Pd | Sul Tirreno la corsa al potere provoca la spaccatura insanabile, il partito al collasso

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La goccia che ha fatto traboccare il vaso l’ha versata ieri il consigliere di minoranza del Comune di Cetraro Carmine Quercia, recentemente nominato in assemblea nazionale del Partito Democratico. Con un post su facebook ha ufficialmente dichiarato di sostenere il candidato sindaco di Paola, Pino Falbo, proprio mentre la campagna elettorale paolana vede protagonista lo schieramento piddino facente capo a Graziano Di Natale, compagno di partito.
Di Natale, questo è noto, non raccoglie molte simpatie nel partito di Renzi perché poco incline agli ordini dello schieramento che ha delle gerarchie ben definite e poi perché con la sua guerra alla Provincia nei confronti del sindaco Mario Occhiuto si è attirato troppe attenzioni su di sé, spodestando dalla scena i vecchi sgomitatori che già sono proiettati verso le elezioni politiche.
Elemento di disturbo, Di Natale dopo aver consegnato 5400 voti ponderati alla lista del piddino Franco Iacucci alle scorse elezioni provinciali, si è visto dare il benservito dall’ex uomo di fiducia di Mario Oliverio, che non solo non gli ha ancora affidato la vicepresidenza come da accordi, ma lo ha anche umiliato nella sua città, quando durante i solenni festeggiamenti per San Francesco di qualche giorno fa, a rappresentare la Provincia è stato chiamato Gianfranco Ramundo, eletto tra le fila di Italia del Meridione (clicca qui per leggere l’articolo).
In controtendenza è l’ex Ministro Beppe Fioroni, esponente nazionale del PD, che tre giorni fa è venuto a Paola per aprire la campagna elettorale del genero di Mario Pirillo. In piazza del Popolo, davanti a centinaia di presenti, ha parlato di componenti del Pd che ledono al loro stesso partito, di politici in combutta con i clan ‘ndranghetisti e di cliniche private le cui sorti si decidono n certe stanze del potere. Sulla piazza scende il gelo (clicca qui per leggere l’articolo). Al fianco dei due, nessun esponente regionale di partito.
L’altro uomo di punta del Pd “bistrattato” sarebbe Giuseppe Aieta, ripetutamente elogiato dalla stampa per la sua estraneità a vicende legate del suo territorio legate alla criminalità. Sarebbe lui, giovane, caparbio e amato dalla gente, il piddino da candidare alla Camera alle prossime politiche, ed è per questo che anche lui negli ambienti comincia ad essere mal digerito.
Ernesto Magorno, nonostante gli sforzi, pare definitivamente fuori dai giochi. Sebbene continui ad essere segretario regionale del partito per non dare adito a polemiche, Renzi non gli avrebbe perdonato né il catastrofico risultato del referendum di dicembre scorso né i gossip generati da alcune pesantissime rivelazioni giornalistiche. Ma Magorno non s’arrende e continua imperterrito a tessere accordi e rapporti in vista delle temutissime elezioni, senza riscuotere un grande successo.
Non s’arrende nemmeno Enza Bruno Bossio, che non avrebbe rapporti idilliaci con Renzi ma sarebbe il punto di riferimento politico di Quercia. Suo marito Nicola Adamo è continuamente in campagna elettorale e, vecchio del mestiere, punta sul rapporto con i vari sindaci, purché senza troppe aspirazioni, da cui prendere i voti. Ma tra la gente, i due consorti non godono di particolar simpatie. Prova ne sono gli ultimi incontri sull’alto Tirreno dove i partecipanti hanno spesso protestato con urla e fischi.
Risultato: è un tutto contro tutti che sta indebolendo il Partito Democratico, facendogli perdere credibilità e consensi. Non è neppure escluso che dalla bagarre prenderanno vita nuove aree politiche.