Lettere alla redazione | Il Comune di Diamante si riappropria della palestra del Corvino, ma deve rinunciare ai 129mila euro che vantava

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Lettere alla redazione | Il Comune di Diamante si riappropria della palestra del Corvino, ma deve rinunciare ai 129mila euro che vantava

(Fonte foto: Google Maps)
“E’ giunta finalmente al temine l’annosa vicenda del debito accumulato per la gestione della Palestra Comunale sita all’interno del Parco del Corvino, oggi “Parco Fluviale Enzo La Valva”. La definizione della controversia si è avuta nel corso del consiglio comunale del 13 aprile scorso, ma per conoscere tutti i dettagli e non essere superficiali, abbiamo dovuto attendere la recente pubblicazione in APOL della delibera.
Prima di parlare di come si è conclusa, bisogna, però parlare di come è nata.
Agli inizi del 2002, l’Ente proprietario riscontrata l’incapacità o impossibilità di gestire con profitto l’intero Parco, opta per la concessione in affitto a titolo oneroso della palestra comunale, del punto ristoro e dei campi da calcetto, tennis e polivalente basket/pallavolo.
Con contratto di locazione n. 284 del 21 febbraio la palestra viene concessa in locazione al soggetto risultato miglior offerente per la “modica” somma di € 12000 annui da rivalutarsi annualmente del 10%. La vincitrice del bando è l’Associazione Sportiva Scuola Volley Diamante il cui rappresentante legale è Luraschi Franceschina, sorella di Vincenzo, Consigliere Comunale uscente e legatissimo ai vertici dell’Amministrazione, nonché madre di Giovanni e Domenico Di Simone, nomi che ritorneranno più avanti nella vicenda. Teniamoli a mente.
Pare che le offerte riconducibili alla stessa famiglia, in realtà fossero tre, era stata infatti studiata la rinuncia dei primi due a beneficio del terzo il quale si sarebbe aggiudicato il bando risparmiando 1/3 del capitale, ma dopo l’illusione della fase preparatoria delle offerte, arriva la doccia fredda. Si scopre o quantomeno serpeggia che una rinuncia dei primi due, sarebbe stata vista dall’autorità giudiziaria come turbativa d’asta e lo stratagemma non va in porto.
Nel mese di novembre del 2002, però, l’azienda veniva ceduta alla soc. Pianeta Benessere s.a.s. di Angela Nervino & C., si mormora che la decisione fu dettata dalle previsioni dell’art. 38 c.c. circa la responsabilità contrattuale solidale e illimitata del rappresentante legale e delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione. Tale operazione, mediante determina n. 168/2006, portava al subentro della predetta S.A.S. nelle obbligazioni contratte con l’Ente. Ovviamente il Funzionario/Responsabile del Procedimento che ha firmato la determina, il Segretario Comunale/Direttore Generale che fungeva da Notaio ed i Revisori dei Conti dovevano sovrintendere alla correttezza ed alla bontà ed utilità della determina, suffragata dalla volontà politica, assumendosene la piena responsabilità dinanzi alla legge.
E dove sta la responsabilità? Sta nel fatto che nella S.A.S., a norma dell’art. 2313 c.c. i soci illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali sono soltanto gli accomandatari, in ragione dell’esclusiva attribuzione in loro favore del potere di gestione della società, laddove dispongano di un patrimonio aggredibile, ovviamente. Pertanto in caso di morosità il credito sarebbe stato, con evidente probabilità, inesigibile e chi ci garantisce che tale situazione non fu studiata a tavolino?
Successivamente con determina n. 15/2007 l’Ente autorizzava un nuovo passaggio di mani, questa volta a beneficio della Società B&B Centro Benessere e Bellezza s.a.s. di Angela Lombardi. Non è dato sapere cosa spinse la rappresentante legale della prima S.A.S. a cedere l’oggetto sociale, ma è facile intuire che fosse conscia della responsabilità contrattuale in capo al socio accomandante e la situazione già precaria dell’azienda poté contribuire alla scelta.
Negli anni, quindi. è cambiata la forma societaria dell’affittuario, il nominativo del Rappresentante Legale, ma non quello del socio accomandatario, o almeno uno di questi, cioè Domenico Di Simone.
I pagamenti dei canoni avvengono nelle modalità pattuite fino alla seconda rata quadrimestrale del 2008, ma l’Ente non fa praticamente nulla per esigere il debito, almeno fino al 29/12/2012, quando avvia l’iter di costituzione in mora e di rilascio dell’immobile.
Al fine d’inquadrare bene i fatti è bene precisare che a maggio 2007 era diventato sindaco Ernesto Magorno, poi riconfermato a maggio 2012 e fino alla sua decadenza per sopraggiunta incompatibilità deliberata dal Consiglio Comunale a settembre 2013.
Nel frattempo, a febbraio 2014 scadono i 9 anni di contratto e lo stesso non viene rinnovato per morosità. Passa ancora un anno e l’Ente per mano del funzionario responsabile accertato il mancato pagamento delle morosità ed il mancato rilascio dell’immobile, provvede a sollecitare la regolarizzazione della situazione. La replica è affidata al legale di controparte che riconosce una morosità di circa 50.000€ (le cui modalità di calcolo appaiono a noi sconosciute) che la Società è disposta pagare rate mensili di € 1000, di cui € 500 in contanti ed € 500 in “prestazioni sociali agevolate a soggetti appartenenti a fasce deboli, indicati dall’amministrazione”. Offrendo quindi alla parte tecnica dell’Ente la possibilità di fare cassa ed alla parte politica di fare clientela elettorale. Tale proposta transattiva, però, veniva rigettata dal Comune, forse perché troppo rischiosa per le anomale modalità di pagamento, oltre che inferiore alla metà di quanto preteso dal Comune e dovuto esclusivamente a canoni non pagati, rivalutazione annuale ed all’impossibilità di scomputare eventuali lavori eseguiti, per come da contratto.
Nel mese di novembre dello stesso anno, all’Ente perviene una nuova proposta transattiva nella quale, in premessa venivano contestate le modalità di calcolo della morosità, in quanto la rimodulazione del canone era avvenuta in difformità rispetto a quanto previsto dalla Legge 392/1978. Veniva fatto presente, inoltre, che la Società era in liquidazione per l’impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale, che il patrimonio sociale era costituito esclusivamente dalle attrezzature e che la rappresentante legale non disponeva di reddito e patrimonio per far fronte alle obbligazioni contratte. Insomma, tutto come previsto.
Alla luce di quanto evidenziato Pianeta Benessere s.a.s. s’impegnava a restituire la struttura e tutte le attrezzature in essa contenute dalla stessa valutate in € 75.000, sebbene non sia chiaro come alcune attrezzature possano valere a prezzo di realizzo e dopo svariati anni, più di quanto costino a prezzo di listino.
L’Ufficio Tecnico, a Luglio del 2016 attestava che addirittura l’insieme dei beni ed attrezzature avesse un valore di € 100.000 e che quindi la proposta transattiva era congrua. Questa anomalia veniva notata dal Revisore contabile che non forniva parere positivo, l’approvazione della delibera veniva rinviata e si rendeva necessaria una perizia giurata di stima. La perizia fu affidata all’Ing. Valeriano Capano, il quale attestò che i beni presenti nella palestra valevano poco meno di € 75.000. Tale valutazione smentiva l’Ufficio Tecnico, ma dava validità allo schema allegato alla proposta transattiva, sebbene la stessa presentasse le anomalie sopra evidenziate.
Il 13 aprile scorso si è finalmente chiusa la vicenda con l’accettazione della proposta transattiva, atteso che secondo il nuovo conteggio, alla luce di quanto effettivamente dovuto, di quanto effettivamente versato e del computo di una indennità di ritardata restituzione dell’immobile pari a € 10.000 (comunque non riportata nel prospetto riepilogativo presente in delibera e che quindi non si capisce se, come e quando dovrà essere versata), il debito residuo ammontava a circa € 73.000.
E’ però doveroso sottolineare che nel frattempo, almeno dall’autunno 2010 ad oggi si è svolta attività sportiva legata al fitness ed alla pallavolo che ben pochi costi ha comportato trattandosi nel caso del volley per lo più solo di attività giovanile, a fronte di ingenti entrate dovute al pagamento delle quote associative per la pratica sportiva, è palese e notorio, infatti che le prestazioni non fossero erogate a titolo gratuito.
Ora torniamo ai nomi fatti all’inizio. Fra gli istruttori di fitness e volley, che di certo non lo facevano per hobby, risultavano anche Domenico Di Simone, socio della Società affittuaria nonché fratello del braccio destro del Consigliere Comunale Marcello Pascale ed Antonio Suriano, fratello dell’Assessore, oggi Consigliere Comunale Francesco Suriano. Appaiono quindi, evidenti corresponsabilità politiche anche nella tardiva risoluzione della questione.
Non è dato sapere se l’immobile è stato nel frattempo riconsegnato al Comune e come sarà gestito d’ora in avanti, certo sarebbe scandaloso se un domani, magari con qualche altra alchimia, si facesse rientrare dalla finestra chi è uscito dalla porta senza risarcire un euro”.
LETTERE FIRMATA