Turismo, sicurezza e salute: sull'alto Tirreno cosentino la peggiore estate di sempre

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Turismo, sicurezza e salute: sull'alto Tirreno cosentino la peggiore estate di sempre

«Finché c’è lui si sta tutti bene», diceva un uomo ripreso a telecamere nascoste in una inchiesta del giornalista Antonio Crispino realizzata poco prima dell’arresto del boss Franco Muto. E la dichiarazione dell’uomo, che allora venne comprensibilmente derisa, oggi merita una seria e profonda riflessione.
Non è che quando c’era lui si stava bene, ma certamente oggi, che è detenuto presso il carcere in regime di 41bis, si sta anche peggio, dal punto di vista della sicurezza. Almeno è questo ciò che riferiscono decine di commercianti della costa che si sono lasciati andare a lunghi sfoghi, pur preferendo l’anonimato per ovvie ragioni.
In pratica, è accaduto questo. Lo storico boss cetrarese ha mantenuto inviolabile la piazza della droga per anni: a parte qualche carico della Camorra nei giorni agostani di massima confusione, nessuno ha mai potuto interferire negli affari di spaccio a casa nostra. La camorra ha usato quasi esclusivamente la costa altotirrenica per mandare in villeggiatura (spensierati) le decine di latitanti e le loro famiglie, che pure con il tempo hanno lasciato il segni. Anzi i segni, a volte quelli delle pallottole, altre quelle delle coltellate.
Poi la (pseudo) svolta: il 19 luglio dell’anno scorso i Carabinieri arrestano il boss, suo figlio Luigi e qualche presunto affiliato che avrebbe funto da guardiano agli affari della costa. La camorra, che già spingeva da tempo per la conquista del territorio, ha la strada spianata. E un anno di tempo per organizzarsi. Risultato: da Tortora a Paola (solo perché altrove non sappiamo) numerosi commercianti, e non solo, sono pronti a giurare di aver lavorato in un clima quasi di terrore. Qualcuno, addirittura, ha deciso di chiudere definitivamente i battenti per non dover subire nuovamente soprusi e angherie.
Ma cosa c’è di vero in tutto questo? C’è un numero imprecisato di aggressioni non denunciate, di episodi in cui sono emerse armi, maggiormente pistole, tenuti nascosti «se no poi i turisti non arrivano». E le forze dell’ordine? Lasciate sole a gestire un territorio vastissimo su cui sono arrivati, oggettivamente, più turisti di quanti ci si aspettava. Sbattute da un posto all’altro senza nemmeno avere il tempo di respirare.
Ma chi ha un po’ di buon senso e civiltà, non tornerà ugualmente. Perché i casi di violenza, numerosi come non mai, non sono stati l’unica cosa ad essere insabbiati. Con pessimi risultati. Prendiamo ad esempio il mare. Croce e delizia dei nostri luoghi, continua a subire le conseguenze dell’idiozia umana, per colpa dela quale le acque vengono usate a mo’ di discarica, gettandoci dentro ogni cosa. E l’imperizia di certi amministratori, che, non sapendo come fare, anziché prenderne atto e trovare una soluzione, hanno risposto a suon di repliche e musi lunghi, negando persino l’evidenza. Perché negare, si sa, in Calabria a volte ripulisce pure i fondali dai rifiuti tossici. In nemmeno 15 giorni. Ma il rumore delle unghie sugli specchi si è sentito ugualmente fino allo svincolo autostradale di Lagonegro nord. Nel frattempo, le foto di cittadini e turisti postate sul web hanno disintegrato ogni flebile convinzione.
Ma passiamo alla sanità. Alla sanità pressoché inesistente. Quella pubblica. Per fortuna che ci sono i privati (!?!). L’ospedale di Praia a Mare alla sua sesta stagione estiva in vesti di capt ha potuto fare poco. Che è sempre più di quello che potrebbe fare, viste le scarse risorse a disposizione. Ma ora riaprirà, dicono. L’anno prossimo scriveremo un’altra storia, dicono. Per quest’anno invece, la cronaca sulla sanità ci ha regalato un morto presumibilmente caduto da barella, una bagarre che ha mandato in stad by il reparto di ginecologia di Cetraro per quasi 48 ore, la sospensione del servizio del 118 affidato precedentemente alla Misericordia di Diamante, un’ambulanza divorata dalle fiamme e un paio di morti in attesa di un’ambulanza che non è arrivata in tempi ragionevoli. Tutto sommato, un’estate nella norma. Come tante negli ultimi anni.
E che dire dell’immondizia? Non diremo niente, sul degrado legato ai rifiuti pare sia già stato detto e mostrato ogni cosa. Tanto poi in fondo, basta avere un amico in un giornale per convincere i turisti che qui va sempre tutto bene e che le nostre bellezze sono più belle di tutte le altre. Abbiamo persino il festival tra i più belli al mondo. Abbiamo la spiaggia più bella (ma interdetta) della regione. Abbiamo avuto pure nove di milioni di turisti (NOVE MILIONI, che neanche a Lourdes da gennaio a dicembre). E almeno la metà sarà passata dall’alto Tirreno a salutare un latitante, a farsi il bagno tra la puzza dei depuratori o a sfidare la sorte con una sanità che non c’è. O a godersi un’offerta turistica improntata su sagre e bancarelle
Ma che vadano a farsi benedire sicurezza, salute ambiente, l’importante è che i turisti hann purtat e’ sord! 

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