Operazione Frontiera, giustizia a senso unico: il nome del politico del Pd coinvolto coperto da omissis

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Operazione Frontiera, giustizia a senso unico: il nome del politico del Pd coinvolto coperto da omissis

(Fonte foto: www.iacchite.com)
Pubblicato su La Spia Press

Esiste una Giustizia di serie A e di serie B. Ma forse ce n’è anche una di serie C. Quel che è certo che non tutti i cittadini sono trattati alla stesso modo dalla magistratura e qualcuno sembra possa contare su una immunità che gli altri non hanno.

Succede sempre, è un copione che si ripete di volta in volta. Pochi giorni fa i Ros di Cosenza hanno arrestato Franco Muto, sanguinario boss della ‘ndrina cetrarese, che la magistratura colloca tra i dieci più pericolosi della ‘ndrangheta, dopo che, benché abbia passato svariati anni in carcere, questi aveva usufruito di una copertura decennale da parte dei pezzi deviati dello Stato. Nessun segreto, è storia nota.

Poi lo Stato decide finalmente di reagire, va a sbrogliare vecchie matasse e si accorge che effettivamente è un mafioso e non ha pagato ancora il suo conto con la giustizia. Il suo potere da tempo scricchiola, forse per via dei suoi 76 anni, forse perché la cosca adesso è retta dal figlio Luigi, a cui, differenza del padre, gli piace lo “sfruscio”, gli piace che tutti sappiano che comanda lui. Il suo potere scricchiola anche perché i cugini camorristi hanno deciso di piantare le tende qui e prendere il controllo del traffico di droga, che è l’unico settore che regge, dopo che la grave crisi economica ha fatto crollare le attività legate al pizzo e delle estorsioni.

Ma Luigi di cedere il passo non ne vuole sapere e così c’è una possibilità che gli inquirenti lo abbiano arrestato proprio adesso per soffocare sul nascere un faida ‘ndranghetistica-camorristica che avrebbe fatto più di un morto. Tutto giusto, tutto esatto.

Solo che per rendere corposa l’operazione bisognava arrestarne tanti e se ne sono presi 58 in tutto. Ma forse un po’ alla rinfusa. Hanno arrestato qualche piccolo spacciatore di paese accostandolo al più potente dei boss cosentini, lasciando fuori gli uomini piazzati sul territorio da Franco Muto in persona, Praia a Mare compreso, e non si capisce il perché. Uno degli indagati, che è un uomo ben voluto e un punto di riferimento per la comunità tortorese, sembra addirittura essere una vittima dell’entourage cetrarese e non il complice. Gli tolgono la piazza lavorativa, lo minacciano, gli fanno cadere ogni contratto sulla costa e gli impongono dove e quando andare. E’ un padre di famiglia notoriamente incline al sacrificio e marito dedito alla famiglia e al lavoro.  Eppure si ritrova con la più infame delle accuse, il reato di 416bis: associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti assicurano: è un uomo di Luigi Muto, ma da un lettura veloce dei fatti, non si capisce come e quando.

Sbattono in galera numerose persone, i loro nomi compaiono sui giornali a caratteri cubitali, senza che nessuno spieghi ai lettori che per il momento si tratta di indagati, arrestati in via cautelare in attesa del processo, tanto che la giuria popolare ha già emesso la sentenza: tutti mafiosi e asserviti al boss Muto.

L’operazione Frontiera, però, più che decapitare l’asse ‘ndranghetistico del Tirreno cosentino, è quasi certamente volta a convincere l’opinione pubblica che lo Stato c’è, lavora, e se non arresta gli altri mafiosi, quelli in giacca e cravatta, tra cui i politici, è perché sta ancora compiendo le indagini.

Sarà, ma intanto, in un secondo filone di indagine o un’inchiesta parallela, pare sia coinvolto, secondo il Corriere della Calabria, un parlamentare del PD, che non solo è ancora a piede libero ma il cui nome è coperto da omissis. Perché quando c’è la politica di mezzo, si è sempre più cauti. Alcuni testimoni di giustizia sono affidabili a metà.

Vietato sbattere il parlamentare sui giornali. Vietato pure sapere chi è. Gli spacciatori figli di nessuno in galera, il politico continua a scorrazzare con l’auto del facoltoso imprenditore per barcamenarsi tra le vie impervie della sanità alto tirrenica. Totalmente controllata dai clan,  anche da quello di Cetraro.

Ma non si fa mai riferimento alla sanità e alla politica quando si parla dei Muto. Eppure il boss fa il bello e il cattivo tempo in molte strutture sanitarie e in molti Enti della zona. Decide lui, e decide appalti, affidamenti, assunzioni, gestisce i servizi di raccolti rifiuti e ordina ogni cosa. Questo ancora la magistratura non lo dice, forse perché nei consigli comunali ancora siede qualche intoccabile. Più di Franco Muto.

E la droga piove ancora a quintali sulle nostre teste. Altro che battuta d’arresto per il narcotraffico. E anche l’usura è un fenomeno dilagante. Ma anche quello del traffico di auto. Perché, senza voler minimamente giustificare qualcuno o sminuirne la gravità, è doveroso sottolineare di come tanti, troppi, siano costretti a guadagnarsi da vivere con le attività illecite perché non sono “figli di”, “amici di”, “parenti di”. Non sanno a chi chiedere il “favore”. In troppi posti funziona ancora così. Se non entri nelle grazie del capo, sei fuori da ogni cosa. Da bandi, concorsi, concessioni, borse lavoro. E quando senti l’odore della fame e poi di fronte a te vedi sventolare i bigliettoni da cento, ti ritrovi a fare la vita dello spacciatore, distruggendo la tua e quella di coloro che ti sono vicino. Perché così ti sembra più facile vivere. Ti sembra addirittura di poter sperare in quel futuro che sembrava irrimediabilmente compromesso da quelli che delinquono alla luce del sole e che invece nessuno osa spodestare. Una illusione bella e buona, una menzogna, un inganno, che attesta, ancora una volta, come lo Stato e la Giustizia ancora oggi facciano la netta distinzione tra cittadini di serie A, di serie B e di serie C.