Monsignor Domenico Sigalini: 'Sbagliato ridurre i preti pedofili allo stato laicale'

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Monsignor Domenico Sigalini: 'Sbagliato ridurre i preti pedofili allo stato laicale'

(Nella foto, Domenico Sigalini. Fonte foto: dal web)
di Francesco Zanardi
Secondo un’intervista pubblicata da La fede quotidiana monsignor Domenico Sigalini alla domanda “Cosa ne pensa della pedofilia nel clero?” avrebbe risposto:
Un orrore e un crimine orrendo e chi sbaglia deve pagare. Un prete che si macchia di questo è moralmente più grave. Però, lo ripeto, io non seguo il consenso e dico che è un errore e sbagliato ridurre allo stato laicale il prete pedofilo. Perché, ridotto alla stato laico e una volta maestro di ginnastica, per esempio, state certi che cambierà inclinazione?
Nessuno buonismo e chi sbaglia paghi, ma anche per il sacerdote pedofilo non è pensabile una condanna a vita e per sempre. Non diciamo che l’ergastolo è inumano? Io non sono affatto un protettore di preti pedofili, ma un vescovo prima di tutto è padre per il sacerdote e in caso di abusi io non devo denunciare. Ci deve pensare in prima battuta il genitore e solo dopo tocca al vescovo”.
Certo, contraddizioni a parte, il pensiero di Sigalini è chiarissimo e sembra essere ben cosciente del fatto che il prete pedofilo anche se viene ridotto allo stato laicale continuerà ad abusare e noi siamo pienamente d’accordo con lui, lo è anche la comunità scientifica che paragona il profilo del pedofilo a quello del serial killer. Tuttavia va anche detto che generalmente il maestro di ginnastica o l’allenatore di pallone vengono denunciati mentre i preti no, quelli vengono coperti dalla chiesa proprio come ha fatto un suo collega che evidentemente la pensava come lei, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, promosso poche settimane fa da papa Francesco nuovo prefetto della Congregazione della dottrina della Fede. Ladaria è accusato di aver coperto il prete pedofilo don Gianni Trotta, ridotto in tutto silenzio dalla chiesa allo stato laicale e effettivamente, come dice lei, arrestato nei panni dell’allenatore di calcio.
Mi sfugge però quale sia la morale, forse che per denunciare i preti pedofili dobbiamo prima trasformarli in allenatori di pallone?
Siamo pienamente d’accordo anche sul fatto che i preti pedofili non vadano ridotti allo stato laicale, d’altra parte la chiesa li copre ed è troppo comodo scaricarli solo quando su loro si posa l’attenzione della magistratura, è giusto che la chiesa continui ad assumersene anche l’onere, d’altra parte perché spretarli, stupravano i bambini, mica dicevano male la messa. Su questo andrebbe aperto tutto un altro capitolo.
Siamo anche d’accordo sul fatto che non vadano condannati all’ergastolo, vanno curati e tenuti sotto controllo, magari evitando di reintegrarli nuovamente a contatto con minori come don Turturro, don Bruno Puleo e molti altri.
Siamo anche d’accordissimo sul fatto che la famiglia debba denunciare: sì ma la famiglia deve anche essere informata. Solitamente la famiglia si rivolge in prima battuta proprio alla chiesa, al parroco o al Vescovo, ed è “tranquilla” sul fatto che “ci penseranno loro” ad affrontare tutto bene. Come la mettiamo quando capita che un vescovo zitto zitto sposta il prete ma non avvisa la famiglia in modo che possano denunciarlo?
In questo caso anche il vescovo che insabbia deve pagare?
Lei stesso dice che dopo la denuncia della famiglia segue quella del vescovo, quanti di voi hanno denunciato in questi anni?
L’ultimo dubbio, ma quando dice che “un vescovo prima di tutto è padre per il sacerdote” se poi abbandona così le vittime, che cosa è per loro? Una di quelle madri poco raccomandabili?

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