanitarie.

Il dato inconfutabile sarebbe dimostrato anche anche dall’inchiesta “Gare d’assalto“, per cui il Gip ha disposto la chiusura delle indagini solo pochi giorni fa, in cui gli inquirenti avrebbero riscontrato ripetute irregolarità su appalti e procedure di fornitura di apparecchiature mediche, in ogni angolo d’Italia, da parte dell’azienda “Elekta“. Coinvolti, da nord a sud, numerosi presidi ospedalieri, tra cui l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e il San Matteo di Pavia. Nella sede della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, invece, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno sequestrato dei documenti utili ai fini dell’indagine.

L’operazione, condotta dalla polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, aveva posto al vaglio una decina di gare d’appalto per valore complessivo di circa 27 milioni di euro, che erano costati gli arresti domiciliari a quattro manager di Elekta: Davide Casolino, Fabrizio Manelli, Francesco Cerillo e Angela Pallotti.

Secondo l’accusa, i vertici dell’azienda di fornitura riuscivano ad ottenere il favore dei medici dirigenti dei vari dipartimenti per vincere le gare stilando bandi su misura. Infatti, anche quando Elekta non proponeva l’offerta economica più vantaggiosa, risultava essere idonea dal punto di vista tecnico.

Nel registro degli indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere e turbativa d’asta per la fornitura di apparecchiature di radioterapia oncologica, sono finite altre 22 persone.

Tra queste il reggino Giulio Mello, agente della società Elekta s.p.a. e due medici dirigenti dell’azienda ospedaliera Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria, il dottor Giuseppe Sceni, direttore del reparto di Fisica sanitaria, e il dottor Musa Said Khors Al Sayyad Said, direttore del reparto di Radio Terapia Oncologica.

I tre, insieme ad a un procuratore e un manager dell’azienda, “in concorso tra loro – è scritto negli atti – turbavano il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando pubblicato il 06.02.2015 dall’A.O. Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria avente ad oggetto “Procedura aperta per la fornitura in leasing, chiavi in mano, di un acceleratore lineare e di TC simulatore per la U.O.C. di Radioterapia Oncologica” con importo complessivo pari a € 6.000.000,00, al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione, mediante collusione e mezzi fraudolenti”.

Non è la prima volta che l’ospedale reggino finisce al centro di indagini per appalti milionari. Nel 2014 il Sostituto Procuratore Stefano Musolino ha contestato la turbativa d’asta alla “Edil Minniti”, in un processo ancora in corso, per episodi avvenuti tra il 2009 e il 2011.

Sempre secondo l’accusa, il proprietario Giovanni Minniti aveva forzato la procedura per l’affidamento del servizio di manutenzione globale degli immobili, degli impianti, per l’adeguamento sismico del corpo “A” e per gli appalti relativi al reparto di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera di Reggio. In più la ditta avrebbe prodotto una falsa certificazione SOA per attestare i criteri di partecipazione inesistenti per la partecipazione ai lavori pubblici.

Giovanni Minniti è l’imprenditore finito già al centro dell’inchiesta scandalo “Sanitopoli” a cavallo degli anni 2000, che vide il coinvolgimento del boss Mario Audino, l’ex consigliere regionale Aurelio Chizzoniti e il direttore de Il Corriere della Calabria Paolo Pollichieni. Tutti, poi, furono successivamente prosciolti da ogni accusa.