'Il silenzio degli innocenti', analisi del criminologo Sergio Caruso sui casi delle vittime di ignoranza e violenza di genere

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(Nella foto, il dottor Sergio Caruso)

L’appello di Sergio Caruso alle istituzioni: “Aiutateci a prevenire la violenza”

Pubblicato su La Spia Press

Come già riportato in questo articolo, i commenti sulla vicenda della ragazzina di Melito Porto Salvo violentata dal branco, hanno destato non poco imbarazzo agli stessi calabresi, che li hanno ritenuti fuori luogo, colmi di pregiudizi e luoghi comuni degni del Medioevo.

A tal proposito, interviene il giovanissimo Sergio Caruso, pedagogista criminologo, docente di Master di Criminologia in Calabria, nonché direttore di corso di operatore di ascolto delle vittime di violenza e consulente presso lo Sportello Antiviolenza Radici di Paola (Cs), che in una missiva inviata a La Spia Press spiega il suo personale punto di vista tracciando un quadro clinico della situazione. Senza mancare di lanciare un accorato appello alle istituzioni. Ecco il testo della lettera:

“Di vergognarsi non si finisce mai. Anche oggi ho provato sconforto e rabbia per queste affermazioni figlie solo dell’ignoranza e della stupidità più grande dell’infinito, diceva Einstein.  

Qui la mafia non trova riscontro, poiché questa tragedia ha coinvolto tutti, purtroppo. Casi simili sono accaduti da nord a sud. A Caivano, ad esempio, il delitto Piovanelli, a Roma quello dei pedofili di Termini e le baby escort del quartiere Parioli.

Ma emerge tutto lo schifo che si prova quando ancora si pensa che una donna, perché tale, deve essere a disposizione di tutti, meglio se piccola, perché poi “impara”. Letale come una pugnalata è l affermazione: «Se l’è andato a cercare il guaio. è colpa sua».

Nel pensiero comune purtroppo il  mantra della colpevolezza della ragazza stuprata, in quanto responsabile , perché bella, socievole e attraente, emerge sempre, sottolineando e commettendo una gravissima forma di violenza psicologica chiamata pregiudizio.

In Criminologia la vittima si caratterizza per la vulnerabilità che sono tutti quei fattori, fisici, psicologici e socio-culturali, che la rendono debole davanti all’offender. A 13 anni il minore non ha la capacità di determinarsi ed in qualunque contesto risulta parte lesa, facendo riferimento a tutti i casi dove subisce il danno e con grosse attenuanti anche quanto lo produce. 

Negli stupri di gruppo, in cui la violenza peggiore è il ricatto, per ottenere la sudditanza della vittima, in una piena manifestazione di violenza psicologica, emergono fattori e profili allarmanti di violenza e sadismo, per vincere la noia, per disturbi della personalità, anestesia affettiva, parafilie violente, bassa autostima, ricerca costante di conferme, tutti fattori che i soggetti hanno già sperimentato nella propria sfera socio-culturale.

In Calabria rispecchiamo il contesto italiano dove le vittime di violenza i femminicidi non si contano. Anche se non possiamo esprimere dati ufficiali poiché non esistono, abbiamo dati orientativi a sufficienza, e mi sembra che dopo l’orribile tragedia di Fabiana Luzzi non è cambiato nulla, solo false promesse. 

Ma di primaria importanza sono i traumi psicologici, a cui andrà incontro una bambina di 13 anni che, purtroppo, rivivrà questo triste dramma ancora per molto tempo.

Il mio appello, da uomo e Criminologo impegnato nella prevenzione e l’intervento contro la violenza sulle donne e minori, va a gli enti regionali, affinché principalmente possano investire sulla prevenzione, già in età evolutiva, attraverso l’educazione affettiva e l’isolamento precoce dei segnali di allarme della personalità, affidandosi ad equipe multi disciplinari.

In Calabria, oltre a a mancare i centri di prevenzione, in cui lo dico a chiare lettere “NON INTERESSA A NESSUNO E SI PREFERISCE SEMPRE FARE ALTRO” a differenza dei paesi europei 50 anni più evoluti di noi, i centri antiviolenza hanno difficoltà a reperire fondi, sono costretti a chiudere o a limitare il proprio operato. Inoltre, manca un osservatorio centrale di raccolta dati che possa coordinare l’intervento.

Non serve battersi, il petto è arrivato il momento di intervenire e prevenire.”