A Platì si protesta contro le dichiarazioni di Marco. Per i platiesi è meglio attaccare lo Stato che la ‘ndrangheta

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A Platì si protesta contro le dichiarazioni di Marco. Per i platiesi è meglio attaccare lo Stato piuttosto che la ‘ndrangheta

Platì sembra averci preso gusto: polemiche e titoloni di giornale oramai vanno di pari passo. Ci è ricascata qualche giorno fa, subito dopo le parole del sottosegretario Marco Minniti, che, in un riunione sui fatti accaduti a Bruxelles, aveva paragonato il livello di radicamento del terrorismo belga a quello della ‘ndrangheta a Platì. Così, l’indignazione si è impossessata dei platiesi, mai chiamati in causa da Minniti, che respingono con forza l’idea che Platì sia il crocevia della ‘ndrangheta nella Locride, dimostrando un becero campanilismo che manda all’aria anni e anni di cronaca e indagini della magistratura.

E fin qui ci poteva pure stare il sussulto di orgoglio dei platiesi che, oggettivamente, spesso sono vittime di un insensata campagna mediatica che li vorrebbe tutti mafiosi, ma se questo diventa una strumentalizzazione politica, allora no, non ha giustificazione. E la manifestazione diventa socialmente più pericolosa delle parole incriminate di Minniti.

Ma veniamo al dunque. Alla manifestazione, che si terrà domani 29 marzo 2016 alle 16:30 in piazza Duomo, seguirà la conferenza stampa nel salone parrocchiale. La Chiesa dunque supporta l’iniziativa, altra dimostrazione è la sponsorizzazione del’evento sulla pagina della parrocchia. In difesa della dignità dei platiesi.

Ma la manifestazione, però, non è affatto nata spontaneamente per senso civico, bensì da un’idea di Rosario Sergi, ex consigliere di minoranza, già candidato sindaco della cittadina, nonché esponente del movimento politico Liberi di ricominciare, il cui logo compare in molti degli annunci che circolano in questi giorni sull’evento.

Rosario Sergi, prima possibile candidato alla carico di sindaco alle prossime comunali, pare aver ceduto il passo a suo fratello Francesco, subito dopo la pubblicazione di un articolo in cui si evidenziavano i suoi fallimenti politici e quelli del suo partito. Che, tra l’altro, al momento conterebbe pochissimi iscritti, alcuni ex componenti ne indicano solo due: lui e il reggino Paolo Ferrara.

Una manifestazione, dunque, che servirà a pubblicizzare l’azione politica di Liberi di Ricominciare, che a sua volta farà leva sulla credulità popolare servendosi finanche della buona fede, si spera, degli esponenti religiosi locali. Un modo come un altro per fare continuare a fare la guerra all’unica candidata ufficiale per la poltrona di sindaco, la piddina Anna Rita Leonardi, appartenente allo stesso partito del sottosegretario Minniti.

Sergi, ormai da mesi, cerca di boicottare la giovane reggina con azioni assurde, che a volte rasentano il ridicolo. Come quella di pubblicare una poesia ricercando il nesso tra la candidatura della “straniera” e le frane di Platì, che il giorno dopo è stata distribuita su un foglio casa per casa.

Il sospetto diventa ancora più forte quando si pensa al silenzio mantenuto dallo stesso Sergi, da Liberi di Ricominciare e dai platiesi tutti quando, solo una quindicina di giorni fa, un bracciante agricolo già noto alle forze dell’ordine e parente di uno dei boss di ‘ndrangeta di Platì, era stato raggiunto da tre colpi di pistola in pieno giorno nei pressi del cimitero. In quella occasione, non solo nessuno manifestò contro l’attentatore, ma si cercò finanche di far passare la notizia in sordina mantenendo un religioso quanto inspiegabile silenzio. Più o meno simile fu la reazione della morte del giovane incensurato Francesco Sergi, avvenuta 3 mesi, per la quale, anziché indignarsi per la dinamica che ha portato all’uccisione di un 36enne, la cittadina si scagliò contro la stampa che in un primo momento aveva parlato di attentato anziché di tragica fatalità, come riportano le fonti ufficiali. 

Ad ogni modo, occorre sottolineare che la presenza della ‘ndrangheta a Platì, le cui attività non sono necessariamente da imputare a tutti i platiesi, è un dato inconfutabile ed incontrovertibile. D’altro canto la stessa dichiarazione di Minniti dimostra che non è affatto offensiva. Che il terrorismo sia fortemente radicato nel rione Molenbeek, non significa che tutti i cittadini siano terroristi. E infatti non lo sono, come i platiesi non sono tutti mafiosi, ma persone oneste e perbene.

Non ci sarebbe neppure bisogno di ribadirlo ogni due giorni, ma in Italia, si sa, tutto gira intorno a una manciata di voti. E allora, visto che il sottosegretario è del PD, perché mai lasciarsi scappare l’occasione di attaccare l’avversaria politica con un geniale (?) sceneggiata?