Processo Marlane, oggi di nuovo in aula alla Corte d’Appello di Catanzaro. Stasera un incontro con gli ambientalisti

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Processo Marlane, oggi di nuovo in aula alla Corte d’Appello di Catanzaro. Stasera un incontro con gli ambientalisti

Pubblicato su La Spia Press 

Il 19 dicembre del 2014, la sentenza di primo gradi aveva lasciato tutti, o quasi, con l’amaro in bocca. «Il fatto non sussiste», aveva tuonato il giudice, assolvendo tutti i 13 ex dirigenti della storica fabbrica tessile di Praia a Mare (Cs) imputati nel processo con l’accusa di aver provocato il disastro ambientale e la morte per tumore di oltre 100 ex operai.

La notizia, chiaramente, provocò sconcerto e rabbia tra i familiari delle vittime ed enorme soddisfazione per i legali della difesa. Ci fu, invece, più di qualche polemica, pochi giorni più tardi, in merito alla promozione dell’allora Presidente della Corte di Primo Grado, il dottor Domenico Introcaso, a Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, dove, tra l’altro, si è tenuta la prima udienza del nuovo processo.

D’altronde, le controversie hanno da sempre accompagnato l’intera vicenda, destando più volte l’atroce sospetto di una giustizia manipolata.

Nel 2011 le telecamere nascoste riprendono due ex operai seduti in un bar della zona mentre discutono di una presunta offerta avanzata dai legali dei Marzotto. Dicono che i proprietari dell’azienda vogliono risarcire i familiari delle vittime con una somma di circa 30mila auro, presumibilmente per comprarne il silenzio in aula. Effettivamente, poco più tardi la linea delle testimonianze messe a verbale diventa più morbida, e qualcuno, che prima avrebbe voluto mettere al rogo gli ex capi, improvvisamente li difende. Nel novembre del 2013, I Marzotto, di spontanea volontà e senza nessun verdetto, erogano complessivamente 7 milioni di euro. Sono 30mila euro per ciascun parente.

Il Pm ha comunque pochi elementi per infierire. L’Arpacal, l’ente regionale incaricato di controllare lo stato di salute dell’ambiente, accerta che in tre fosse scavate nel piazzale dell’ex parco industriale, ci sono effettivamente degli elementi tossici, ma non abbastanza da provocare il disastro ambientale. Perché se anche ce ne fossero sono altre, come insistono alcuni ex operai, l’Arpacal non può appurarlo, perché, dicono dalla sede, non ci sono fondi per proseguire con i lavori. Eppure esisterebbe un video in cui un ex operaio, successivamente morto proprio per un tumore, testimonierebbe di essere stato incaricato da alcuni dirigenti, per anni, di interrare i veleni nell’area circostante l’imponente struttura e ne avrebbe stilato addirittura una mappa. Ma il video non è stato mai acquisito dai giudici, nonostante le continue richieste degli ambientalisti.

Nel settembre scorso, l’ennesimo clamoroso colpo di scena. Il sindaco Antonio Praticò, ex operaio e agguerrito sindacalista ai tempi dell’intensa attività industriale della Marlane, nonché testimone nel processo, nei giorni precedenti ha avuto un incontro con i vertici della famiglia Marzotto, i quali gli hanno concesso l’acquisto di una vasta area della proprietà praiese a un prezzo estremamente vantaggioso. Il Comune, quindi, si impossessa di diversi ettari di terreno, mentre i Marzotto, in caso di sconfitta in tribunale, sarebbero esonerati da molte responsabilità, tra le quali la bonifica forzata dell’area concessa. Il patto è servito: il Comune di Praia a Mare ritira la costituzione di parte civile in previsione del processo d’Appello.

Oggi si ricomincia da qui. Gli ambientalisti della zona, alla presenza del giornalista Francesco Cirillo e dal Presidente del comitato per la bonifica dei terreni, dei fiumi e mari della Calabria, Giovanni Moccia, racconteranno le prime impressioni sul nuovo corso del processo, a cui hanno assistito stamane, questa sera, lunedì 16  maggio, a partire dalle 18.30, presso l’Hotel Calabria di Praia a Mare.