SICILIA | Il giornalista Paolo Borrometi furioso sul web: 'Cuffaro e Lombardo smettano di fare politica e arringare le folle'

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SICILIA | Il giornalista Paolo Borrometi furioso sul web: 'Cuffaro e Lombardo smettano di fare politica e arringare le folle'

(Nella foto, Paolo Borrometi. Fonte foto: Antimafia Duemila)
A rovinare i festeggiamenti del giornalista antimafia Paolo Borrometi (clicca qui per leggere la sua intervista) durante della consegna della medaglia d’oro, seppur involontariamente, ci hanno pensato Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, due ex presidenti della Regione Sicilia, entrambi condannati per mafia, il primo in via definitiva, il secondo attende ancora che la sentenza di Cassazione smentisca quella del secondo grado di giudizio.
Di seguito il duro sfogo apparso pochi minuti fa sulla sua pagina facebook.
“Orgoglioso per il riconoscimento ma furioso con (alcuni) siciliani! Ho ricevuto ieri un importantissimo riconoscimento, la medaglia d’oro della Regione Siciliana, la mia amata Terra.
Sono stato a Palermo ed è stata un’emozione immensa, ancor di più perché condivisa con amici che stimo come Giuseppe Antoci, scampato un anno fa ad un attentato mortale, ed i suoi meravigliosi uomini della scorta, su tutti Daniele Manganaro.
Proprio mentre arrivavo in Sicilia, però, leggevo le cronache di due eventi che hanno visto come protagonisti due condannati per mafia ed ex presidenti della Regione, Totò (detto “vasa vasa”) Cuffaro ed il suo successore, Raffaele Lombardo.
Cuffaro, dopo una condanna definitiva per mafia, ha partecipato ad un corso di formazione per giornalisti, dopo mesi che riempie piazze e teatri. Lombardo, a pochi giorni dalla sentenza di secondo grado (che gli riconosce l’aggravante mafiosa), è tornato in una manifestazione pubblica e ad arringare le folle. Entrambi non nascondono (Cuffaro si definisce un “gregario”) la propria aspirazione a fare politica.
Si, avete capito bene: a fare politica, dopo le rispettive condanne per mafia.
Per troppo tempo la Sicilia è stata schiava non solo dei mafiosi ma della cultura mafiosa, l’unica (per me) peggiore della mafia stessa.
Milioni di siciliani hanno eletto politici collusi e dato fiducia alla cultura del “diritto scambiato per il favore”.
Non si può continuare così, noi siciliani dobbiamo ribellarci nella quotidianità a questo stato delle cose, senza gesti eclatanti.
«Se le cose vanno così, non è detto debbano andare sempre così». Basta cercare esempi ed applaudirli, se poi continuiamo su questa scia.
Io non faccio politica, sono solo un piccolo giornalista che cerca di raccontare ed è angosciato nel vedere tante “coscienze ad intermittenza” nella mia amata Sicilia.
Ribelliamoci, denunciamo, indigniamoci!
Perché se c’è qualcuno che ancora oggi rivuole Cuffaro e Lombardo, allora probabilmente c’è davvero una parte di siciliani che mi fa schifo.
Sì, lo stesso schifo che mi fa la mafia, lo stesso schifo che mi fa chi urla (come Cuffaro, appunto) “la mafia mi fa schifo” ma poi l’appoggia, ci fa affari, si prende i voti.
Basta riempirsi la bocca, facciamo nomi e cognomi ed iniziamo nella quotidianità a non dare un ruolo da eroi a persone condannate.
Siciliani, nel ricordo di Falcone e Borsellino, lo saremo se non ci proclameremo “antimafia”, ma lo saremo isolando chi delinque e non manifestando stima a chi non la merita. Come Cuffaro e Lombardo, appunto: presidenti di una regione straordinaria che ancora deve crescere, lottando non solo la mafia, ma la mentalità mafiosa”.