Il Pubblico Ministero chiede 15 anni di carcere per padre Dino

0
Il Pubblico Ministero chiede 15 anni di carcere per padre Dino

(Don Dino il giorno del suo arresto. Fonte foto: Tusciaweb)
Per la cronaca è don Dino, ma a Praia a Mare (Cs), quell’angolo di Calabria dove ha esercitato per anni le sue funzioni sacerdotali, Placido Greco è conosciuto e ricordato da tutti come padre Dino, carismatico e integerrimo professore di religione alle medie di Praia a Mare, tanto che ancora a oggi, a più di due anni dallo scandalo, c’è chi non riesce a credere a quanto si è scoperto.
E ora, dopo oltre mesi e mesi di indagini condotte dalla Procura di Roma, qualche giorno fa il Pm incaricato ha chiesto una condanna esemplare, da scontare con 15 anni di carcere e 150mila euro di ammenda. Secondo le accuse mosse della magistratura, il prete ha compiuto ripetutamente abusi su ragazzini minorenni alla stazione Termini in cambio di pochi spiccioli, e li avrebbe fotografati anche durante i rapporti sessuali. Gli scatti li avrebbe conservati nel computer della casa romana che gli inquirenti hanno definito idealmente divisa a metà: da un lato Bibbie, Rosari e immagini sacre, dall’altra un vero e proprio festival della pedopornografia, celebrato con oltre 1700 foto inequivocabili. Per lui le accuse variano da produzione e detenzione di materiale pedopornografico alla prostituzione minorile.
Ma per Placido Greco potrebbe non essere ancora arrivato il peggio. Quando nel maggio del 2015 venne tratto in arresto, gli inquirenti ipotizzarono non un caso isolato, ma una vera e propria rete di pedofilia finalizzata all’adescamento e all’induzione alla prostituzione di bambini pagati anche a 10 euro. Le violenze si sarebbero consumate nei vagoni dismessi della ferrovia. L’inchiesta quindi si allarga e se le accuse venissero confermate la pena potrebbe inasprirsi.
Messo di fronte all’evidenza, Greco aveva ammesso di provare attrazione per i giovani ma di non essere un maniaco sessuale di bambini. Quanto alle foto di ragazzini nudi, aveva provato a giustificarsi dichiarando di aiutare i soggetti delle immagini ad entrare nel mondo del porno. E che non sapesse fossero minorenni.
Ma dalle scoperte degli investigatori, sembra proprio che il sesso fosse il suo chiodo fisso. Senza tralasciare la sua indole di sacerdote. Il diavolo e l’acqua santa nello stesso corpo. Nel pubblico don Dino, nel privato Gabriele Doni, pseudonimo usato per redigere un romanzo erotico, una variamente blasfema della Bibbia, dove, manco a dirlo, i dodici apostoli sono sostituiti da una dozzina di ragazzini.
Chi assiste alle udienza parla di un Placido Greco affranto che rifiuta l’idea di essere definito pedofilo, provando a rimanere ancorato agli specchi come può: «Non ho mai pagato nessuno, ho fatto sesso in stazione solo tre volte ma non conoscevo l’età. Vado spesso lì perché c’è gente che ha bisogno di aiuto, faccio beneficenza». E le quasi 2mila foto sul pc? «Mica reato è reato guardare una foto». Perché il diavolo, in fondo, sa sempre come vanificare gli effetti dell’acqua santa.

Clicca qui per seguire la pagina facebook La Lince e rimanere sempre aggiornato