Assoluzioni processo Plinius, parla Agostino Iacovo: 'Io in galera da innocente, oggi credo nella giustizia'

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Assoluzioni processo Plinius, parla Agostino Iacovo: 'Io in galera da innocente, oggi credo nella giustizia'

(Nella foto, Agostino Iacovo)
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All’alba del 13 luglio 2013 l’alto Tirreno cosentino sembra il set cinematografico di un film, luci, sirene e arei che sorvolano sulle teste spezzano il sonno dei cittadini. In realtà è tutt’altro che finzione, un’operazione antimafia dei Carabinieri denominata Plinius porta al’arresto di 38 persone, tra cui l’allora sindaco di Scalea, Pasquale Basile, 5 assessori comunali e il capo dei vigili urbani. E’ il caos. Sei mesi più tardi il Consiglio dei Ministri delibererà lo scioglimento per mafia del consiglio comunale scaleaoto. Secondo le accuse le istituzioni hanno prestato il fianco all’arroganza della storica ‘ndrina locale, che grazie ai suoi uomini sparsi sul territorio, continua a dettare legge.
Ma per molti imputati oggi è stato il giorno del riscatto. Insieme alle riduzioni di pena, revoca delle pene accessorie e riqualificazione del capo d’imputazione, com’è successo proprio con l’ex sindaco Pasquale Basile, dalla sentenza del processo d’appello sono arrivate anche ben 9 assoluzioni. Tra i destinatari del verdetto anche al cetrarese Agostino Iacovo, a cui in primo grado di giudizio erano stati inflitti 4 anni e 8 mesi di carcere. Oggi invece, i giudici del Tribunale di Catanzaro lo hanno assolto perché il fatto non sussiste.
«Esprimo grande soddisfazione per la sentenza della Corte d’Appello – ha fatto sapere Iacovo alla nostra redazione -, giunta dopo quattro anni di tormenti e sofferenze, in cui mi avevano cucito addosso l’infamante marchio del mafioso». Poi ha aggiunto: «Per fortuna mi sono imbattuto in giudici attenti e scrupolosi, che grazie alla difesa dei miei avvocati, Nicola Guerrera appartenente al foro di Paola, e Salvatore Staiano, appartenente al foro di Catanzaro, sono riusciti a cogliere gli errori di valutazione commessi dal tribunale di Paola, che mi aveva condannato da innocente».
In ultimo, Agostivo Iacovo dichiara: «La Calabria è certamente una terra difficile, soprattutto per chi svolge l’attività di imprenditore. Molto spesso i contatti si rivelano nocivi, come è successo nel mio caso. Ma per via del mio lavoro ho conosciuto migliaia di persone e con loro ho parlato al telefono, senza sapere chi realmente si celasse dall’altra parte del telefono. Così, una conversazione male interpretata mi aveva fatto finire in carcere per 5 mesi, con il rischio di doverne passare dentro altri quattro anni. Oggi più che mai credo nella giustizia».