Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale della lettera che Nunzia Lattanzio ha inviato a Papa Francesco

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Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale che Nunzia Lattanzio ha inviato a Papa Francesco

(Nella foto, Nunzia Lattanzio. Fonte foto: dal web)

Nunzia Lattanzio si era opposta alla sentenza di assoluzione nei confronti di don Marino Genova

Pubblicato su La Spia Press

Lo aveva annunciato circa una settimana fa e ha mantenuto la promessa: il consigliere regionale del Molise, Nunzia Lattanzio ha inoltrato una lettera a Papa Bergoglio per chiedere verità e giustizia sul controverso caso di Giada Vitale, l’adolescente con cui don Marino Genova, oggi assolto dall’accusa di violenza sessuale su minore, ha intrattenuto una relazione per quattro anni. La notizia è stata diramata in un comunicato stampa nella giornata di ieri.

L’accorato appello di una madre

Svestendo per un attimo i panni del politico, il consigliere di origini baresi rivolge un appello all’argentino “venuto dall’altro capo del mondo” in qualità di mamma, benché già Esperta del Tribunale di sorveglianza di Bari, Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, Giudice Onorario del Tribunale peri minorenni di Campobasso e attualmente Presidente della IV Commissione Affari sociali.

Nella missiva descrive così il suo incontro con la vittima: “Conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Sergio Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il suo diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza”. Poi le parole, nude e crude, usate per descrivere il comportamento scabroso del sacerdote: “Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, introducendola nel coro della di Parrocchia di Portocannone, per trasformarla da lì a brave nel suo ‘giocattolo’ erotico”. 

Parole di indignazione sono riservate anche al Gip Daniele Colucci, reo, secondo la Lattanzio, non soltanto di aver assolto don Marino Genova per i fatti avvenuti dal compimento del quattordicesimo anno di età della ragazzina, ma di aver giustificato la sua condotta dichiarando che l’indagato 55enne, essendo prete e non psicologo, “non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale”. 

Pertanto, Nunzia Lattanzio, invocando il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto, chiede l’autorevole aiuto della Chiesa rivolgendosi al Santo Padre, da sempre sensibile ai temi di abusi e pedofilia, chiedendo di intervenire e far luce laddove la giustizia italiana ha dimostrato di aver fallito. Sperando che tutto questo clamore possa servire anche ad attirare l’attenzione sulle altre vittime riconosciute degli uomini del clero.

Ecco il testo integrale:

“A Sua Santità Papa Francesco, nella mia qualità di mamma, già Esperto del Tribunale di Sorveglianza di Bari, già Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, già Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso, Consigliere regionale del Molise nonché Presidente della IV Commissione consiliare Affari sociali, sono a portare alla Sua riflessione quanto segue: – negli anni 2009-2010, nel piccolo borgo di Portocannone (CB), si consumava un gravissimo crimine ai danni dell’allora minorenne Giada Vitale, a causa dei reiterati abusi compiuti da Don Marino Genova, Ministro della Chiesa cattolica.

Il sacerdote, all’epoca dei fatti parroco per mandato ad adempiere dal Vescovo De Luca, ebbe infatti ad intrattenere inammissibile relazione carnale con la giovinetta di soli 13 anni; – conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte (offertole in dono dalla prematuramente scomparsa nonna paterna), rivelatosi nel tempo strumento riabilitativo privilegiato. Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del padre a soli 3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo;

Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, come già riportato, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo ‘giocattolo’ erotico; – nella fase delle indagini preliminari, il sacerdote sostenne di averla “soltanto” toccata in rare occasioni; di avviso diverso il P.M. Luca Venturi che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Tuttavia, della vicenda resta singolare l’Ordinanza di archiviazione in favore del prelato emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale (n. 224/15 ex art. 609 quater c.p.), sempre per violenza sessuale nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale. Il Giudice, suscitando indignazione e clamore, ha inteso non procedere per i fatti accaduti dopo il compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla, poiché “va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”.

Mutuando le parole del Giudice dunque, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di Dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine tali da consentirgli di avviare una relazione “consenziente” con la minore. La stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a rapporti di natura sessuale con quell’adulto. Per quanto attiene, quindi, le ipotesi di relazioni inopportune tra adulti e bambini, dobbiamo forse Santo Padre augurarci che l’intero Universo maschile possa essere popolato da soli psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore? I minori sessualmente abusati sono sempre dei ‘perdenti’, assistere però inerti al loro declino non è consentito a nessuno, ed io, come tutti quelli che prestano orecchio e cuore per ascoltare, voglio non farlo!

Per tali ragioni sono qui a invocare l’autorevole aiuto della Chiesa per il suo più Alto tramite di Dio. Se è pur vero, Santo Padre, che nessuno di noi ha la pretesa di giudicare aspramente le condotte di chicchesìa, nulla mi vieta, con la sensibilità che da sempre mi conduce verso il mondo dell’Infanzia, di poter continuare a sperare in una diversa determinazione degli uomini. Auspico quindi, fatte salve le opportune verifiche del caso, che un esemplare monito o segnale possa giungere ancora una volta dalla Santa Sede che già in passato intese rispondere a una mia richiesta di aiuto con riferimento al caso di Don Felix Cini, operante nel 2009 in Cercemaggiore (CB).

Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sacro, ed è sancito da Carte di diritto nazionale e internazionale. I minori abusati non possono essere ‘perdenti perdenti’, Le rivolgo pertanto questa mia nuova preghiera. La Giustizia Ordinaria farà il proprio corso, quella dei credenti, invece, non deve e non può attendere oltre. Giada Vitale è donna nelle sue caratteristiche fisiche, ma la sua psiche e il suo livello di maturità sono rimasti inevitabilmente compressi. La vittima di abusi sessuali per parte muore, nostro dovere difendere con amore la parte sopravvissuta, ricorrendo ad ogni strumento utile. Chiedo quindi giustizia per Giada Vitale e per tutti i bambini colpiti gravemente dalle azioni di alcuni uomini di Chiesa. In considerazione delle Sue recenti dichiarazioni del seguente tenore: “…….ferisce profondamente il cuore della Chiesa.

Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo, anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”, chiedo anche di procedere con sollecitudine! Chiedo che Don Marino Genova, al di là del giudizio degli uomini, venga sospeso dalle funzioni clericali. Nondimeno, risulterebbe doveroso procedere anche nei confronti di quegli esponenti del Clero che hanno subito condanne per pedofilia, decretandone la riduzione allo stato laicale. Importante disposizione giurisdizionale che segnerebbe una svolta necessaria per la interpretazione corretta e conforme dei diritti dei minori di età nella potestas iudicialis.

Con l’umiltà di sempre, ossequio e rispetto a Lei, mio Santo Padre.

Campobasso, lì 19 settembre 2016. Nunzia Lattanzio”