Relazione Dia, 2° semestre 2016: «Così funziona la 'ndrangheta in Calabria»

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Relazione Dia, 2° semestre 2016: «Così funziona la 'ndrangheta in Calabria»

In linea di continuità con quanto delineato nel precedente semestre, le evidenze giudiziarie ed investigative che hanno caratterizzato la seconda parte del 2016 hanno posto un tassello importante nella qualificazione della strategia complessiva della ‘ndrangheta, evidentemente orientata verso un consolidamento della struttura associativa.
Così, se da un lato la Sentenza della Corte di Cassazione del 17 giugno, nel suggellare l’inchiesta Crimine, ha sancito la portata verticistica del fenomeno ‘ndranghetista, sottolineandone l’unitarietà sia sotto il profilo organizzativo che sul piano propriamente decisionale, dall’altro l’operazione “Mamma Santissima”, condotta il successivo mese di luglio dall’Arma dei Carabinieri, ha fatto luce su una struttura direttiva “segreta” dell’organizzazione.
La messa a sistema delle risultanze giudiziarie e investigative profila, sul piano generale, la fisionomia di un’organizzazione chiaramente di tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli, provvista di organismi di vertice e allo stesso tempo ramificata nella società calabrese e non solo, perché “… presente ed operante in forma unitaria sul territorio della provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed all’estero, costituita da numerosi locali, caratterizzata da strutture distaccate a carattere intermedio, articolata in tre mandamenti e dotata di organo collegiale di vertice denominato Provincia…”.
Le motivazioni della citata Sentenza della Cassazione, depositate il 30 dicembre, sono emblematiche: dalla Provincia di Reggio Calabria parte tutto e tutto il mondo ‘ndranghetista deve dare conto alla Provincia reggina o Crimine. Non a caso, circa la funzione strategica di quest’ultimo organismo sovraordinato la Cassazione così si esprime nella Sentenza Crimine:
“Ciò che emerge, in particolare, è che l’organismo sovraordinato ha come compito primario quello della prevenzione e risoluzione di conflitti (fatto assai frequente nei contesti associativi come quello investigato, per pacifica acquisizione storica e giudiziaria) sorti all’interno delle realtà territoriali. Si tratta, pertanto, essenzialmente di un organismo di garanzia, con cessione parziale di sovranità operata dagli esponenti delle famiglie poste a capo dei singoli territori che si riconoscono in tale struttura, per il perseguimento di un obiettivo comune, quello di evitare guerre, come risulta plasticamente nella affermazione (relativa alla estrema fibrillazione collegata alla nomina del nuovo capo locale di Roghudi) di Giuseppe Pelle oggetto di captazione in data 14 marzo 2010: “. La pace è buona per tutti e la guerra
porta sempre alle disgrazie e alla povertà”.
Se questa è la struttura della ’ndrangheta che la pronuncia del processo Crimine restituisce alla storia, l’operazione Mamma Santissima ha posto l’accento sui rapporti “istituzionali” dell’organizzazione.
Una unitarietà ed un verticismo delle cosche reggine funzionale, pertanto, non solo alla composizione dei conflitti ma anche, e soprattutto, utile a perseguire strategie affaristiche complesse, di lungo periodo, che non possono prescindere dalle “relazioni istituzionali”, e per questo tali da richiedere – mutuando alcuni passaggi dell’ordinanza – la costituzione di una “…componente apicale segreta o riservata …chiamata a svolgere funzioni di direzione strategica… caratterizzata da regole speciali … dotata di poteri deliberativi, nell’ambito di una strutturazione di moderna concezione in grado di garantire l’impermeabilità informativa, l’agilità operativa, il proficuo perseguimento degli scopi programmati e la continua interrelazione con gli ulteriori soggetti inseriti nel medesimo contesto criminale,
a questo collegati o contigui…”.
La componente apicale segreta ha permesso, infatti, alla ‘ndrangheta, attraverso la condivisione di comuni obiettivi con la cosiddetta “area grigia”, di poter manovrare ingenti capitali e di praticare una sistematica opera corruttiva, tale da influenzare le scelte amministrative e acquisire consistenti risorse pubbliche.
Illuminante, in proposito, l’analisi fatta dal Procuratore Capo di Reggio Calabria nel corso dell’audizione tenutasi il 13 ottobre 2016 dinanzi alla “Commissione Antimafia”, in relazione alle evidenze raccolte con l’indagine “Mamma Santissima”: “…quando si parla degli invisibili, di questa componente riservata, non è certamente qualcosa di diverso rispetto alla ’ndrangheta, né qualcosa di superiore alla ’ndrangheta, così come la stampa in qualche caso ha riferito. Quando si parla di componente riservata, si parla semplicemente di soggetti che, per il ruolo che rivestono, per l’apporto che danno alla ’ndrangheta, per il versante su cui operano devono essere mantenuti coperti. Sono quei soggetti che operano a livelli altissimi, che hanno rapporti con la politica e con i soggetti esponenziali delle amministrazioni
locali”.
Un fenomeno complesso, la ‘ndrangheta, strettamente correlato alla corruzione. In un recente, interessante studio sono stati analizzati i fattori che caratterizzano la corruzione in Calabria: “La corruzione si compone di diversi aspetti, come la concussione, il favoritismo, etc., a cui si aggiungono le minacce e le intimidazioni a politici, amministratori ed al personale della Pubblica Amministrazione che possono costituire un reato-spia della diffusione delle pratiche di alterazione e distorsione della spesa pubblica.”
E proprio nel corso del semestre, sono diverse le inchieste che confermano quest’analisi. Emblematico il caso dell’operazione “Reghion”, diretta dalla DDA di Reggio Calabria, che ha fatto luce su come le
pratiche corruttive abbiano inciso significativamente sui servizi essenziali per la collettività.
L’inchiesta, oltre a descrivere le dinamiche criminali della provincia di Reggio Calabria, ha infatti dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari”, composto da dirigenti, funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la “macchina amministrativa comunale” nell’interesse della ‘ndrangheta, che riusciva ad orientare, aggirando ed eludendo la normativa antimafia, la concessione di appalti multimilionari, tra i quali il servizio di depurazione e di gestione delle risorse idriche. Tra le persone coinvolte, un dirigente dei Servizi tecnici del Comune di Reggio Calabria.
Quella delle criticità connesse al funzionamento delle strutture tecnico-amministrative degli enti locali è un circostanza sottolineata, a più riprese, anche nel corso delle audizioni che la “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere” ha tenuto nel semestre.
Tra queste, nella seduta n. 161 del 5 luglio è emerso chiaramente come, a Ricadi (VV), gli uffici con maggiore carenza di personale siano l’Ufficio finanziario, l’Ufficio tecnico e il settore urbanistico, uffici cardine per il buon funzionamento dell’Ente.
La Presidente Rosy Bindi non ha, poi, mancato di richiamare l’attenzione – in apertura della seduta n. 164 del 13 luglio 2016 – sull’arresto avvenuto nell’ambito dell’operazione “Reghion” – di cui si dirà ampiamente – di un architetto, già dirigente del settore servizi tecnici del Comune di Reggio Calabria e unico a non essere stato sottoposto alla rotazione degli incarichi.
Nel corso della seduta n. 166 del successivo 26 luglio è emerso, ancora una volta, il cronico problema di una mancanza di funzionari, chiamati spesso ad operare “a scavalco” su più comuni. Di qui l’auspicio della Presidente che “i comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, quando riprendono l’attività dopo le elezioni, debbono essere messi anche in condizioni di poter funzionare, ivi compresa la struttura burocratica”, che è appunto uno dei gangli vitali cui mirano le organizzazioni mafiose, la cui compromissione diventa la leva per infiltrare la Pubblica Amministrazione.
In questo senso, sono state diverse le investigazioni concluse nel semestre che hanno fatto emergere la portata strategica che assumono le commesse pubbliche per la ‘ndrangheta. Si pensi all’operazione “Reale 6” conclusa nell’agosto 2016 dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di diversi esponenti delle cosche PESCE e STRANGIO che, grazie al sostegno elettorale promesso ad alcuni amministratori locali, avrebbero garantito alle imprese di riferimento delle cosche una corsia preferenziale per l’aggiudicazione degli appalti.
O ancora le operazioni “Underground” e “Rent” del successivo mese di ottobre: la prima ha coinvolto imprenditori bergamaschi e calabresi che si erano adoperati per l’acquisizione illecita di subappalti di opere pubbliche, tra le quali la linea ferroviaria che collega i terminal 1 e 2 dell’aeroporto Malpensa; la seconda -correlata alla prima in ragione di una comunanza di indagati – ha coinvolto imprenditori contigui alle cosche COLUCCIO-AQUINO e PIROMALLI-BELLOCCO che si erano inseriti nei lavori per EXPO’ 2015.
È della fine dell’anno, invece, l’indagine “Ecosistema”, che ha fatto luce su come imprenditori sostenuti dalla criminalità organizzata e supportati da funzionari e amministratori pubblici corrotti, avessero condizionato il regolare svolgimento di gare d’appalto in ben tre Comuni del melitese, nel delicato settore della raccolta dei rifiuti urbani.
E sempre nel semestre, nuovi enti locali della Calabria sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose: si tratta del Consiglio Comunale di Tropea (D.P.R. 12.08.2016) e Nicotera (D.P.R. 24.11.2016) della Provincia di Vibo Valentia e Rizziconi (D.P.R. 28.10.2016) della Provincia di Reggio Calabria. Dunque un’organizzazione mafiosa versatile, opportunista, affarista, oggi proiettata all’accumulazione rapida della ricchezza con operatività diversificate, che, conscia di poter manovrare ingenti capitali ed influenzare le scelte amministrative ha molto attenuato, soprattutto fuori dai territori d’elezione, le tradizionali manifestazioni violente di potere per acquisire il predominio militare del territorio. Si assiste, così, ad una strategia di azione basata, specie fuori regione e all’estero, essenzialmente sul “coinvolgimento”, nella sua accezione più deleteria.
Non sono mancate, infatti, conferme circa forme di collaborazione affaristico-criminale tra le cosche, i clan camorristici e le famiglie di cosa nostra. Un “coinvolgimento” che vede partecipi, ancora una volta, le donne con ruoli di spessore. È il caso dell’operazione “Alchemia” del mese di luglio 2016, dove una donna -aggiudicataria, attraverso una propria società di numerose commesse pubbliche – rappresentava l’anello di congiunzione tra la cosca RASO-GULLACE-ALBANESE e la cosca GAGLIOSTRO-PARRELLO. E sempre una donna – in questo caso imprenditrice operante nel settore dell’edilizia e residente in Svizzera – curava, riciclando denaro, gli interessi delle famiglie reggine FACCHINERI di Cittanova e FELICIANO di Oppido Mamertina. Una strategia “avvolgente” che non rinuncia, però, a creare nuovi strutturati insediamenti e a colonizzare aree del territorio prima solo lambite. In Piemonte, ad esempio, proprio nel semestre, è stata scoperta un nuova locale, quella di Santhià (VC), diretta emanazione della cosca RASO-GULLACE-ALBANESE.
In Abruzzo e in Molise, invece, quelli che in passato venivano registrati come segnali di una presenza delle cosche, grazie alle evidenze investigative raccolte nel semestre con l’operazione “Isola Felice” sono diventati tasselli importanti della continua strategia espansionistica della ‘ndrangheta verso regioni – o nazioni – solo all’apparenza meno “appetibili”. Un modus operandi sintetizzato dallo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università Bocconi di Milano e incentrato sull’espansione della criminalità organizzata nell’attività d’impresa: “la ‘ndrangheta ha mostrato capacità di adattamento che le ha consentito di aggredire i territori dell’hinterland milanese, nei quali era presente fin dagli anni settanta, dimostrandosi pronta ad assumere elasticamente forme diverse, adeguate all’ambiente, pur conservando tenaci legami, oltre che familiari, con le basi di origine in Calabria.”
Fonte: Direzione Investigativa Antimafia

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