Calabria, l'etica di una giustizia dei Mimmo Lucano indagati e dei potenti graziati

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Calabria, l'etica di una giustizia dei Mimmo Lucano indagati e dei potenti graziati

Da giorni sul web è scoppiata l’ennesima bufera, mai come questa volta giusta nei contenuti: perché indignarsi per una indagine sul sindaco di Riace Mimmo Lucano, benché promotore di un irripetibile modello di accoglienza? Non è forse un cittadino come tutti gli altri? Non è forse diritto di tutto comprendere come sono stati spesi i soldi pubblici? E, ancora, qual è il problema se la Procura apre un’indagine se un cittadino poi può provare la sua innocenza?
Il problema è che nessuna di queste domande attiene al dissenso della maggior parte di chi si professa indignata per le ipotesi di reato a carico di Lucano.
Partiamo da noi, senza andare troppo oltre. Quando nella nostra redazione è arrivata la notizia dell’indagine su Lucano, già da tempo nell’aria, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: «Prima o poi doveva succedere». Lo abbiamo detto sconfortati, quasi rassegnati.
Perché a noi va benissimo che si faccia luce sui fondi destinati agli immigrati, che lo si faccia ipotizzando reati anche per persone apparentemente integerrime come Mimmo Lucano, per il quale noi nutriamo fino a prova contraria grande stima e fiducia, ma cominciando ad avere una certa esperienza giornalistica sulle spalle, forti di centinaia di migliaia di pagine di faldoni mandate giù nel cuore delle notti, ci aspettavamo che indagassero prima qualcun altro.
In sostanza, ci siamo semplicemente chiesti il perché su Riace la giustizia arrivi puntuale e precisa a fare il suo dovere, mentre in ogni altro angolo di questa stramaledetta regione, delinquenti d’alto rango e certi politici, che molto spesso sono la stessa cosa, continuano a godere di ogni sorta di immunità.
Chiedete ai giudici dove sono le indagini sui sindaci, sui consiglieri regionali e sui parlamentari calabresi, passati e non, in stretti rapporti con la ‘ndrangheta. Rapporti comprovati. Provate a chiedere ai giudici calabresi dove sono le indagini dei figli di papà assunti nella pubblica amministrazione, sugli appalti truccati a firma dei mostri sacri della politica nostrana, chiedete ai giudici se conoscono i giri di cocaina che passano dagli uffici della Pubblica Amministrazione, chiedete pure dove finiscono le migliaia di denunce dei cittadini che puntualmente rimangono inascoltate. Già che ci siete domandate anche il motivo per cui su cento, mille, diecimila pagine agli atti, alcuni nomi sono coperti da omissis e altri no. Chiedetelo a Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, se l’indagine che li riguarda e che parla di malavita organizzata a Cosenza contiene solo i loro due nomi o se ce ne sono altri che, a differenza dei loro, sono stati accuratamente protetti dalla bulimica curiosità dei giornalisti. E a proposito di Cosenza, chiedete se sanno qualcosa sulle logge massoniche deviate. Chiedete se s’è mai visto un arresto nella sanità per l’affidamento di appalti a ditte amiche dei boss.
Ma voi l’avete mai sentita una indagini sui brogli miliardari di certe cliniche private in Calabria?
E adesso l’indagine su Lucano. Perché i fitti delle case sono schizzati a 300 euro, che nelle località balneari non bastano nemmeno per il fitto del box auto. Perché nelle cooperative ci sono state assunzioni a chiamata diretta, quando nei Comuni si sono sistemata intere generazioni. Perché su certe contabilità non c’è trasparenza, quando in certi Comuni hanno perso il conto di quanto si sono fottuti alla luce del sole.
E voi la chiamate pure giustizia quella di una regione in cui gli unici colpevoli sono sempre e solo i ladri di galline.

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