Identità Insorgenti, quando l'informazione 'locale' arriva prima dei quotidiani nazionali

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Identità Insorgenti, quando l'informazione 'locale' arriva prima dei quotidiani nazionali

Chissà per quella recondita motivazione, in Italia vige una regola non scritta dura a morire: le testate giornalistiche affidabili sono quelle nazionali, quelle nelle mani dei gradi nomi dell’editoria, quelle in cui piovono milioni, ai cui collaboratori, però, fatta eccezione per una manciata di redazioni, ne arrivano ben pochi. Quando arrivano.

Delle piccole redazioni, quelle che vanno avanti con le proprie forze, quelle fatte di cronisti di razza che non accettano compromessi e sono mossi soltanto dalla passione per questo lavoro e dall’irrefrenabile voglia di verità, se ne parla poco, soprattutto in termini di considerazione.

Eppure sono quelle in cui gli editori e i direttori non sono soci in affari dell’amico petroliere, nipoti del vescovo o passa veline di questo o quell’altro politico. Non stringono accordi con i potenti, non sono da essi finanziati e non hanno nulla da perdere, in termini economici.

Ma chi sta fuori dalle logiche del torbido mondo dell’informazione non può saperlo ed per questo che a volte i nani sembrano giganti dell’informazione. Anche quando lo stato delle cose è sotto gli occhi di tutti.

Questo lo sa bene l’associazione nazionale Rete L’Abuso, il solo osservatorio italiano sui reati o presunti tali avvenuti nell’ambito clericale in grado di far tremare le mura del Vaticano. E’ stata fondata nel 2009 ed è presieduta da un arrestabile Francesco Zanardi, coraggio da vendere intrappolato in un corpo esile e martoriato dalla sorte avversa, che dalle sue tristi vicissitudini personali ha trovato la forza per opporsi a un sistema subdolo e controverso. Zanardi, poco più che bambino, fu ripetutamente abusato da Nello Giraudo, sacerdote di Albenga all’epoca dei fatti, oggi spogliatosi delle sue sporche vesti.

Ma ritorniamo all’informazione e alle sue contraddizioni. Da qualche settimana a questa parte, i maggiori quotidiani tornano a parlare della storia di Diego Esposito, pseudonimo di un 40enne napoletano che da adolescente avrebbe subito per anni abusi sessuali da parte di don Silverio Mura, all’epoca guida spirituale di una chiesetta di Ponticelli. Il suo caso è seguito da anni da Rete L’Abuso.

Qualche giornale racconta i fatti come stanno, qualche disonesto lo spaccia per scoop, qualcun altro più coscienzioso dice a chiare lettere che le denunce vanno avanti da mesi, ma se ne guarda bene dal menzionare chi, tra intimidazioni e minacce, ha contribuito a tirar fuori la verità facendo a pugni con il mondo circostante. In cui, a volte, si incontra gente pericolosa.

Una su tutti: Identità Insorgenti, redazione on line che vanta qualcosa come 82mila like su facebook e un direttore del calibro di Lucilla Parlato, cronista di razza, allergica alle imposizioni, ai lecchini e ai voltagabbana, un lungo passato da collaboratrice a Studio Aperto con un contratto che non ha esitato a strappare per mettersi in proprio e omaggiare la sua Napoli. Negli ambienti giornalistici dicono che sia una macchina da guerra dell’informazione, lei che è un connubio perfetto di esperienza professionale e passione per la sua terra, un mix di lucidità e capacità d’analisi impressionante. Ma, soprattutto, è una giornalista libera.

Quando nell’autunno del 2015 scoppiò il caso Diego Esposito mise a disposizione la sua Identità Insorgenti per raccontare la tragica testimonianza. Senza fronzoli, senza ripensamenti, senza quelle attese che uccidono le notizie e chi vorrebbe portarle alla luce. Era il 25 settembre di quell’anno.

Dopo quell’agghiacciante rivelazione, nessuno si fece avanti per raccontare. Succede quasi sempre quando c’è di mezzo un alto prelato. Molte altre redazioni erano state interpellate ma si erano letteralmente rifiutate di scrivere. Si dovettero attendere altri 4 mesi e il coraggio di Ferruccio Sansa, firma storica del Fatto Quotidiano, e Antonio Crispino, collaboratore del Corriere della Sera, per continuare a dar voce alla vittima. E anche quando la questione divenne di dominio pubblico, da Trapani a Trieste, non tutti i giornalisti che si erano approcciati alla storia riuscirono a farsi pubblicare i pezzi. Anche quelli che chiamavano dai salotti patinati dei programmi televisivi, per un lungo periodo hanno disdetto inviti e mutato scalette all’ultimo minuto. Ordini dall’alto. Per un po’, Diego e i suoi tormenti dovevano tacere.

Poi arrivarono Gialuigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, che con i libri Via Crucis, Avarizia e Lussuria (in cui Rete L’Abuso viene citata nel primo e nel terzo) non solo hanno turbato i sonni di vescovi e cardinali, ma hanno pure “risvegliato” le coscienze dei colleghi.

La notizia oggi è su tutti i più importanti quotidiani e in casti casi è bene ripetere “meglio tardi che mai”, ma sarebbe altrettanto giusto che la gente sappia che le realtà editoriali autorevoli esistono anche sul web e una di queste è Identità Insorgenti. Ma la gente continua declassarle a “siti locali”, lasciandosi sfuggire notizie che un anno e mezzo dopo vedrà sulle colonne dei giornali che invece “contano”.