Pedofilia e violenza sessuale, Francesco Zanardi promuove una petizione per chiedere adeguamento delle leggi

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Pedofilia e violenza sessuale, Francesco Zanardi promuove una petizione per chiedere adeguamento delle leggi

Pubblicato su La Spia Press

La petizione è disponile in rete sul sito www.charge.org

Francesco Zanardi, presidente del primo osservatorio permanente di violenze e abusi in ambito clericale, non si rassegna e continua a lottare contro il peggiore dei crimini con ogni mezzo. Stavolta la onlus, che dal 2009 ha denunciato oltre 460 casi, si affida alla raccolta delle firme on line, che, se raggiungerà i numeri stabiliti, verrà fatta recapitare all’attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando, per chiedere l’adeguamento delle leggi italiane in materia di reati sessuali. 

Nel testo della petizione (disponibile cliccando qui), si sottolinea l’importanza di inasprire le condanne, ancora troppo clementi, e abolire i limiti della prescrizione, per evitare che i reati vengano cancellati come da un colpo di spugna dall’inesorabile scorrere del tempo.

Persino la recente introduzione del certificato anti pedofilia che i dipendenti a contatto con i minori devono esibire, come ad esempio baby sitter e docenti, risulterebbe inefficace. All’obbligatorietà, infatti, non avendo il documento effetto retroattivo, sono relegati solo i nuovi assunti; sono addirittura esenti dall’obbligo i tanti volontari che operano quotidianamente nelle parrocchie, nelle onlus o nelle associazioni sportive.

Pertanto, Francesco Zanardi suggerisce l’introduzione del metodo adottato dagli Stati Uniti per provare ad emarginare i fenomeni di pedofilia e abusi sessuali sui minori. Sul sito dell’Fbi, acronimo di Federal Bureau of Investigation (in italiano letteralmente Ufficio Federale di Investigazione), esiste il “Sex offender registry website“, ovvero, il registro in cui vengono iscritti, uno per uno, città per città, tutti coloro che hanno commesso delitti legati alla sfera sessuale. Sul portale americano i colpevoli vengono indicati con tanto di foto, nomi, cognomi, provenienza e domicilio attuale. Una mappa che, in molti casi, scongiura la reiterazione del reato.

Ed ora, al Presidente Zanardi, che già qualche mese fa aveva sollevato un polverone pubblicando una mappa delle diocesi italiane “non sicure”, non resta che attendere la risposta del web, che, solitamente, supporta e condivide in massa le battaglie a tutela dei minori.