Giornalismo in Calabria | Finisce una lunga e tormentata agonia: Cronache delle Calabrie chiude e manda tutti a casa

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La crisi di Cronache delle Calabrie è irreversibile, in serata arriva la conferma di una morte annunciata: il giornale chiude, si va tutti a casa, lasciando un terribile vuoto in chi aveva creduto anche solo per un attimo nell’ambizioso progetto che, dopo tutto, aveva le carte in regola per essere realizzato.
E’ il luglio scorso. L’editore Francesco Armentano, rappresentante legale della Top Press srls, incontra i cronisti uno per uno. Li vuole scegliere per il suo nuovo giornale, quello che editerà prima a fine agosto, dirà, poi a partire da ottobre di tre mesi più tardi.
Le premesse ci sono tutte: nessun comunicato stampa e nessuna censura, i pezzi vanno sapientemente lavorati e possibilmente con notizie che sarebbero dovute uscire prima che sulle altre tre testate concorrenti. In sostanza, chiedeva, Armentano, reduce della fallimentare esperienza di Cronache del Garantista, che i cronisti facessero il loro sporco lavoro, scovare notizie e darle in esclusiva sulle colonne della sua nuova creatura ideale.
Sapevano tutti quello a cui andavano incontro, persino il sindacato dei giornalisti aveva rilasciato un comunicato in cui quasi prendeva giustamente le distanze dall’iniziativa con un monito dal retrogusto di presagio.
Ma spiegare i motivi per cui un cronista accetta suo malgrado di buttarsi a capofitto in un’esperienza simile è piuttosto difficile da spiegare, incomprensibile ai più, e oltretutto ciò non rende meno amara l’intera vicenda.
E’ 19 ottobre, a Confidustria Cosenza una sala gremita di persone assiste alla conferenza stampa per il lancio di Cronache delle Calabrie. C’è il direttore, l’illustre Paolo Guzzanti, papà di Corrado e Sabrina, c’è il sindaco Mario Occhiuto e chiaramente Armentano. Poi ci sono i caporedattori, i redatori e i collaboratori esterni. Si riconoscevano tra il pubblico perché avevano il petto gonfio di orgoglio e soddisfazione. Si riconoscevano dal sorriso speranzoso, dagli occhi lucidi e gli sguardi complici.
Sette giorni più tardi, il giornale esce nelle edicole della Calabria. Non in tutte, perché i budget sono bassi per non strafare, i redattori sono soltanto 13, ma garantiscono il lavoro di 26, e i collaboratori si affannano a trasformare in notizia ogni minima scartoffia, pur di beffare la sorte e far prendere il volo a quel giornale.
Passano i giorni, poi le settimane, il 26 del mese successivo non viene accreditato nessuno stipendio. «E’ tutto sotto controllo – fanno sapere – è una mera questione burocratica». Ma i dipendenti rimangono senza stipendio anche per le festività di Natale. A metà gennaio, a nemmeno tre mesi dalla nascita, Cronache delle Calabrie viene scosso dal primo stato di agitazione. Per un attimo, sembrava che tutto potesse risolversi, Armento paga il primo e anche il secondo stipendio ai soldatini rimasti nella trincea redazionale, poi il nulla. Ai collaboratori esterni invece non verrà mai corrisposto un euro ma per prendere tempo viene offerto un contratto da fame, ad altri nemmeno quello. Fatto sta che agli inizi di febbraio, la situazione è già abbastanza chiara a tutti.
A fine marzo una folta delegazione della zona del Tirreno e dello Ionio annuncia che cesserà la sua attività giornalistica in caso di mancato pagamento entro dieci giorni. I soldi non arrivano, com’era immaginabile, ma arriva la risposta di Armentano, il quale riferisce che forse entrerà in società un nuovo socio con una grossa disponibilità economica. Qualcuno se ne va, gli altri garantiscono l’uscita del giornale ancora per una settimana. Poi lo sciopero. Dapprima sono cinque giorni, poi dieci, poi viene proclamato ad oltranza.
Nel frattempo, fa sapere sempre Armentano, si stanno concretizzando gli accordi. Ma ormai nessuno ci crede più.
Nel tardo pomeriggio di oggi arriva la notizia dela chiusura del licenziamento collettivo, che la maggior parte dei diretti interessati apprende proprio dalla stampa.
Proprio come accadde tre anni fa a L’Ora della Calabria, e a Cronache del Garantista l’anno scorso, il quotidiano Cronache delle Calabria cessa di esistere e decine di madri e padri di famiglia tornano disoccupati, mentre il giornalismo in questa terra insiste nella sua lunga e tormentata agonia.
Sipario.