PRAIA A MARE / Caso Torre Nave, quando la polemica è una questione mediatica

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PRAIA A MARE / Caso Torre Nave, quando la polemica è una questione mediatica

(Fonte foto: atlante.beniculturalicalabria.it

Una polemica spicciola, utile spesso solo a riempire i fogli di giornale, senza arte né parte. No, non è questo ciò che ci si aspetta da una politica ambientalista che sull’alto Tirreno avrebbe il suo bel da fare, con le sue tonnellate di veleni sparse tra il sottosuolo e i fondali marini. E non solo.

Due giorni fa la richiesta di Italia Nostra ha suscitato nuovamente dubbi circa l’utilità di una battaglia che si combatte sparando a zero a favore della teatralità mediatica. Il comunicato stampa recitava: “La Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria intervenga per la tutela della grotta di Torre Nave, verificando lo stato del deposito e affinché si protegga l’area da scavatori clandestini con apposite misure di protezione che impediscano la manomissione e la depredazione del sito”.

Ma la grotta di Torre Nave, sita nella località Falconara di Praia a Mare, sorge su un’area privata di circa 60mila mq che, tra le altre cose, non mostra segni di abbandono, né di manomissioni o depredazioni. L’area, infatti, viene regolarmente ripulita da immondizia e sterpaglie ed è una delle poche aree bonificate della zona. Non come l’area Marlane, non come il letto del fiume Noce e come tante altre zone inquinate di cui ancora non si conosce l’esistenza.

Oltretutto, il sito, fanno sapere in una nota rilasciata all’emittente tlevisiva Rete 3 Digiesse, è stato sì individuato come zona archeologica dal Piano comunale regolatore del Comune di Tortora, ma è e rimane di stretta proprietà della famiglia De Rosa, la quale deve solo attenersi ad alcuni vincoli in attesa di una eventuale notifica. Non solo, i noti imprenditori praiesi avrebbero pensato già da tempo alla stesura di numerosi progetti atti a valorizzare la zona antica che alcuni studi farebbero risalire all’età del paleolitico. Altro che Sopraintendenza. Eppure si finisce per montare un caso al giorno che, puntualmente, sfocia in attacchi sterili sui social e in pacchiani dibattiti popolari.

Come quando si fanno i processi per la foto del sacchetto di immondizia sulla strada, come quando si dichiara lo stato di agitazione per il faro che potrebbe bloccare la riproduzione dei pesci, o la presa di posizione per la richiesta di intervento di questo o quell’altro ente, anche quando la fondatezza è dubbia. Tutte azioni nobili, sia ben inteso, ma intanto sull’alto Tirreno cosentino il numero degli ammalati di tumore, di persone ammalate di tumore, cresce di pari passo all’aumento dei veleni, vecchi e nuovi, che ingeriamo ogni giorno sotto forma di aria, acqua e cibo. E che nessuno, nonostante l’enfasi mediatica, riesce a trovare il modo per togliere dalle nostre terre.

E allora, più che Italia Nostra, Italia Forza, più concretezza e meno parole, che c’è ancora tanto fare per riportare il nostro territorio ai vecchi albori di un tempo. Anche se la grotta di Torre Nave dovesse diventare patrimonio dell’umanità.